AUTOMOBILE – I MAGNIFICI 8 IMPRENDITORI GIAPPONESI

I MAGNIFICI 8

Sapevi che l’ideogramma cinese che indica la parola “crisi” è composto dal carattere wei, che significa “pericolo” e dal carattere ji, che indica “opportunità”?

I saggi antichi Cinesi lo avevano capito: dietro ogni problema si nasconde un’opportunità per crescere e migliorarsi.

Oggi esploriamo il mondo dei motori approfondendo la biografia di alcuni uomini che hanno trasformato per sempre l’industria delle quattro e delle due ruote.

Alcuni partendo dal niente hanno costruito imperi e percorso i propri sogni a caccia di grandi opportunità. La storia di questi, definiti i magnifici 8, ne è un bellissimo esempio. Ve la racconto.

Kiichiro Toyoda

(11 giugno 1894, Shizuoka – 27 marzo 1952, Toyota)

I lavoratori sono il tesoro della fabbrica. Sono importanti per me“. (cit. Kichiro Toyoda)

Fu l’uomo che trasformò un’azienda specializzata in macchinari tessili in una Casa automobilistica.È uno degli imprenditori giapponesi più conosciuti e famosi al mondo. Conosciuto per essere stato l’uomo che ha dato avvio e slancio alla rivoluzione industriale dell’intero Giappone.

Il padre Sakichi è il fondatore della Toyota Automatic Loom, società creata solo quattro anni prima dedicata alla produzione di telai per la tessitura. Dopo essersi laureato in ingegneria all’Università di Tokyo inizia a lavorare nell’azienda di famiglia e prende una decisione che cambierà il futuro dell’automobile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni Trenta le automobili iniziano a prendere piede e per questa ragione Kiichiro – poco prima della morte del padre (avvenuta nel 1930) – sceglie di puntare sui mezzi a quattro ruote. Una decisione all’epoca rischiosa che si rivela azzeccata.

Kiichiro Toyoda crea la Toyota Motor Company, ne assume la presidenza nel 1940 – quattro anni dopo la nascita della prima automobile del marchio (la Model AA) – e la mantiene fino al 1950 quando si ritrova costretto a lasciare in seguito ad un calo delle vendite e dei profitti. Muore il 27 marzo 1952.

La vita privata

L’unico figlio di Kiichiro – Shoichiro – nasce nel 1925 e diventa presidente Toyota tra il 1982 e il 1992. Il figlio di Shoichiro – Akio – nasce nel 1956 ed è l’attuale CEO della società.

Cosa significa Toyota in giapponese?

Il simbolo Toyota può anche essere derivato da una parola giapponese che significa “otto”. Questo numero esprime felicità e successo in Estremo Oriente. Il design unico del marchio Toyota intende riflettere l’alta qualità dell’azienda e le tradizioni con il simbolo.
“Più persone useranno le mie invenzioni, migliore sarà il paese”. (cit. Kiichiro Toyoda)

Storia del logo

 

 

 

 

 

 

Non c’è da stupirsi se l’azienda prende il nome dal suo fondatore. E il cognome era molto diffuso ai tempi. Molti marchi giapponesi hanno nomi simili. Ma perché si scrive Toyota, non Toyoda? Poco prima della seconda guerra mondiale, l’azienda ha adottato un rebranding. E ovviamente, includeva anche alcune modifiche al logo. Kiichiro ha sostituito “D” con “T”. Perché? Questo perché i giapponesi considerano il numero 8 fortunato. E la nuova ortografia conteneva esattamente 8 righe.

La prima versione del logo Toyota originale era il più semplicistica possibile. Il nome era inserito in una specie di rombo. Un carattere era semi-grassetto senza tacche. Tutto sommato, il logo rifletteva l’essenza dell’azienda. Vale a dire, affidabilità e semplicità. Tuttavia, la successiva versione del logo Toyota era molto più creativa rispetto alla prima.

Il marchio ha preso il posto che le spetta sul mercato in quel momento ed è entrato nella storia del logo Toyota. La nuova versione sembrava impetuosa e aggressiva. La scrittura giapponese stilizzata era inserita in un cerchio vermiglio. Assomigliava molto alla bandiera giapponese. Come sappiamo, il cerchio al suo interno simboleggia il sole che potrebbe sembrare strano ma è quello che credono.

Un ovale indimenticabile è apparso nel logo Toyota alla fine degli anni ’80. È stato ancora cambiato e crediamo che sia una buona cosa. L’industria automobilistica trae grande vantaggio dalla riconoscibilità e dal tradizionalismo. L’insegna è costituita da un grande ovale parzialmente sovrapposto a una coppia di ellissi più piccole. Le ellissi più piccole formano una “T” maiuscola. Una mossa così dritta rende il logo semplicistico davvero indimenticabile.

A proposito, esiste una versione diversa del significato del logo Toyota. Un’ellisse che entra in un’altra ellisse è progettata per ricordare un filo che passa attraverso la cruna dell’ago. Forse è un omaggio al passato dell’azienda. Dopotutto, in passato la Toyota produceva telai per tessitura. Comunque, qualunque cosa significhi, ci sono dozzine di idee che puoi trarre dal logo. Un ampio volume degli ovali implica un vasto spazio. È come se nuovi orizzonti fossero sul punto di attraversare e avresti bisogno di un’auto per farlo.

 

Soichiro Honda

(17 novembre 1906, Hamamatsu – 5 agosto 1991, Shizuoka)

“Molti sognano il successo. Secondo me il successo lo si ottiene solo tramite ripetuti insuccessi e introspezioni. Infatti, il successo rappresenta l’uno per cento del tuo lavoro, che risulta da un novantanove per cento chiamato fallimento.” (cit. Soichiro Honda)

Nel 1938, in piena età scolastica, Soichiro Honda prese tutto quello che aveva e lo investì caparbiamente in un piccolo laboratorio, dove cominciò a elaborare una sua idea di anello elastico. Voleva vendere la sua opera alla Toyota Corporation, lavorando perciò giorno e notte immerso nel grasso fino ai gomiti e dormendo in officina, sempre convinto di poter raggiungere un risultato.

 

 

 

 

 

 

 

Nel tempo, per restare in affari, impegnò perfino i gioielli della moglie ma quando finalmente riuscì a fabbricare i suoi anelli elastici e li offrì alla Toyota, gli fu detto che non si adattavano agli standard dell’Azienda.  Dovette perciò tornare a scuola, dove gli toccò sopportare le risate ironiche degli insegnanti e dei compagni che  parlavano dei suoi assurdi progetti.

Anzichè soffermarsi sul lato spiacevole di quell’esperienza, Honda decise di continuare a concentrarsi sul suo obiettivo.

Dopo altri due anni, la Toyota offrì a Soichiro Honda il contratto che lui sognava. La sua Passione e la sua Costanza erano state premiate: Honda sapeva quello che voleva, aveva agito, aveva notato che cosa non funzionava e aveva continuato a cambiare approccio, finché non aveva ottenuto quello che voleva.

Ma i problemi non erano ancora finiti: il Governo Giapponese stava accelerando la produzione per la Guerra e rifiutò di fornire a Honda il cemento armato necessario per costruire la sua fabbrica.

Credi forse che abbia rinunciato? Nemmeno per idea!

Credi che si sia concentrato sull’ingiustizia che aveva subito? Che abbia pensato che questo avrebbe messo fine al suo sogno? Assolutamente no. Di nuovo, decise di servirsi dell’esperienza e sviluppò una nuova strategia. Con la sua équipe inventò un nuovo sistema per produrre cemento armato con il quale potè costruire la sua fabbrica.

Durante la Guerra però questa venne bombardata  ben due volte e buona parte dei macchinari di produzione andò distrutto.

La reazione di Honda?

Radunò subito la sua équipe e insieme raccattarono i bidoni della benzina di riserva che i bombardieri americani avevano gettato via.

Honda li chiamava “i Regali del Presidente Truman”, perché gli fornivano le materie prime di cui aveva bisogno per il processo di fabbricazione (materiali a quel tempo introvabili in Giappone ).

Dopo aver superato tutte queste difficoltà un terremoto purtroppo rase al suolo la fabbrica, così Honda decise di vendere il brevetto del suo anello elastico alla Toyota. Dopo la Guerra in Giappone non c’era più una neanche goccia di carburante: Honda non poteva nemmeno andare in auto a comperare il cibo per la sua famiglia.

Per disperazione applicò un motorino alla sua vecchia bicicletta: subito i vicini cominciarono a chiedergli di fare anche per loro quelle “biciclette a motore”. Uno dopo l’altro tutti lo imitarono, al punto che Honda rimase a corto di motorini.

Decise così  di mettere in piedi un’officina per fabbricare i motori per la sua nuova invenzione:  gli mancavano però i fondi necessari.

Come già aveva fatto prima, decise di trovare un modo a qualsiasi costo. Pensò di rivolgersi ai 18.000 proprietari di negozi di biciclette del Giappone, scrivendo a ciascuno di loro una lettera personale in cui spiegò che potevano contribuire alla rinascita del Giappone attraverso la mobilità che la sua invenzione avrebbe potuto fornire: convinse 5.000 rivenditori ad anticipare il capitale necessario!

Tuttavia la sua motocicletta era acquistata solo dai  grandi appassionati  perché troppo grossa e voluminosa. Apportò perciò qualche modifica e ottenne una versione ridotta molto più leggera del modello originale: la battezzò Superclub.

Da un giorno all’altro la moto ottenne un grande successo, procurandogli persino un’onorificenza da parte dell’Imperatore.

Nel solo primo anno vendette 100.000 moto solo negli USA.

In seguito, Honda cominciò a esportare la sua moto e a venderla in Europa e negli Stati Uniti, per poi arrivare negli anni ’70 del secolo scorso a fabbricare anche le automobili, divenute ormai molto popolari.

Oggi la Honda Corporation dà lavoro a 100.000 persone tra Stati Uniti e Giappone ed è considerata uno dei grossi Imperi Automobilistici del Giappone, secondo per vendite solo alla Toyota  negli Stati Uniti.

“Il valore della vita può essere misurato da quante volte la tua anima si è profondamente emozionata.

Storia del logo

Il logo Honda come è facilmente intuibile prende origine dal cognome del fondatore. L'”H” ovviamente diventa sempre più stilizzata per seguire le dinamiche di mercato.

 

Yoshisuke Aikawa

(6 novembre 1880, Yamaguci – 13 febbraio 1967, Tokyo)

Se hai una convinzione forte, penetrerà anche nel sole

Questo disse un altro grande politico e imprenditore giapponese ovvero Yoshisuke Aikawa. Il giovane imprenditore si laureò in ingegneria e cominciò subito a lavorare risparmiando per poter volare spesso negli USA anche se a quel punto era pagato molto poco. Qui studiò la tecnica di produzione del ferro malleabile. Al suo ritorno in Giappone, ha fondato, con il sostegno di Inoue Kaoru e altri politici dell’ex dominio Chōshū che siedono nella Dieta del Giappone , la fonderia Tobata a Kitakyūshū nel 1909.

L’azienda esiste ancora oggi e si chiama Hitachi Kinzoku ( “Hitachi Metallurgy Company”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1928, Aikawa divenne presidente della compagnia mineraria Kuhara (attuale compagnia mineraria e metallurgica Nippon) rilevata da suo cognato Fusanosuke Kuhara e creò una società di gestione chiamata Nihon Sangyo , abbreviata in Nissan .

Durante il crollo economico seguito all’incidente in Manciuria , Aikawa ha colto l’opportunità di acquistare quote di maggioranza in 132 subappaltatori Nissan per creare uno zaibatsu , la Nissan Konzerne .

Dopo che nella II Guerra Mondiale venne persa dal Giappone fu incarcerato per crimini di guerra per 20 mesi e lo Zaibatsu Nissan sciolto.

Fu presidente di tante compagnie e guidò l’uscita post-bellica del Giappone.

Il suo credo era:

“Bisogna osare fare quello che gli altri non fanno”.

Storia del logo

L’emblema di debutto mostra un rettangolo arrotondato blu. Al centro si trova il nome dell’azienda, eseguito in grassetto bianco sans serif. Il carattere maiuscolo rende la didascalia più espressiva. Sullo sfondo c’è un grande cerchio rosso. Simboleggia il sole nascente come un segno di rispetto per la nazione giapponese.

 

 

 

 

Inizialmente era un riferimento alla parola “Datsun”, che consiste di due parti: “DAT” (abbreviazione di investitori Den, Aoyama e Takuchi) e “sole”. Quindi, al suo posto, il nome “Nissan” si armonizzò armoniosamente con i geroglifici “ni” (“sole”) e “ssan” (“nascita”).

I successivi sviluppi hanno richiesto il minimalismo finale che vediamo oggi:

 

 

 

 

 

 

 

Jujiro Matsuda

(6 agosto 1875, Hiroshima – 27 marzo 1952, Hiroshima)

“I motori sono semplici da capire ed è quindi davvero importante farli perfettamente”

ll nome Mazda deriva da Ahura Mazda, la massima divinità zoroastriana della ragione, che assegnò la saggezza e unì l’uomo, la natura e tutte le altre divinità. Inoltre la pronuncia di questo nome ricorda molto quella del fondatore della compagnia giapponese, Mr Jujiro Matsuda.

Quando Jujiro Matsuda uscì dal suo barbiere preferito di Hiroshima per il suo 70° compleanno, aveva tutte le ragioni per essere contento. Si era appena tagliato i capelli per l’occasione, come da anni era sua abitudine.

Jujiro Matsuda è il fondatore di Mazda. Di umili origini, aveva fatto fortuna diventando un uomo d’affari di successo e molto considerato. E aveva tutte le ragioni di credere che avrebbe trasmesso un’attività fiorente a suo figlio che, da parte sua, stava iniziando a mostrare il suo acume negli affari. Era il 6 agosto 1945, il giorno in cui sul centro della città di Hiroshima venne sganciata la bomba atomica.

Un giorno che non solo cambiò le sorti dell’azienda di Matsuda, ma il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jjiro Matsuda, fondatore Mazda

L’evento devastante avrebbe potuto facilmente decretare la fine per l’emergente azienda di macchinari industriali di Mukainada, alla periferia della città bombardata. Invece, è stata la nascita di un genere speciale di “Spirito di Sfida” che sarebbe diventato una caratteristica peculiare dell’azienda oggi nota come Mazda Motor Corporation.

In effetti, superare le sfide era stata una parte importante della vita di Jujiro Matsuda anche prima di quel fatidico giorno del 1945. Nato nel 1875 nella prefettura di Hiroshima come dodicesimo figlio di un povero pescatore, era difficile escludere che il giovane Jujiro sarebbe mai stato a sua volta qualcosa di più di un pescatore. Ma Jujiro Matsuda aveva in mente cose più importanti. Alla veneranda età di 13 anni, partì da solo per Osaka, a 250 chilometri dalla sua casa natale, per diventare un fabbro. A 20 anni aprì la sua prima officina metalmeccanica. A 31 anni, la sua invenzione, la pompa brevettata Matsuda, aveva portato una certa prosperità allo specialista e alla sua giovane famiglia.

Nel suo periodo di massimo splendore, l’azienda “Matsuda Works” impiegava circa 4.000 persone e produceva spolette di artiglieria per lo zar di Russia. Ma quando il fondatore volle ampliare la produzione nella sua città natale di Hiroshima, l’opposizione che Jujiro Matsuda incontrò dai suoi soci alla fine lo spinse fuori dall’azienda.

Tuttavia Matsuda, ancora una volta, affrontò l’avversità con la volontà di ricominciare da capo e di farsi strada. Un modo che non fu per niente facile o comodo, come ha sottolineato Jujiro Matsuda:

“Ho percorso solo sentieri irti e accidentati. Percorsi pieni di difficoltà e sofferenze. Ho tirato diritto. Ferito, con il respiro affannoso, a volte accecato, ma ho tirato diritto”.

Cosa gli ha permesso di proseguire lungo questo percorso desolante?

“La fiducia in me stesso e negli altri”, ha detto Matsuda. “La mia vita è stata all’insegna della fiducia; qui sta la mia profonda gratitudine”.

E, alla fine, questa fiducia diede i suoi frutti. Con la cessione alla più grande Nihon Steel Manufacturing Company di un’altra azienda metalmeccanica che aveva avviato con successo, Jujiro divenne ricco: un pescatore, diventato fabbro e, infine, imprenditore.

Quando nel 1921 l’ancora giovane imprenditore fu contattato per contribuire al rilancio della Toyo Cork Kogyo, un produttore di surrogato del sughero in difficoltà che lui e un gruppo di altri investitori avevano acquistato l’anno prima, si rivelò ancora una volta all’altezza della sfida. Matsuda divenne presidente dell’azienda e iniziò subito a spostarne l’attività dal sughero.

Il surrogato raccolto dagli alberi della natia Abemaki era stato molto richiesto nel periodo delle restrizioni commerciali della prima guerra mondiale, ma la domanda stava declinando rapidamente. Così, Jujiro Matsuda iniziò a deviare gradualmente l’attività in una nuova direzione: la metalmeccanica, ovviamente.

Mazda-Go veicolo a tre ruote

La nuova divisione, che costruiva macchinari, divenne presto l’attività principale dell’azienda, finché Matsuda non svelò il successivo asso nella manica: il Mazda-Go, un furgoncino a tre ruote che fu la prima incursione dell’azienda nel settore dei veicoli. Naturalmente, sarebbe stato tutt’altro che l’ultimo.

Il fatto che il nome dell’azienda alla fine divenne “Mazda” può essere visto come un indice del successo del tre ruote. La parola stessa non solo ricorda il nome della famiglia Matsuda, ma è anche un riferimento ad Ahura Mazda, dio persiano della luce e della saggezza. La divinità è tipicamente rappresentata come un uomo alato in un cerchio, un’immagine ancora rintracciabile nell’attuale logo Mazda. Toyo Kogyo – visto che l’azienda aveva ormai tolto il “Cork” dal suo nome – con il Mazda-Go aveva raggiunto il successo: le dieci unità prodotte al giorno erano quasi insufficienti per soddisfare la domanda.

Il tre ruote era potenzialmente adatto per trasportare maggiori quantità di merci attraverso le strade strette delle città giapponesi e veniva proposto con innovazioni tecniche quali un motore a quattro tempi, un vero lusso per l’epoca. Come con la sua pompa, e in tanti altri casi negli anni seguenti, Matsuda aveva scelto di sfidare le convenzioni e aveva vinto.

Nel 1940 c’erano persino piani per lanciare un’auto a quattro ruote, ma la seconda guerra mondiale mise bruscamente fine al progetto. E poi, dopo cinque anni di guerra, cadde la bomba e a Hiroshima il mondo si fermò.

Mazda per Hiroshima dopo la bomba atomica

Mukainada, il sobborgo di Hiroshima dove si trovava la fabbrica di Toyo Kogyo, è circa cinque chilometri dal punto di caduta della bomba e, alle 8:16 del mattino, Jujiro Matsuda era già a buon punto sulla via del ritorno alla sede dell’azienda. Fu questo che salvò la vita a Matsuda, e la sua azienda dalla distruzione totale. L’auto di Jujiro Matsuda fu scaraventata fuori strada dall’onda d’urto della bomba, ma lui e il suo autista ne uscirono relativamente illesi. Sebbene la sede dell’azienda fosse in rovina, i danni strutturali nell’area della fabbrica a Mukainada furono piuttosto limitati. Il tributo emotivo, tuttavia, fu immenso. In un attimo morirono 80.000 persone, tra cui molti dipendenti di Toyo Kogyo. Tantissimi altri rimasero feriti, persero la casa o i familiari. In queste circostanze la disperazione sembrerebbe una reazione del tutto naturale, ma la gente di Mukainada non è fatta così.

Con un impressionante sforzo di irriducibile determinazione, un’intera città iniziò a tirarsi su da sola e la famiglia Matsuda fu pronta a fare la propria parte. Per prima cosa, Jujiro e suo figlio Tsuneji, da allora parte dell’azienda, si prodigarono per contribuire ai bisogni immediati della comunità. Tra l’altro, lo stabilimento di Mukainada fu trasformato in un improvvisato ospedale e in una stazione radio. I dipendenti aiutarono i concittadini a ricongiungersi con le loro famiglie e a distribuire forniture mediche.

Mazda-Go ad Hiroshima devastata dalla bomba atomica

Quattro mesi dopo, la società era pronta per riprendere la produzione dei tre ruote – e con gli sforzi in corso a livello nazionale per la ricostruzione, la domanda di veicoli da trasporto era più alta che mai. Gli affari, ancora una volta, andarono a gonfie vele. Ma gli eventi successivi all’attacco a Hiroshima avevano cambiato per sempre l’azienda. La città e l’azienda avevano dimostrato che insieme potevano affrontare le avversità e uscirne vittoriosi. Lo “Spirito di Mukainada” è nato dalle ceneri di una città distrutta.

Mazda Motors Japan decide di seguire l’esempio di altri Costruttori giapponesi “generalisti”, creando un marchio specifico per prodotti ad alto livello d’immagine: se per Honda è Acura, per Nissan è Infiniti e per Toyota è Lexus, per Mazda si chiamerà Eunos.

La radice del nome è presto detta: “EU” significa “buono” in Greco Antico e “NOS” invece è l’abbreviazione della parola inglese “numbers”.

L’intento è chiaro: creare una famiglia di nuove vetture con caratteristiche di primo livello ed una guidabilità eccellente.

Si decide però di utilizzare questo nuovo nome solo su alcuni mercati, come quello interno e in genere tutte le zone asiatiche. Per l’Europa invece si pensa di continuare ad utilizzare il marchio Mazda, più conosciuto dall’utenza occidentale.

“Dobbiamo ridare alla nazione un po’ di quello che lei ha dato a noi”

Storia del logo

Nell’azienda di Jujiro si produce materiale edile per le case giapponesi, ma lui introduce la produzione di attrezzature per l’ingegneria. Da qui ai motori il passo è breve: fabbrica motociclette fino al 1931, quando compare sul mercato il primo furgone a tre ruote Mazda-Go. Comincia da questo momento la storia del logo Mazda. Eccola fase per fase:

  • 1920-1931: la produzione riguarda solo attrezzi meccanici. Il logo aziendale non ha nulla di eccezionale: è una figura stilizzata di una fresa per il taglio dei metalli, in bianco e blu, che racchiude una sorta di ideogramma giapponese delle sue iniziali
  • 1931: esplode la vendita di furgoni a tre ruote. Jujiro capisce che ha bisogno di un logo tutto dedicato a questo ramo della sua produzione. Comincia a pensare ad un nome. Ha studiato la meccanica automobilistica negli USA, dove gli americani chiamandolo Matsuda pronunciano “Mazda”. Loro non lo sanno, ma questo è anche il nome di Ahura Mazda, il dio dell’armonia, dell’intelligenza e della saggezza in Giappone. Niente di meglio per il marchio di un prodotto che spacca! Il nuovo logo è composto dalla scritta del nome in corsivo trasparente, su un triangolo isoscele diviso in settori bianchi e blu, per ottenere l’effetto “stella a tre punte”
  • 1934-1936: è ufficiale, il logo Mazda non ha più simboli grafici. E’ compostosolo dalla scritta del nome in carattere corsivo ispessito e appuntito verso l’alto con piccole grazie, come se fosse dipinta col tradizionale pennello da scrittura giapponese. Il colore è il blu scuro su fondo bianco e viene riprodotta sul radiatore anteriore dell’auto.

Con questo logo inizia l’avventura dell’azienda alla conquista dei mercati globali. Cominciano le esportazioni e diventa il primo marchio giapponese a vincere la 24 Ore di Le Mans. Il brand colleziona vari record: lancia il motore rotativo nella Cosmo Sport 110S; inventa la roadster a due posti più venduta al mondo, la Mazda MX-5; introduce lo Skyactiv-X, primo motore di serie a benzina con accensione per compressione controllata da candela. Ad ogni svolta corrisponde un nuovo logo. La storia è appena iniziata: leggi di seguito come è andata.

  • 1936-1959: La Mazda Motor diventa più nazionalista. Forte del successo adotta come marchio un simbolo di Hiroshima, il fiume Ota che scorre nella città. La grafica è minimalista: tre linee bianche ondulate su sfondo verde che rappresentano i tre rami del delta del fiume, simboleggiando le tre “M” di Mazda Motor Corporation. Le lunghe estensioni laterali delle lettere rappresentano delle ali, simbolo di agilità, velocità e capacità di sorvolare la vetta. Il nuovo logo Mazda viene posto frontalmente sul Mazda-Go e resta fino al 1959, facendo “volare” gli affari!
  • 1959: è l’anno d’oro della Mazda. L’azienda lancia la sua prima auto nel 1960, costruita come una classica “Kei car” giapponese, ma curatissima nell’estetica. Il nuovo logo aziendale è in bella vista sull’auto e diventa meno spigoloso: un cerchio bordato con un sottile tratto rosso su fondo bianco. Il focus del marchio è una semplice lettera “m” in corsivo rosso con lati allungati, a sinistra verso l’alto, a destra verso il basso. Un simbolo meno aggressivo, sottolineato dalla scritta “Mazda” in maiuscolo inclinato verso destra di colore blu
  • 1964: Mazda presenta il prototipo Cosmo sul mercato.  Viene inventato apposta un nuovo logo: ha la M di Mazda racchiusa in un triangolo di Reuleaux, riferito alla forma dei rotori nel motore. E’ smaltato in un rosso intenso su verde chiaro, proprio perché si tratta di un modello sportivo
  • 1967: laCosmo Sport entrata alla grande sul mercato e sfoggia sul davanti, sui coprimozzo e sul volante lo stesso logo ma con sfondo blu. Insomma, si adottano due loghi diversi in base ai motori: la versione “rotore” si usa per i modelli rotativi (R130 Luce, RX-2 e RX-3). Per le  auto non rotative il nuovo logo resta fino al 1975
  • 1975-1991: sono gli anni della rivoluzione tecnologica e dell’avvento di Internet. Mazda cambia proprietario e lancia auto mitiche come la RX-7, 323 e 626. Il logo cambia grafica ancora una volta: diventa una scritta frontale con un font personalizzato blu, semplice ed elegante. Si chiama “mazda” con lettere maiuscole basse. La prima “m” della scritta è in minuscolo e la lettera “z” centrale a strisce diagonali bianche. Si adotta per auto, camion e furgoni su carrozzeria, ruote e abitacolo. Compare nella campagna pubblicitaria e diventa protagonista della brand Identity fino al 1997.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se ti sembra che basti, ti sbagli: la storia del rebranding Mazda continua di pari passo con quella del logo. Manca qualcosa, però. Per i grafici c’è bisogno di un logo più efficace. Scopri cosa si sono inventati per migliorare ancora di più.

Dal 1931 al 1991 il logo Mazda conosce varie versioni, tutte di successo, collegate ai singoli prodotti o alle svolte aziendali sul mercato. Il rebranding non si ferma e continua negli anni successivi:

  • nel 1991 Mazda introduce nel logo un’immagine stilizzata che ricorda un diamante incastonato in un cerchio. E’ ricavato dal disegno di due ali che si aprono davanti alla luce del sole. Un concetto di libertà e di superiorità che non abbandona mai la mission dell’azienda. Un anno dopo i grafici smussano i bordi del diamante perché rischia di somigliare a quello di Renault, uno dei competitor più agguerriti. Il nuovo logo marchia, infatti, le versioni della MX-5 di prima generazione
  • nel 1997 il logo si adatta al digitale, pur restando uguale nel concetto. La scritta Mazda è di nuovo blu, colore dell’Azienda; resta il simbolo delle ali, dell’elevazione e della superiorità che prende la forma della lettera “M”, iniziale dell’azienda
  • nel 2015 nasce la scritta argentata in più versioni: la più moderna, su sfondo nero diventa il simbolo planetario del brand nel futuro, stampato sulla prima auto 100% elettrica, la nuovissima Mazda MX-30.

Chikuhei Nakajima

(1 gennaio 1884, distretto di Nitta – 29 ottobre 1949 Tokyo)

“Disegnare aerei e farli volare è la mia passione principale”

Questo imprenditore giapponese fu anche politico e ufficiale di marina, creò una grande corporazione aziendale dando vita anche a quella che oggi è conosciuta come la Subaru Corporation. Fu una delle voci del dissenso nell’attacco a Pearl Harbour e fu ministro politico sotto diversi presidenti. Il suo core business era la costruzioni di aerei e per iniziare l’attività si dimise da ufficiale di marina.

“Non sono d’accordo con la decisione del governo ma un unico partito funziona solo se tutti cooperano”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine diede alla compagnia un nome giapponese che gli piaceva: Subaru, che è il nome giapponese dell’ammasso stellare delle Pleiadi che sono raffigurate nel logo della compagnia. Le Pleiadi, note anche come “Le sette sorelle”, conglobano sette stelle principali dell’ammasso visibili a occhio nudo.

Storia del logo

Dall’ammasso stellare prende spunto anche il logo come facilmente si può notare:

 

 

 

Michio Suzuki

(18 febbraio 1887, Hamamatsu – 27 ottobre 1982, Hamamatsu)

“Non ho mai creduto a un uomo che non avesse lavorato almeno un giorno nella sua vita”

Questo uomo creò l’impero Suzuki partendo letteralmente da zero e da un paesino di appena 30 case. A sette anni già lavorava e, come apprendista carpentiere, la sorte dell’allora quattordicenne Michio si dovette adattare al periodo storico.
Con lo scoppio della guerra,ifatti,  i carpentieri non trovavano facilmente lavoro e molti passarono all’industria tessile.
Anche Michio decise che il suo futuro sarebbe stato nel settore tessile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terminato l’apprendistato da carpentiere, realizzò un telaio a pedale in legno e metallo completamente da solo. Michio regalò il suo primo eccezionale telaio a sua madre, Machi.

Ciò diede al ventunenne Michio la sicurezza per fondare la sua azienda, la Suzuki Loom Works.

“Solo chi sogna può credere nelle opportunità”

Storia del logo

 

 

 

 

 

1909-1958

L’insegna del debutto consisteva in una combinazione di grafica e testo. Gli sviluppatori hanno suggerito la “S” maiuscola a forma di aquila. Per formare la lettera desiderata, hanno posizionato l’uccello in un’immagine speculare, come le immagini sulle carte da gioco. Nella parte superiore, la testa dell’aquila era sul lato sinistro ed era girata a sinistra. In fondo, invece, guardava a destra e si trovava in basso a destra. La curvatura del collo sembrava chiaramente un frammento a “S”. L’ala sollevata verso l’alto ha aggiunto alla somiglianza dell’uccello alla lettera. Nella linea dell’ala sono stati indovinati i segmenti superiore e inferiore del simbolo iniziale del nome dell’azienda.
L’ala consisteva di tre strisce con estremità appuntite e un elemento triangolare a forma di boomerang. C’era una sporgenza affilata all’estremità del becco, che aggiungeva un aspetto formidabile all’emblema. La finalità dell’organizzazione è stata evidenziata anche dallo sguardo concentrato dell’aquila. Al centro, le due forme base erano separate dalla parola “Suzuki”.

 

 

 

 

 

Nel 1958, la società abbandonò il logo in bianco e nero e optò per uno a colori. Ha usato il rosso come tono di base, con il quale ha dipinto il segno grafico: il simbolo “S”. Questa volta non c’è l’aquila, quindi la prima lettera del nome dell’azienda viene immediatamente indovinata. Gli autori l’hanno lasciata con l’angolosità, che era formata da un becco affilato e da una curva dell’ala. In base alla progettazione, il segno grafico ora assomiglia a un diamante. Sopra e sotto ha deviazioni lisce e le parti interne sono decorate con arrotondamenti – aree dove un tempo si trovavano le cime delle piume.

Yataro Iwasaki

(9 gennaio 1835, città di Aki – 7 febbraio 1885, Tokyo)

“Ho riconquistato la dignità per la mia famiglia; questo ha più importanza del denaro”

Pochi conoscono la persona dietro alla Mitsubishi ma questo imprenditore è stato davvero importante per il mondo dei motori. Nacque in una famiglia di agricoltori, in una famiglia disonorata e iniziò la sua carriera come Samurai agli ordini del clan Yamaguci. Nel 1862
iniziò con una società di trasporti navali ma la restaurazione gli fece perdere tutti gli interessi. I soldi guadagnati come vertice dell’ufficio commerciale del clan riuscì a prendere dapprima in affitto i diritti commerciali dell’azienda del clan Yamaguci e poi a trasformarla definitivamente nella propria Mitsubishi.

Origini del logo Mitsubishi

Nel 1870 la società di spedizioni Tsukumo Shokai, l’antenata di Mitsubishi, usava sulle bandiere delle sue navi l’icona di una castagna d’acqua di forma triangolare. È proprio da questa icona che ha origine l’attuale logo dei tre diamanti Mitsubishi. Questo deriva dalle tre castagne sovrapposte dello stemma di famiglia di Yataro Iwasaki, fondatore di Tsukumo Shokai, e dalle tre foglie di quercia dello stemma della famiglia Yamanouchi, del clan Tosa. A quanto risulta, il nome della società Mitsubishi è nato in un momento successivo.

Origini del logo Mitsubishi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Un imprenditore deve essere come un samurai: freddo e deciso”

Torakusu Yamaha

(20 aprile 1851, Wakayama – 8 agosto 1916, Tokyo)

“Promuoviamo la musica non perché costruiamo organi ma perché serve all’anima”

Appassionato di meccanica sin dalla giovanissima età, imparò il mestiere di orologiaio a Nagasaki, divenendo ben presto un ricercato riparatore di complicati marchingegni d’ogni tipo. La sua opera venne richiesta, per la riparazione di un organo, da una scuola di Hamamatsu.

Il compito era particolarmente difficile in ragione della complessità dei meccanismi e della loro costruzione con materiali facilmente usurabili. Inoltre la fattura completamente artigianale dello strumento escludeva ogni possibilità di reperire pezzi di ricambio, il che aveva fatto desistere tutti i riparatori di organi sino ad allora interpellati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impiegò un’intera settimana solo per smontare l’organo e ricostruì manualmente i pezzi usurati, ripristinando le originarie funzioni dello strumento.

Durante il compimento di questo piccolo miracolo tecnico, Yamaha si rese conto che alcuni meccanismi potevano essere costruiti con maggiore razionalità, oltre che con materiali migliori, e decise di realizzare un prototipo di organo che ottenne una buona valutazione da parte di esperti organisti. Al secondo prototipo, parimenti giudicato con favore, seguì la fondazione ad Hamamatsu dell’industria musicale Nippon Gakki, nel 1887, che si proponeva di costruire organi e harmonium.

Verso la fine del XIX secolo portò a termine la realizzazione del primo pianoforte che entrò in produzione nel 1899, contemporaneamente all’adozione del celebre marchio aziendale dei tre diapason incrociati.

Con il suo ingegno, Yamaha portò la Nippon Gakki ad essere una fiorente azienda in continuo sviluppo, fino al 1916, anno in cui morì improvvisamente.

Nella seconda metà del XX secolo, venne fondata e titolata in suo onore la nota casa motociclistica Yamaha Motor e, successivamente, così rinominata anche la Nippon Gakki.

“Solo un ingranaggio costruito con logica può funzionare come si era immaginato”

Storia del Logo

Partiamo dal logotipo sensazionale per quanto rappresenta ancora oggi!

 

 

 

 

 

Il logo Yamaha Motor Company è quindi un omaggio al fondatore. Raffigura tre diapason per accordare strumenti musicali. Sono intrecciati in una forma originale e formano un modello individuale. Durante l’intera esistenza del marchio, aveva solo due simboli azinedali. Il primo – in bianco e nero – è stato utilizzato fino al 1998. Il secondo è un segno rosso con una lucentezza metallica, che è rilevante ora.

Come noterete per esigenze di marketing (vedi la scomparsa della M ed il colore rosso) questa l’evoluzione che risponde ai tempi che corrono:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Shozo Kawasaki

(2 dicembre 1837, Kagoshima – 2 dicembre 1912, Tokyo)

“Il tessuto, le industrie navali e ferroviarie, tutto è collegato alla stessa matrice di attenzione al dettaglio”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figlio di un commerciante di Kimoni divenne famoso per le proprie abilità industriali e per le mosse spregiudicate sul mercato nazionale e internazionale vivendo a Nagasaki una delle città aperte per il commercio internazionale. Nel 1864 varò la prima nave della sua flotta e il suo core business era il commercio di zucchero. Fondò la Kawasaki Heavy Industries che poi diede i natali alla Kawasaki Motors.

“Scoprire e commerciare: un uomo che non inventa e non costruisce non è un uomo”

Storia del logo

 

 

 

 

 

L’emblema di debutto della compagnia di trasporti contiene una pista sportiva rivestita con diverse strisce larghe. Questa è un’indicazione dietta della direione sportiva del lavoro, poichè nei primi anni l’azienda si è concentrata sulle motociclette, facendo delle moto lo standard di qualità ed ergonomia.

Al centro delle piste da corsa, trasformate in curva, c’è una bandiera di segnlazione con la quale danno il via alla competizione. Il pannello principale è bianco, mentre i bordi e il fusto sono gialli.

Successivamente per esigenze di marketing e posizionamento si è scelto come colore il rosso che ha resistito fino ad oggi (la grossa K stilizzata ne è un valido esempio).

Oggi…

Sono 120 gli anni che caratterizzano il percorso di Kawasaki Heavy Industries. Anni di avventure, imprese e successi in tanti settori: marino, terrestre, aeronautico e aerospaziale. Dopo il recente annuncio della creazione di una nuova società all’interno del gruppo, creata per concentrarsi sulla produzione di motocicli e veicoli a motore per utilizzo specifico, arriva un’altra novità: un nuovo logo, per rappresentare al meglio l’identità aziendale, un mix tra storia e sguardo al futuro.

 

 

Ideogramma giapponese del fiume

Parliamo di nuovo logo, in realtà è forse più corretto definirlo rinnovato, in quanto il River Mark – rappresentazione stilizzata dell’ideogramma giapponese raffigurante il fiume – è apparso per la prima volta nel 1870, sulle bandiere delle navi della Kawasaki Tsukiji Shipyard, precorritrice della Kawasaki Heavy Industries. Per anni è stato il simbolo di una compagnia che ha fatto della costruzione di navi il suo cavallo di battaglia, andando incontro all’esigenza giapponese di esportazione e commercio. Nel corso del tempo Kawasaki ha messo il suo marchio in tanti altri settori, ma nei momenti importanti è stato utilizzato il River Mark, limitandone poi l’applicazione ai prodotti più significativi del loro tempo. Lo abbiamo visto, in tempi abbastanza recenti, sulle carenature delle Kawasaki Ninja H2 e Ninja H2R.

Il 6 ottobre 2021 Kawasaki ha dichiarato che è giunto il momento di adottare il famoso River Mark come simbolo di Corporate Identity e come principale immagine identificativa degli sforzi congiunti delle sue aziende e dei loro prodotti diversi in ambienti sia commerciali che di pubblico consumo.

Il mondo è cambiato incommensurabilmente soprattutto negli ultimi anni e quindi anche Kawasaki –

ha spiegato Masaya Tsuruno, amministratore delegato di Kawasaki Motors Europe.

“Mentre sviluppiamo la nostra nuova identità aziendale con al centro il River Mark, cerchiamo di fare un passo successivo e audace in termini di tecnologia e ingegneria, oltre a migliorare la vita di innumerevoli persone in tutto il mondo con un focus sulla sostenibilità e sull’emersione della Green-Tech. Mentre alcune cose cambiano, altre rimangono costanti come il nostro impegno per essere i migliori nei campi da noi scelti; il River Mark è il simbolo appropriato di questo impegno”.

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