Great Resignation e Great Regret 7 Novembre 2023 – Posted in: Parole, Parole del Lavoro, Parole Straniere – Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Le Nuove parole del Mercato del Lavoro: Great Resignation e Great Regret

Il mondo del lavoro sta subendo una profonda rivoluzione, che si sta manifestando attraverso nuovi fenomeni e terminologie. In un’epoca in cui i social network sono diventati centrali per la diffusione di notizie e tendenze, il mercato del lavoro non fa eccezione.

Gruppi tematici su LinkedIn e Facebook, imprenditori che comunicano le scelte della propria azienda sui social e lavoratori che commentano e condividono opinioni sono solo alcuni esempi di come i social network stanno influenzando il mercato del lavoro.

Uno dei fenomeni più recenti è il “Quiet Quitting“, che ha ottenuto notorietà su TikTok e ha spinto alla riflessione sull’equilibrio tra vita lavorativa e personale.

Questo fenomeno rappresenta la necessità di riprendere il controllo del proprio tempo e dedicare al lavoro solo il necessario. Inoltre, il Quiet Quitting riflette un cambiamento di mentalità legato alla pandemia e alle nuove generazioni.

La “Generazione YOLO” (You Only Live Once), ad esempio, cerca un equilibrio tra lavoro e vita personale. Questa generazione rifiuta l’idea di sacrificare la propria vita privata per la carriera e sottolinea l’importanza del benessere e del work-life balance.

Liberarsi dalle catene del lavoro e abbracciare una vita piena di passione e libertà. È questo il messaggio che emerge dal profondo di un articolo che sfida i paradigmi della società. Se lavori dalle 9 alle 17, non sono solo otto ore, ma un’intera vita che viene condizionata. Negli Stati Uniti, l’etichetta impone di non parlare di lavoro al di fuori dell’orario di servizio, un invito a staccare la spina. La “scia lavorativa” ci consuma, rubandoci tempo prezioso. È tempo di riscoprire il bilanciamento tra lavoro e vita privata, sfidando l’idea che più si lavora, più si è degni di rispetto. Rompiamo le catene imposte dalla società e godiamoci la vita, perché nessuno dovrebbe essere schiavo di qualcun altro per più di cinque ore al giorno”.

Altri fenomeni, come la “Great Resignation” (Grandi Dimissioni) o all’americana “Big Quit” (Grande Abbandono), vedono molti lavoratori decidere di dimettersi per cercare un ambiente lavorativo migliore.

Inoltre, il concetto di ESG (Environmental (ambiente), Social (società) e Governance) che fa riferimento a un insieme specifico di criteri come l’impegno ambientale, il rispetto dei valori aziendali e se un’azienda agisce con accuratezza e trasparenza o meno sta diventando sempre più importante.

Infine, il vocabolario del mercato del lavoro si sta arricchendo di nuovi termini, come soft skills, smart working, home working, reskilling, upskilling, hustle culture, che riflettono i cambiamenti in corso.

In sintesi, si sta vivendo una vera rivoluzione nel mondo del lavoro, con una maggiore attenzione al benessere dei lavoratori e alla qualità della vita.

Le due Parole Principali del Mercato del Lavoro di oggi:

Great Resignation

La Great Resignation è un fenomeno che sta interessando molte persone in tutto il mondo, spingendole a lasciare il proprio lavoro per cercare nuove opportunità o per migliorare la propria situazione lavorativa.

In Italia, questo fenomeno sta prendendo sempre più piede, con oltre il 50% dei lavoratori che sta cercando un nuovo lavoro o che ha intenzione di farlo.

Secondo le indagini condotte da Randstad, il Workmonitor e l’Employer Brand Research, le motivazioni alla base di questa tendenza sono molteplici.

Tra le principali cause di insoddisfazione ci sono l’incapacità del datore di lavoro di soddisfare le ambizioni professionali dei dipendenti, la mancanza di flessibilità e la mancanza di corrispondenza tra i valori personali e quelli dell’azienda.

“In particolare, sono i giovani della generazione Z a guidare questo cambiamento, poiché sempre più spesso preferiscono anteporre la propria felicità personale alla sfera lavorativa.” (“Great resignation: che cos’è e quali sono i numeri in Italia – Randstad”)

Il Randstad Workmonitor ha scoperto che il 29% dei lavoratori italiani sta attivamente cercando un nuovo lavoro, con la percentuale più alta tra coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni.

L’impatto della Great Resignation si fa sentire sulle aziende, che devono affrontare conseguenze come un maggior carico di lavoro e demotivazione.

Per cercare di trattenere i dipendenti, le aziende stanno prendendo misure come programmi di formazione e sviluppo e maggiore attenzione alle relazioni interne.

Tuttavia, queste azioni non sono sempre state percepite come efficaci dai dipendenti. A tal proposito, le aziende devono fare uno sforzo maggiore per comprendere le esigenze dei propri dipendenti e per creare un ambiente di lavoro che sia in grado di soddisfare le loro aspettative.

Nella ricerca HR Trends & Salary Survey, la flessibilità emerge come la principale risposta quando si parla di benessere lavorativo.

Ciò si traduce in elementi come:

  • ll lavoro da remoto
  • Permessi agevolati
  • Part-time per neogenitori
  • Eliminazione della timbratura
  • Orari/pranzi flessibili

Per contrastare il fenomeno della Great Resignation, è anche importante far sentire i dipendenti valorizzati e supportare le loro ambizioni di crescita professionale.

Il 45% dei lavoratori desidera avere la possibilità di confrontarsi con un career coach per esaminare come far progredire la propria carriera nell’attuale lavoro o, nel 35% dei casi, per pianificare il proprio futuro professionale.

In generale, è essenziale considerare la Great Resignation non come un problema, bensì come un’opportunità per trasformare in meglio i paradigmi aziendali, creando ambienti di lavoro piacevoli caratterizzati da valori e obiettivi condivisi.

Marco Ceresa, Group CEO di Randstad, sottolinea che sarà:

“una grande sfida per le aziende, che, in un contesto di carenza di talenti, devono ripensare il loro approccio per attrarre e trattenere il personale”.

In conclusione, la Great Resignation rappresenta una sfida importante per le aziende, che devono trovare modi per trattenere i propri dipendenti e per creare un ambiente di lavoro che sia in grado di soddisfare le loro esigenze.

Allo stesso tempo, i lavoratori devono essere pronti a valutare attentamente le proprie opzioni e a cercare nuove opportunità che possano offrire loro maggiori possibilità di crescita e realizzazione professionale.

Great Regret

Negli ultimi anni, sempre più lavoratori italiani hanno deciso di cambiare lavoro o sono stati coinvolti in processi di colloqui, ma una ricerca condotta dall’Osservatorio Hr Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano ha rivelato che il 41% di loro si pente già di aver preso questa decisione.

Martina Mauri, direttrice dell’Osservatorio, ha approfondito le motivazioni di questa situazione.

Secondo la ricerca, coloro che maggiormente si pentono di aver lasciato il lavoro sono uomini di oltre 50 anni residenti al Sud o nelle isole.

Le ragioni di questo pentimento sono legate alla difficoltà di trovare un nuovo impiego dopo aver lasciato il precedente senza un’offerta concreta e alla rivalutazione positiva del vecchio lavoro una volta usciti da esso.

La tendenza alla “Great Regret”, il grande pentimento, sembra essere una conseguenza della “Great Resignation”, le dimissioni di massa che si sono verificate dopo la pandemia.

La ricerca ha evidenziato che quasi la metà dei lavoratori intervistati ha cambiato lavoro o è in fase di colloqui, ma il 41% di loro vorrebbe tornare indietro.

Le motivazioni di questo pentimento variano e non esiste una causa unica. Tuttavia, il malessere profondo legato al lavoro è emerso come fattore comune.

Le persone non sono soddisfatte della propria situazione lavorativa e questo disagio non è necessariamente legato all’azienda precedente, ma piuttosto al sistema nel suo insieme.

La ricerca ha anche rilevato che coloro che cercavano maggiore flessibilità in termini di luogo o orario di lavoro erano più propensi a pentirsi della loro decisione, poiché non hanno trovato ciò che cercavano nei nuovi ruoli.

Chi sono i responsabili delle dimissioni?

Il vero responsabile è il modello organizzativo. I vertici dei dipartimenti delle risorse umane non decidono da soli. Il cambiamento deve partire dall’alto, dal top management. I modelli auspicabili sono chiamati agile organization e teal organization.

Si tratta di modelli non verticali, dove si lavora per team, in maniera autonoma, per obiettivi e con flessibilità. Inoltre, bisogna dare più fiducia ai lavoratori. Il top management, purtroppo, spesso non si fida del dipendente che lavora in remoto.

E il controllo non dovrebbe essere sulla persona, ma sul lavoro che viene fatto. (“Great Regret, il grande pentimento dopo le dimissioni dal lavoro”)

La conclusione dello studio suggerisce che le aziende dovrebbero adottare modelli e culture manageriali differenti per evitare la “Great Resignation”.

Invece di offrire solo salari più alti o politiche flessibili, le aziende dovrebbero concentrarsi sulla creazione di un ambiente di lavoro autonomo, orientato al lavoro di squadra e basato su obiettivi condivisi.

La fiducia e l’empowerment dei dipendenti da parte della dirigenza sono fondamentali. Il “Great Regret” non è solo un fenomeno temporaneo, ma indica un problema più profondo nel mercato del lavoro che richiede un’attenzione adeguata.

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The Great Resignation: Why Millions are Leaving Their Jobs and Who Will Win the Battle for Talent