AYRTON SENNA – CURIOSITA’ 951 views - 21 Marzo 2021 – Pubblicato in: Biografie

Piccole curiosità che (forse) non sapevate di Ayrton Senna

Il 3 maggio del 1994, esattamente 22 anni fa, fu un giorno tristissimo per il Brasile. Ayrton Senna era morto due giorni prima durante il GP di Imola, nel purtroppo famoso schianto al Tamburello.
Terminate le pratiche legali, la salma del “Magico” venne riportata in Brasile, dove un corteo di due milioni di persone piangenti si erano riversate per le strade di San Paolo, con il solo scopo di dare l’ultimo, struggente saluto al suo grande eroe.
Il governo brasiliano, nel frattempo, aveva dichiarato tre giorni di lutto nazionale ed aveva allestito la chiesa per i funerali di stato, a cui parteciparono quasi tutti i membri della “famiglia” della formula 1.
Ora, non staremo qui a ricordare la carriera di quello che è il più grande pilota di tutti i tempi: sarebbe troppo ovvio e scontato.
Quello che faremo è invece raccontare alcune curiosità che riguardavano la sua carriera e la sua vita provata, cose che probabilmente non concoscevate.
Prima, però, una riflessione su una figura che è andata ben oltre il fatto sportivo, diventando un vero e proprio mito.
Senna personaggio, Senna campione
Nella sua carriera in F1, Senna ha vinto tre titoli mondiali (1988, 1990, 1991), ha ottenuto 41 vittorie, 65 pole position, 19 giri veloci, 614 punti (610 se contiamo anche gli scarti).
Numeri importanti, certo, ma semplicemente numeri, che descrivono solo in parte la grandezza di un pilota che ha saputo attirare generazioni di persone, appassionate e non.
Senna, infatti, era il pilota di F1 per eccellenza, un eroe che regalava gioie ed emozioni, disposto a qualunque rischio pur di ottenere il massimo risultato, “programmato per vincere”, come si definiva lui stesso.
Non conosceva la parola arrendersi: nessun tentativo era vano pur di vincere. La sua guida aggressiva piaceva al pubblico per le emozioni che regalava (lui stesso diceva di vivere di emozioni), molto meno agli avversari, che non sempre lo amavano.
Non ha mai barato, giocava pulito. Meticoloso nella messa a punto, era molto esigente con se stesso, a tal punto da sfiorare la mania della perfezione.
Il suo essere personaggio non stava nel fare pagliacciate da rapper di terza categoria, come fa oggi Lewis Hamilton, ma nell’essere se stesso, una persona dolce e gentile, sempre dedita al prossimo, ma anche diffidente e riservata.
Una diffidenza che lo ha spesso portato a credere di essere vittima di una grande cospirazione: come dimenticare l’episodio di Suzuka del 1989, quando Ayrton accusò l’allora presidente federale Jean Marie Balsetre, pace all’anima sua, di aver complottato per rubargli il mondiale, regalandolo all’arcinemico Alain Prost.
Quella squalifica per uno stupido taglio di chicane fu uno smacco per Ayrton, che non dimenticò mai l’affronto. Probabilmente aveva ragione, ma ci rimuginò così tanto che aveva fatto in modo di nascondere il suo bel sorriso, cammuffandolo in un’espressione seria e corrucciata. Era un vivace improvvisatore: gli piaceva da matti uscire all’ultimo momento per fare una pole, oppure una vittoria in volata, come fu contro Mansell a Jerez nel 1986.
Non amava fare beneficenza alla luce del sole, non voleva trasformarsi in un samaritano mediatico che finge di aiutare il prossimo solo perché la deduce dalle tasse. Insomma, non voleva assomgliare a quei campioni del mondo di ipocrisia che sono oggi gli attori hollywoodiani.
La F1, diceva spesso, era tutta la sua vita: era parte del suo essere, a tal punto da sacrificare l’amore per seguire questa parte di se. Si potrebbe quasi dire che fosse sposato con il suo lavoro!
Talento naturale, come ce ne sono stati pochi al mondo, era dotato di una precisione di guida assoluta, una sensibilità che gli permetteva di andare forte in qualunque condizione, asciutto o bagnato, sua grande specialità.
Tutte doti che gli erano naturali, ma anche frutto di una dedizione totale alla causa che lo rendeva esemplare per le giovani generazioni. Altro suo tratto distintivo era la sua fede, che lo accompagnava in ogni dove.
A Suzuka, nel 1988, Senna stava affrontando l’ultimo giro, quello che gli avrebbe consegnato il primo mondiale. Lui stesso raccontò nel post gara di aver visto Dio durante quel giro, come se l’Altissimo fosse sceso un attimo sulla Terra per congratularsi con il suo figliuolo.
La sua fede però non era un cieco misticismo, come sostenevano i suoi detrattori: era un modo come un altro per esprimere la sua sensibilità, la sensibilità di un uomo che ha sempre pensato al benessere del vicino più che al suo. Questa è una delle tante cose che renderanno Ayrton Senna immortale.
Ma ora veniamo a noi: eccovi alcune chicche sulla vita e sulle opere del più grande di sempre.
Aneddoti e curiosità

  • Quando era ragazzino, Ayrton Senna era soprannominato “Beco”: questo soprannome veniva spesso adottato da amici e familiari quando Ayrton era adulto.
  • Senna imparò a guidare sul bagnato dopo che un suo amico lo aveva umiliato in una gara di kart, svoltasi proprio sotto la pioggia. Senna si arrabbiò così tanto che, non appena pioveva, andava al kartodromo ad allenarsi. Questo gli permise di diventare il mago della pioggia che tutti conosciamo.
  • Senna era solito leggere un passo della Bibbia la mattina prima di gareggiare. La sorella Vivane raccontò una volta che, la mattina prima del suo incidente ad Imola, Ayrton lesse un passo in cui si diceva che, quel giorno, avrebbe ricevuto da Dio il dono più grande, ossia Dio stesso.
  • L’idea della fondazione che porta il suo nome (Instituto Ayrton Senna) venne allo stesso Senna un paio di mesi prima della sua morte, parlando con Viviane della sua voglia di passare da donazioni spontanee ad un progetto più strutturato. Dopo il decesso di Ayrton, Vivane portò avanti il progetto, che portò alla fondazione dell’istituto, nel novembre del 1994.
  • Senna è stato vicinissimo a passare alla Ferrari. Nel 1990, infatti, aveva iniziato a parlare con l’allora ds della Rossa Cesare Fiorio (si dice che avesse addirittura firmato un precontratto). Fiorio venne licenziato l’anno dopo, e la trattativa non fu portata avanti. Ci riprovò Jean Todt nel 1993, con l’obiettivo di portare il paulista in squadra entro il 1995. Non fece mai in tempo.
  • In un’intervista, Milton Da Silva, padre di Ayrton, raccontò del desiderio del figlio di correre almeno una stagione con la Minardi, a titolo gratuito. I motivi erano la grande stima che Ayrton nutriva per Giancarlo Minardi, e nella voglia di contribuire allo sviluppo della sua vettura.
  • Bernie Ecclestone era un amico di Ayrton Senna, tuttavia non fu ammesso al suo funerale, in quanto aveva litigato con il fratello Leonardo, che lo accusava di non aver fermato la corsa dopo l’incidente. Lo stesso Ecclestone, vent’anni dopo, disse durante il GP del Brasile che la morte di Senna “fu un bene“, suscitando, giustamente, l’ira dei tifosi brasiliani. Bell’amico che sei, Bernie.
  • Al funerale di Senna parteciparono moltissimi tra piloti, ex piloti ed addetti ai lavori del circus. Mancarono all’appello l’allora presidente FIA Max Mosley, il quale preferì assistere al funerale di Roland Ratzenberger, morto il giorno prima di Senna, ed il medico FIA Sid Watkins e l’ex tecnico McLaren Jo Ramirez, troppo sconvolti dalla perdita del loro amico.
  • Senna e Berger, si sa, erano grandi amici, ed erano soliti farsi scherzi a vicenda. Una volta, per vendicarsi di un brutto tiro di Gerhard, Ayrton, con l’aiuto di Mauricio Gugelmin, riempirono i mocassini del driver austriaco di schiuma da barba, proprio mentre si stava preparando per una serata di gala. Berger fu così costretto a presentarsi alla serata…con le scarpe da tennis!
  • Suo nipote, Bruno Senna, dovette interrompere la sua attività di pilota dopo la morte dello zio, per un’esplicita richiesta della madre, Viviane. Bruno, poi, riprese nel 2004, arrivando a correre due stagioni in F1 tra il 2010 ed il 2012. Oggi Bruno corre nel WEC, e la sua parte manageriale è gestita dalla sorella, Bianca.
  • La salma di Senna venne riportata in Brasile su un McDonnel-Douglas DC11 della VARIG, ma la bara non fu sistemata nella stiva, bensì nella cabina, per esplicita richiesta di Neide Senna, madre di Ayrton. In un compartimento appositamente modificato, attraverso la rimozione di alcuni sedili, la bara venne “scortata” dal fratello Leonardo, e dai giornalisti Galvao Bueno (che mediò con la VARIG per conto di Neide Senna) e Livio Oricchio.
  • La frase incisa sulla lapide della tomba di Senna, nel cimitero di Morumbi, è un passo della Bibbia (“Nada pode me separar do amor de Deus“, “Niente mi può separare dall’amore di Dio”, Lettera ai Romani 8:38–39).
  • Senna era appassionato di aeromodellismo, e lo praticava ogni volta che ritornava in Brasile. Queste abilità da aviatore “in miniatura”, gli valsero un giro da passeggero su un Dassault Mirage III della Força Aérea Brasileira, più il titolo di “pilota da caccia onorario”.
  • Nel 1997 Frank Williams, Patrick Head e Adrian Newey furono rinviati a giudizio dal tribunale di Bologna per omicidio colposo, in seguito all’incidente mortale di Ayrton: ha inizio il “processo Senna”. Il procedimento si concluse nel 2005, quando la Corte di Cassazione sancì che la causa dell’incidente fu la rottura del piantone dello sterzo, un componente che, si legge nella sentenza, era “mal progettato e mal modificato“. Per i tre imputati, però, venne dichiarato il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione.
  • Senna era molto amato in Giappone, in quanto aveva vinto i suoi tre titoli mondiali con un costruttore locale, la Honda. I nipponici lo amavano (e lo amano ancora) a tal punto da mitizzarlo: quando morì, infatti, le sue monoposto esposte al museo della Honda vennero ricoperte di corone di fiori.
  • Senna, insieme a Bobby Rahal, contribuì allo sviluppo del telaio e delle sospensioni della prima generazione della Honda NSX. Inoltre, Ayrton, tramite la sua azienda, la Senna Imports, importò i primi modelli Audi in Brasile, permettendo alla casa di Inglostadt di entrare nel più importante mercato sudamericano.
  • Senna viene citato in diverse canzoni: nel 1996, Lucio Dalla gli dedicò “Ayrton”, seguita da “ADS (Ayrton Da Silva)” del gruppo rock SHW. Il pilota brasiliano viene anche citato in “Marmellata #25”, di Cesare Cremonini.
  • La Ducati nel 1994 gli dedicò una versione speciale della sua 916, chiamata appunto “Senna”. Nel 2002, la MV Agusta fece lo stesso con la sua F4. Il motivo è semplice: Claudio Castiglioni, proprietario di Ducati in quell’epoca, così come di MV, era un grande ammiratore dell’asso brasiliano.
  • Senna ebbe diverse relazioni sentimentali. Nel 1981, appena 21enne, sposò la sua compagna dei tempi della scuola, Lilian de Vasconcelos Souza. Il matrimonio durò solo 8 mesi, in quanto Lilian non sopportava la vita da vagabondo che il mestiere di pilota imponeva. Per questo divorzio in “tenera età”, venne criticato dai soliti perbenisti, e da Nelson Piquet, che lo accusava di avere gusti sessuali strani. in risposta al carioca, Senna dichiarò in un’intervista a “Playboy” che perse la verginità a 13 anni, e che aveva avuto una storia con la moglie di Nelson. Tornando alle sue relazioni, Senna ha avuto un’intensa storia d’amore con la soubrette Maria da Graça “Xuxa” Meneghel, durata però solo un paio di anni. Tra i suoi flirt, citiamo quello con l’attrice statunitense Carol Alt e quello con la modella Adriane Galitseu, sua ultima fiamma prima della morte.
  • Nel 1994, la ex modella Edilaine de Barros dichiarò che sua figlia Victoria era nata da una sua relazione con Senna (che a suo dire sarebbe avvenuta tra il 1992 ed il 1994), e che questi l’avrebbe abbandonata dopo la nascita della bambina. Ne seguirono una causa legale alla famiglia del campione scomparso, ed un test del DNA, il quale accertò che Ayrton non era affatto il padre della piccola Victoria. Insomma, questa Edilaine aveva raccontato un sacco di cazzate.
  • Dopo la sua morte, il circuito di Imola ha eretto una statua in sua memoria, ubicata nei pressi della curva delle Acque Minerali.
  • Sulle Williams, dopo il 1994, compare il logo “Senna” con la “S” stilizzata, solitamente ubicato sul musetto. Frank Williams si dice che abbia un poster dell’asso brasiliano appeso sul suo ufficio.
  • La nazionale di calcio brasiliana dedicò a Senna la vittoria del mondiale del 1994, vinto negli USA contro l’Italia di Arrigo Sacchi, con tanto di striscione dedicato (“accelleriamo insieme”, si leggeva). Ancora oggi, molti brasiliani credono che il celebre rigore sbagliato da Roberto Baggio fosse frutto di un “intervento” divino dello spirito di Ayrton.
  • Tra il 1993 ed il 1994, Senna creò una collana di fumetti per bambini, “Senninha”. Il personaggio principale, Senninha appunto, era un ragazzino pilota che vinceva le gare ed insegnava valori positivi. Tale fumetto aveva fini educativi, ed era strumentale alla soluzione del problema dell’istruzione infantile, una delle piaghe sociali del Brasile.
  • Senna era di origine napoletana, da parte di madre.

 

(Fonte Web)