ER MEJO FICO DER BIGONZO

Er mejo fico der bigonzo

Nella tradizione popolare esistono dei detti che hanno una valenza storica particolare e che traggono la loro origine da un’ironia e da una saggezza popolare molto accentuata. A Roma tanti detti popolari hanno antichissime origini e non possono essere tradotti in italiano senza perdere gran parte della loro potenza espressiva.

“Er mejo fico der bigonzo” è uno di questi, le sue origini sono antichissime e derivano dalla bigoncia detta anche bigoncio un secchio molto largo usato per la vendemmia dell’uva e per la raccolta dei fichi.

Origine del detto

Il termine ha una chiara derivazione latina poiché è composto dai termini latini Bis che vuol dire due volte e Congius, una misura per i liquidi. Questo secchio costruito in maniera robusta era trasportato a spalla dai contadini e dai mezzadri.

“Troppo sarebbe larga la bigoncia che ricevesse il sangue ferrarese, e stanco chi ‘l pesasse a oncia a oncia…” (Dante, Paradiso, canto 9°)

Questo secchio era così usato da esser inserito pure nella Divina Commedia da Dante stesso, il passaggio dai campi alla tradizione popolare è stato breve e così è nato il modo di dire “er mejo fico der bigonzo” che secondo quanto abbiamo appena visto può essere tradotto come il miglior fico, con l’eccezione di bello, del bigonzo ovvero il più bello riposto in una bigoncia.

Oggi è usato in termini davvero ironici ed è facile capire perché se si conosce bene la tradizione della raccolta dei fichi: i contadini erano soliti porre all’interno del bigoncio i fichi più brutti e ammaccati verso il fondo tenendo in cima i più belli e lucidi, quelli che avrebbero fatto colpo sul padrone del terreno o su chi avrebbe dovuto comprare la frutta.

Ecco perché il modo di dire “er mejo fico der bigonzo” in romanesco ha assunto un tono canzonatorio, un significato molto ironico: perché i primi fichi, quelli belli posti in cima erano una sorta di truffa, un modo di arrangiarsi e farsi furbi quindi non valevano molto rispetto all’intero contenuto. Così è per quei bellocci che oggi in tono canzonatorio sono apostrofati con questa frase!

Non si usa per chi è davvero bello ma per chi si crede tale o per chi si comporta come tale.

Questo detto è davvero così famoso a Roma che negli anni Settanta, precisamente nel 1977, due cantanti umoristici Carletti Romano e Fortunato Federico, detti i Frascati, misero in musica questo detto in una canzone intitolata proprio Er mejo fico der bigonzo scalando tutte le classifiche laziali!

“te piacerebbe fare comme te pare cor mejo fico der bigonzo” (I Frascati)

Tanto che nella città eterna questa canzone viene ancora dedicata, scherzosamente e non, a chi si crede bello e atletico pur non essendolo.

 

© copyright 2022 – tutti i diritti sono riservati.