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STORNELLI ROMANI – I CANTI POPOLARI DELLE OSTERIE

L’ARTE DEL CANTO A “STORNO”

I famosi stornelli romani hanno delle origini molto antiche, rappresentano un particolare tipo di poesiapopolare cantata che nasce proprio dall’improvvisazione.

Sono dei versi spontanei dietro cui si cela una grande abilità perché le strofe seguono una certa struttura rimata: solitamente sono composte da frasi brevi ed immediate che comprendono un verso quinario e due endecasillabi.

Il termine stornello, deriva propriamente dal canto a storno (uccello), spesso anche senza accompagnamento musicale, che rimbalza la voce da un luogo all’altro: la peculiarità che più di ogni altra contraddistingue queste particolari “canzoni romane”.

Non vi è nulla di studiato in tale arte. Ogni vocalismo deriva direttamente dall’estro di un istante da raccontare e cogliere con maestria: ciò rende unici gli stornelli con genuina  autenticità!

Proprio per la loro immediatezza, per molto tempo non gli venne attribuito alcun valore artistico e culturale, più che altro venivano considerati a guisa di “sfottò” o come sfogo malinconico legato ad una vita popolare.

Nel tempo gli stornelli iniziarono a tramandarsi e a farsi voce di venditori e cantori di strada che giravano per le vie di Roma intonando le loro strofe, fino ad arrivare ad allietare le serate delle osterie.

Gli argomenti principali affrontati negli stornelli riguardano l’amore e la satira. Nella tradizione venivano cantati, celando una sorta di presa in giro, dalle donne popolane da balcone a balcone o in modo nostalgico e drammatico dai carcerati di Regina Coeli.

Lo spirito di originalità legato alla vita quotidiana lentamente si iniziò ad apprezzare  e vari studiosi, musicisti e cantautori cominciarono a ricercarli, a trascriverli, riadattando e traducendo in versi le scene popolari che le strade e i quartieri di Roma offrivano.

Gli stornelli romani rappresentano una parentesi vivace della vita popolare romana e ancora oggi è possibile ascoltarli in alcuni tipici locali romani che, facendo un tuffo nelle tradizioni del passato, riescono a restituire ai visitatori e ai cittadini la calda e vivace atmosfera popolare romana.

 

Canti Popolari – Osterie

 

Osteria numero zero

vedo un prete tutto nero

che con mille contorsioni

suona il piano coi coglioni.

 

Osteria numero uno

al casino non c’e’ nessuno

ci sono solo preti e frati

che si inculano beati.

 

 

Osteria numero due

le mie gambe fra le tue

le tue gambe fra le mie

fanno mille porcherie.

 

Osteria numero tre

la peppina fa il caffe’

fa il caffe’ una volta al mese

con le pezze del marchese.

 

Osteria numero quattro

la Peppina ha rotto il piatto

e per non farlo piu’ vedere

se lo ficca nel sedere.

 

Osteria numero quattro

la marchesa aveva un gatto

con la coda del felino

si faceva un ditalino.

 

Osteria numero cinque

c’e’ chi perde e c’e’ chi vince

ma chi perde caso strano

se lo trova dentro l’ano.

 

Osteria numero sei

e’ il casino degli ebrei

ma glie ebrei son porcaccioni

ficcan dentro anche i coglioni.

 

Osteria numero sette

il salame piace a fette

ma alle donne caso strano

il salame piace sano.

 

Osteria numero otto

la marchesa fa il risotto

fa il risotto ben condito

con lo sperma del marito.

 

Osteria numero otto

***** in mano e culo rotto

culo rotto e ***** in mano

per inculare il Vaticano.

 

Osteria numero nove

il mio ***** fa le prove

fa le prove contro il muro

per vedere quanto e’ duro.

 

Osteria numero nove

la marchesa fa le prove

fa le prove col prosciutto

per veder se c’entra tutto.

 

Osteria numero dieci

se hai fame mangia i ceci

per la fica e per il culo

troverai sempre un padulo.

 

Osteria numero dieci

il sacrista fa le veci

fa le veci al cappellano

e lo prende dento l’ano.

 

Osteria numero venti

se la fica avesse i denti

quanti cazzi all’ospedale

quante fiche in tribunale.

 

Osteria numero trenta

chi ha il culo non si penta

oggigiorno caso strano

va di moda il deretano.

 

Osteria numero cento

se la fica andasse a vento

quanti cazzi in alto mare

si vedrebbero navigare.

 

Osteria numero cento

piu’ tu spingi piu’ va dentro

ma se spingi oltremisura

poi ti nasce una creatura.

 

Osteria numero cento

il mio ***** e’ di cemento

di cemento bene armato

quando e’ dentro fa il selciato.

 

Osteria numero mille

il mio ***** fa scintille

fa scintille sulla legna

figuriamoci sulla fregna.

 

Osteria numero mille

il mio ***** fa scintille

fa scintille nella notte

per veder le dotte biotte.

 

Osteria numero enne

il mio ***** ha due antenne

quando inculo il sagrestano

sento radio Vaticano.

 

Osteria del cimitero

e’ successo un fatto vero

due cadaveri putrefatti

si inculavano come matti.

 

Osteria del Vaticano

e’ successo un fatto strano

c’era il Papa con gli occhiali

inculava i cardinali.

 

Osteria dell’antinferno

s’e’ incazzato il padreterno

perche’ il suo divin figliolo

e’ tornato con lo scolo.

 

Osteria del Paradiso

c’era Dante con sorriso

Beatrice, la sua donna,

gli e’ tornata senza gonna.

 

Osteria del Paradiso

e’ successo un fatto inviso

Gesu’ cristo coi cerchietti

inculava gli angioletti.

 

Osteria dove si spera

anche Petrarca aspetta e spera

donna Laura, sua moglie

gli e’ tornata con le doglie.

 

Osteria della stratosfera

si e’ scoperto cosa c’era

nello Sputnik la cagnetta

si sparava una pugnetta.

 

Osteria dell’invertito

qui non metto proprio il dito

non vorrei che il suo strumento

mi mirasse proprio al centro.

 

Osteria della mignotta

non vogliamo una bigotta

la vogliamo emancipata

e per giunta gia’ sbiottata.

 

Osteria della Minerva

tutta casta si conserva

ma con il giallo, il blu e il rosso

fan casino a piu’ non posso.

 

Osteria del vescovado

la di certo non ci vado

non e’ posto da goliarda

perche’ manca la bernarda.

 

Osteria del Gallo d’Oro

e’ uno stronzo chi fa il coro

Osteria del Gallo Fritto

e’ uno stronzo chi sta zitto.

 

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