COUS COUS

CURIOSITA’ SUL COUS COUS

Ecco a voi tante curiosità su questa prelibatezza:

  • Il nome cuscus deriva dal vocabolo di lingua berbera “kuskus” che significa “impasto di farina e acqua” il termine poi con l’espansione araba nel Nord-Africa è diventato kouskous. In tempi relativamente recenti il vocabolo si è diffuso nelle lingue occidentali diventando couscous in francese e cuscus appunto in italiano.
  • Una leggenda fa risalire la nascita del cuscus addirittura al Re Salomone che se ne sarebbe nutrito per compensare e lenire le pene d’amore che pativa per la regina di Saba.
  • Il cuscus è ormai accertato è un piatto di origine berbera, antica popolazione nomade di piccoli agricoltori e allevatori di bestiame del Nord-Africa (Marocco – Algeria – Tunisia – Libia).
  • Nella zona di Trapani, con il termine cuscusu, si indica la pietanza, mentre con il termine “cuscusera” si indica il tipico e caratteristico recipiente in terracotta forellato attraverso il quale la semola è cotta a vapore; col il termine “mafaradda” si indica la ciotola di terracotta, a bordi svasati ,dove veniva incocciato il cuscusu.
  • Nella terminologia berbera la prelibata pietanza è detta “käskä” mentre la sorta di pentola utilizzata per la cottura è chiamata kaskais.
  • La più antica ricetta scritta del cuscusu, risale al XIII secolo. La si trova in un libro del noto gastronomo arabo-andaluso Ibn Razin al-Tujibi (1230 circa – 1293) dal titolo “La tavola eccellente composta dei migliori alimenti e delle migliori pietanze”.
  • Il cuscusu (cous cous alla francese) è un piatto da festa e conviviale. A San Vito Lo Capo, nei tempi passati era consuetudine cucinarlo in occasione delle festività e di ospitalità. Oggi per cuocere il cuscusu non si attende più le festività o gli ospiti particolari ma, è diventato un piatto usuale come nelle case magrebine. Negli anni ’50 il cuscusu è entrato, di prepotenza, nella ristorazione grazie a Nini Cusenza e a sua moglie Ciccina che ne hanno fatto, del loro menu’, il piatto principe.
  • Il cuscusu, oltre che a tavola è entrato anche nel linguaggio comune dei sanvitesi. “ Haj ‘na testa chi si ci po’ fari cuscusu” ( per dire di una testa grossa e vuota). Si utilizza il termine “Cuscusu” anche per indicare il miscuglio di sabbia e cemento steso sul pavimento per potere piastrellare la ceramica.

STORIA

Il cuscusu è un piatto storico che ricorda il trascorso degli antenati dei siciliani dell’area di Trapani: con il trattato di La Goulette del 1868, una numerosa comunità della Sicilia occidentale (Trapani – Marsala – Mazara – Pantelleria ect.) e della Sardegna (Carloforte) in cerca di nuove opportunità e, successivamente, a causa della crisi economica e sociale venutasi a creare soprattutto nelle regioni del sud, emigrarono in Tunisia tanto che il consolato italiano contò, nei primissimi anni del ‘900, più di 80.000 connazionali residenti.

Moltissimi i Siciliani che si sono insediati a La Goulette, dove tuttora esiste il quartiere trapanese con la chiesa dedicata alla Madonna di Trapani e a Biserta e che vi sono nati – Claudia Cardinale (15 aprile 1938 La Goulette) è figlia di una famiglia di trapanesi emigrata a La Goulette.

Durante la loro permanenza nella terra africana, durata quasi un secolo, assimilarono l’arte di cucinare il cuscusu che, al ritorno in patria, lo inserirono nella cucina e nella cultura del trapanese.

Preparazione

La preparazione del cuscusu richiede delle gestualità, quasi dei rituali, trasmesse da madri in figlie. Come l’azione di “ncucciari a simmula” ossia lavorare la semola, con la mano che compie movimenti circolari tenendo le dita leggermente aperte e il palmo sollevato, per non farla raggrumare e inumidendola di tanto in tanto con l’acqua e intingendola poi con olio prima di cuocerla a vapore.

C’è ancora da aggiungere che il cuscusu, conformemente alle sue origini maghrebine, era una vivanda conviviale e festosa ed è questo uno dei motivi per il quale si preparava in quantità abbondanti: la sua consumazione spesso è estesa a tutti i membri della famiglia “allargata” (nonni, zii, cugini ecc).

A cosa fa bene il cous cous?

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Il cous cous contiene soprattutto fosforo e potassio, sali minerali ottimi per la salute del cervello e dell’apparato neurologico, ma anche per la salute della muscolatura. In estate è perfetto per
allontanare il rischio di carenze di sali minerali, che è facile perdere con il sudore.

Che differenza c’è tra pasta e cous cous?

Infatti, non differisce nelle proprietà nutrizionali da quelle della pasta, ottenuta dallo stesso tipo di grano duro, ma contiene una quantità maggiore di acqua, assorbita durante la reidratazione.

Quanti tipi di cous cous ci sono?

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Esistono tre tipologie di cous cous, secondo il diametro delle palline: il medio, il più comune, si presta a tutte le ricette; il più fine viene usato per i dolci; il più grosso è poco diffuso. Il cous cous fresco viene poi cotto a vapore, essiccato e confezionato.

Qual è il cous cous più buono?

La ricetta tunisina, ‘Mare Nostrum’, è un cous cous al gambero rosso, harissa grigliata e hummus al finocchietto. All’Israele, rappresentato dallo chef Moshe Basson del ristorante Eucalyptus di Gerusalemme, è andato il premio per la migliore presentazione del piatto.

Cosa si mangia con il cous cous?

Di norma il cous cous si fa con le verdure bollite o saltate in padella: patate, zucchine e carote o quello che più vi piace. Soprattutto d’estate però è buono anche con le verdure crude: pomodori, cipolle, cetrioli con prezzemolo e menta, come un tabuleh. Di pesce.

Qual è l’ingrediente principale del cous cous?

Il cous cous è un alimento che viene realizzato mediante la cottura a vapore di granelli e piccoli agglomerati di semola di grano o frumento duro (Triticum durum).

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