MOMENTO CURIOSITÀ – NON CI RESTA CHE PIANGERE

16 curiosità su Non ci resta che piangere

“Predicatore: Ricordati che devi morire!
Mario: Sì, sì… no… mo’ me lo segno…”
Non ci resta che piangere (stasera alle 21:00 su Canale 34) è uno dei grandi classici intramontabili più belli e divertenti del cinema italiano. Uscito nel 1984, il film è diretto, scritto e interpretato da due capisaldi del cinema comico come Roberto Benigni e Massimo Troisi (qui potete trovare la nostra recensione del film).

Nonostante alcune incongruenze, la comicità del toscano e quella del napoletano rendono questa pellicola una delle più apprezzate dal grande pubblico. “Non ci resta che” scoprire insieme 16 curiosità che forse non conoscete di quest’opera che non smetterà mai di farci ridere.

1) Un titolo poetico

“A Troisi dicevo “ti leggo una poesia dimmi quale ti piace di più per il titolo”. Arrivato a Non ci resta che piangere mi fermò dicendo “questa mi piace””. In questo modo buffo e scanzonato è nato il titolo di questa pellicola, tratto quindi da una poesia del poeta trecentesco Francesco Petrarca.

La poesia recita così: “Non omnia terre / obruta: vivit amor, vivit dolor; ora negatur / regia conspicere, at flere et meminisse relictum est.” Tradotta in italiano suona così: “Non tutto in terra è stato sepolto: vive l’amor, vive il dolore; ci è negato veder il volto regale, perciò non ci resta che piangere e ricordare.” La scelta del titolo è stata spiegata dallo stesso Benigni nel 2010 in occasione dell’uscita del blu-ray del film.

2) Un successo senza tempo

Non ci resta che piangere è (purtroppo) la prima e unica collaborazione alla regia di Benigni e Troisi. Il film è arrivato nelle sale italiane per la prima volta il 21 dicembre 1984 ed ha riscosso un ottimo successo. E’ stato anche campione d’incassi al botteghino nello stesso anno e in quello successivo con oltre 15 miliardi di vecchie lire di incasso.

Amanda Sandrelli, al suo esordio al cinema, ha sostenuto che Non ci resta che piangere: “rimane l’unico film, rispetto a quelli che recitai immediatamente dopo, di cui vado fiera e che mostro con piacere ai miei figli. È un film che non invecchia mai. Lo paragonerei a Frankenstein Junior per freschezza e perché credo che anche su quel set si divertirono molto a fare la storia del cinema”.

3) Una preparazione infinita

Benigni e Troisi non erano inizialmente molto ispirati e quindi chiesero ai produttori del tempo per scrivere il copione. Dopo un ritiro a Cortina d’Ampezzo, che duro più di un mese, tutto a spese della produzione, chiesero altro tempo per trovare l’idea giusta. Decisero quindi di cambiare paesaggio e dalla montagna passarono al mare. Non ancora convinti, poco dopo si trasferirono in Val d’Orcia.

Alla fine di questa vacanza/ritiro, Benigni e Troisi si presentarono davanti a produttori Mauro Berardi e Ettore Rosboch con soli due appunti. Sopra era scritto che la storia sarebbe stata ambientata nel medioevo e che loro avrebbero fermato Cristoforo Colombo.

4) L’improvvisazione

A causa del ritardo sulla scrittura della sceneggiatura, Non ci resta che piangere è stata una pellicola basata molto sull’improvvisazione. Per questo motivo molte scene vennero poi eliminate in fase di montaggio perché dovettero essere riviste o ripetute, anche a causa delle risate di tutti gli interpreti.
Troisi e Benigni, infatti, erano cosi spontanei e esilaranti da aver creato un film fantastico nonostante sia stato quasi totalmente inventato sul momento.

Un esempio di improvvisazione si può notare nella scena in cui Benigni e Troisi sono a letto nella locanda. Roberto si agita in continuazione perché non trova la posizione e Massimo si mette a ridere prima della sua battuta, cosa che non era prevista.

“Non c’è mai stato un copione, non l’ho mai visto, al massimo c’era una sorta di canovaccio per qualche scena. […] Massimo e Roberto la mattina si ritrovavano in roulotte, scrivevano qualcosa, poi si iniziava a girare” ha ricordato Amanda Sandrelli in un’intervista.

5) “Alt! Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”

La famosissima scena della dogana, in cui l’ufficiale richiede numerose volte il pagamento di “un fiorino!” ai due protagonisti, è ricordata come una delle più divertenti del cinema. Questo spezzone è stato girato numerose volte perché tutti non riuscivano a rimanere seri e ridevano come pazzi. Per questo, alla fine, fu tenuta buona una scena dove i due attori, soprattutto Benigni, ridono a crepapelle.

6) Anacronismi storici

Nel corso del film si possono riscontrare numerosi errori storici. Per esempio, nella scena della locanda, quando entra Astriaha (Iris Peynado), lei si rivolge ai due in spagnolo. Il problema è che usa una forma tipica solo dei sudamericani. Lei infatti dice “Ustedes son espanoles?” che tradotto letteralmente significa “Loro sono spagnoli?” perché in Sudamerica si usa il “loro” invece che il “voi” per le forme plurali. Ma la ragazza doveva essere spagnola perché i due protagonisti erano in Spagna e perché all’epoca in Sudamerica sicuramente non si parlava spagnolo visto che gli europei non erano ancora arrivati.

Un altro errore si trova nella scena finale del treno in cui si vedono chiaramente piante di eucaliptus ed un intero campo di mais. Il primo è una pianta proveniente dall’Australia ed il secondo dalle Americhe, dove Colombo si stava in quel momento dirigendo. Entrambe quindi non potevano essere presenti in Spagna nel 1492.

Un’ulteriore inesattezza storica si può riscontrare nella seconda scena dentro una locanda. Mario (Troisi) e Saverio (Benigni) parlano con una soldatessa spagnola di guardia al confine. Benigni confessa “Signorina, noi siamo ITALIANI…” ma nel 1492 l’Italia non esisteva nemmeno! L’aggettivo italiano non poteva avere alcun senso per le persone dell’epoca.

Infine Leonardo Da Vinci, interpretato da Paolo Bonacelli, nel film viene rappresentato secondo l’iconografia classica. Infatti è ritratto come un signore anziano con capelli e barba bianca. Ma nel 1492 aveva solo quaranta anni!

7) La famosa scena della lettera

La scena in cui i due comici scrivono una lettera a Savonarola per liberare il loro amico Vitellozzo è un capolavoro di improvvisazione. È inoltre un chiaro omaggio alla scena cult del film Totò, Peppino e la malafemmina (1956) in cui Totò e De Filippo scrivono una sconclusionata e divertentissima lettera alla fidanzata del nipote.

Oltre a ciò, in questa scena, sono presenti due errori. Il primo è quando Benigni (Saverio) stacca una penna da un pollo per usarla come penna da scrivere. È però tutta spelacchiata nella parte superiore. Quando l’inquadratura cambia, la penna è perfettamente sana e soprattutto è diventata una normale penna ad inchiostro!
Il secondo invece è di tipo storico: la lettera è indirizzata a Savonarola, il governatore tiranno della città. In realtà, però, Girolamo Savonarola prese il potere a Firenze solamente dopo la cacciata dei Medici, sul finire del 1494, due anni dopo di quando è ambientato il film.

8) Reperti storici

Nel film è presente anche un vero reperto storico. Nel finale, infatti, la locomotiva che appare è uno degli ultimi tre esemplari conservati e funzionanti del Gruppo 400 delle Ferrovie Calabro-Lucane.

9) (This is not) Non ci resta che piangere
Non ci resta che piangere è diventato anche un fumetto! Le fumettiste Cristina Portolano e Silvia Rocchi hanno creato una versione illustrata del film con protagonisti Benigni e Troisi. In realtà, il progetto creato dalle due artiste è una VHS illustrata con immagini ed ha come titolo (This is not) Non ci resta che piangere. Pubblicata da Tinals, l’opera è stata realizzata dalle due autrici, non a caso una campana e l’altra toscana, come proprio i due attori del film.

10) Una versione inedita

Molto probabilmente non tutti sanno che esiste anche una versione inedita di Non ci resta che piangere. Questa trasposizione è molto più lunga e racconta la simpatia nata tra Mario (Troisi) e Astriaha (Iris Peynado). La guerriera ha un ruolo molto più importante e meno marginale rispetto al film originale.
Questa versione, della durata di ben 2 ore e 24 minuti, è stata trasmessa solo una volta molti anni fa dall’ormai defunta Telemontecarlo.

11) Il romanzo Non ci resta che piangere

Solitamente si parte da grandi successi letterari e successivamente si decide di fare la versione cinematografica. In questo caso è avvenuto proprio l’opposto. Dopo l’uscita del film Non ci resta che piangere, è nato un libro omonimo scritto da Benigni e Troisi che si basa sulla sceneggiatura del film. Il romanzo, uscito nello stesso anno, è stato poi ripubblicato da Mondadori nel 1994, l’anno in cui è morto Massimo Troisi.
Una delle poche differenze rispetto al film riguarda il finale: Saverio svela all’amico Mario di sapere come tornare nel XX secolo. Glielo rivelerà però solo dopo che lui avrà accettato di poter sposare sua sorella. Tutto questo può far pensare che in realtà il viaggio nel tempo sia stato organizzato proprio da Saverio per convincere l’amico.

12) Yesterday

La canzone Yesterday dei Beatles cantata da Mario alla giovane Pia ha dei retroscena inaspettati. Amanda Sandrelli, che interpretava Pia, ha dichiarato infatti: “Massimo mi disse che avrebbe canticchiato qualche brano, ma non mi disse quali. Poi all’improvviso se ne viene fuori con Yesterday. E finché lo cita mi trattengo. Ma appena dice “bom bom” scoppiammo tutti a ridere per diversi minuti”.

La serenata è stata frutto di un’altra improvvisazione di Troisi. Il produttore Berardi ha poi affermato che, anche se solo appena accennata, questa citazione è costata alla produzione 70 milioni lire in diritti d’autore (chissà allora quanto avranno pagato gli autori di Yesterday, l’ultimo film di Danny Boyle).

Inoltre, la famosissima canzone del quartetto di Liverpool, è stata canticchiata anche dall’attuale ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi di Maio. Volendo imitare ed omaggiare la mitica interpretazione di Troisi nel film, Di Maio ha “cantato” Yesterday con il karaoke reporter Dejan Cetnikovic, che è riuscito ad avvicinare il leader del Movimento 5 Stelle.

13) Personaggi

Nella pellicola, uno dei fratelli di Vitellozzo si chiama Remigio… che è anche il secondo nome di Roberto Benigni!
Inoltre, vista l’enorme quantità di girato, alcune scene sono state purtroppo tagliate. Tra queste era presente una sequenza in cui compariva Savonarola in persona. Il personaggio era stato interpretato dall’attore Marco Messeri, grande amico dei due comici.

14) Le location

Le riprese del film si sono svolte tutte in Italia. La maggior parte di esse sono state girate nel Lazio e a Cinecittà. Per la scena iniziale del passaggio a livello è stata utilizzata la cittadina di Capranica in provincia di Viterbo.

Il famoso lago di Bracciano è teatro invece della scena in cui i protagonisti si rifugiano sotto un albero quando un fulmine innescherà il processo che li condurrà nel 1492. La famosa scena del fiorino è stata girata presso il Castello di Rota a Tolfa. La spiaggia da cui parte Colombo è invece girata nella bellissima Cala di Forno, nella Maremma Toscana.

Il Parco archeologico e naturalistico di Vulci fa da sfondo alla scena in cui Leonardo da Vinci effettua gli esperimenti. Il lago Pellicone, all’interno del parco, ha ospitato anche alcune scene di un altro capolavoro della comicità italiana come Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo.

15) La profonda amicizia tra Benigni e Troisi

Roberto Benigni e Massimo Troisi erano legati da una bellissima e profonda amicizia. Questo traspare anche in questa fantastica pellicola.
In un’intervista del 2011, Benigni ha raccontato il senso del film spiegando che era strettamente collegato al rapporto che lo univa a Massimo.

Infatti era “un film nato da quel sentimento che è così uguale e così distante dall’amore che è l’amicizia.. nato proprio dal fatto che siamo invincibili, quando c’è questa armatura fragilissima, trasparente dell’amicizia, del volere costruire insieme una cosa. Eravamo allegri e ognuno poi si appoggiava sull’altro”.

Roberto inoltre ha sostenuto, con molta malinconia, che “tra noi era nata un’amicizia incondizionata, come quando nasce un amore. Il nostro rapporto era fondato sulla gioia, la purezza e l’allegria. Massimo se n’è andato troppo presto. Era un autore vero”.

16) Possiamo chiamarlo remake?

Il 10 gennaio del 2019 è uscito un film dal titolo Non ci resta che il crimine. Vi ricorda qualcosa? Il regista Massimiliano Bruno ha deciso di prendere spunto proprio dal capolavoro del ‘84 di Troisi e Benigni per il suo nuovo film.

La storia ha come protagonisti un gruppo di tre amici, interpretati da Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi. I tre gestiscono un tour guidato alla ricerca dei luoghi di Roma legati alle vicende della banda della Magliana. In un cunicolo trovano però un passaggio spazio/temporale e improvvisamente vengono catapultati nel 1982. Qui incontrano anche alcuni membri della banda criminale, tra cui il famoso Renatino, interpretato da Edoardo Leo.

In conclusione, Non ci resta che piangere è un film semplice ma profondo al tempo stesso. Un film che ci lascia con quel senso di malinconia e dolcezza tipica della comicità di Troisi che si fonde con il geniale umorismo di Benigni. Tutto ciò rende unica questa pellicola che non potremmo mai dimenticare neanche volendo.

(Fonte https://www.lascimmiapensa.com/2019/12/23/non-ci-resta-che-piangere-curiosita/?amp=1)