NINO MANFREDI: 10 curiosità sul D’Artagnan ciociaro della Commedia all’Italiana

I 100 anni di Nino Manfredi: 10 curiosità sul D’Artagnan ciociaro della Commedia all’Italiana

“Conta prima la mimica, poi la parola: questo non lo insegna più nessuno”. Nino Manfredi

MONDO – Il 22 marzo del 1921, esattamente 100 anni fa, nasceva il grande Nino Manfredi, un uomo straordinario ma allo stesso tempo comunissimo, privo di eccentricità e arroganza e capace di valorizzare il cinema popolare come forse nessun’altro.

Era nato in Ciociaria e in 50 anni di carriera è riuscito a farci ridere, piangere e riflettere attraverso i suoi occhi unici e inimitabili.

Occhi sgranati, aria bonaria, quel fare rustico, popolano (e fieramente ciociaro). Sono le tracce indelebili di Nino Manfredi di cui oggi ricorre il 100° anniversario dalla nascita.

Saturnino era nato nel 1921 a due passi da Frosinone, nella sua Castro dei Volsci e durante la sua carriera ci ha ricordato l’importanza cruciale del cinema popolare per la nostra formazione.

Ce l’ha ricordato in pellicole immortali come Pane e cioccolata, Per grazia ricevuta e Nell’anno del Signore, o ancora tramite la florida e straordinaria accoppiata col grande Ettore Scola, in pellicole del calibro di Brutti, sporchi e cattivi e C’eravamo tanto amati.

 

Ma al di là dei titoli che fanno ridere, commuovere e ricordare un’Italia che non c’è più, Nino Manfredi resterà indimenticabile per la sua mimica unica e inarrivabile. Le sue espressioni, i suoi occhi, grandi e profondi, restano infatti indelebili più di mille copioni.

I 100 ANNI DI NINO MANFREDI: L’ULTIMO DEI 4 MOSCHETTIERI DELLA COMMEDIA ALL’ITALIANA

“Fusse la vorta bbona”. Con questo tormentone, Nino Manfredi lanciò la sua popolarità a Canzonissima 1959. Vestiva i panni del barista di Ceccano, e quel personaggio gli aprì le porte per il cinema, solo l’ultimo tassello di una carriera polivalente.

Manfredi è passato dal teatro di rivista alla commedia musicale, dalla tv al cinema, dalla recitazione alla regia, mantenendo sempre un unico slogan: “Amo i lavori difficili, se non sono complicati non mi stimolano, non li accetto”.

Film difficili sì, ma sempre popolari, mai di serie b, bensì opere profondamente radicate nella nostra cultura e capaci di rendere comprensibili temi serissimi, sia pure deformati dalla lente della comicità.

Come lui, solo altri 3, gli altri 3 moschettieri, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Alberto Sordi, scomparsi tutti prima di lui, ma portatori degli stessi ideali e stili irripetibili.

10 CURIOSITA’ SU NINO MANFREDI

Eleonora Giorgi e Manfredi sul set di Nudo di donna (1981), film da lui anche diretto.

Per ricordare l’eterno attore, abbiamo raccolto alcune curiosità interessanti sulla sua vita e sulla sua carriera.

1) NINO MANFREDI E IL BANJO

Nel 1937 si ammalò gravemente di tubercolosi e restò a lungo in un sanatorio. Qui imparò a suonare un banjo da lui stesso costruito ed entrò nel complessino a plettro dell’ospedale.

Dopo un’esibizione, avvenuta nello stesso sanatorio, della compagnia teatrale di Vittorio De Sica, iniziò ad appassionarsi alla recitazione

2) L’AVVOCATO MANFREDI

Con Marina Bonfigli a teatro nel 1947

Nino si laureò in giurisprudenza per far felici i genitori ma presto capì che quella non era la sua strada.

Dopo aver conseguito la laurea, non divenne mai avvocato e si iscrisse all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.

3) TANTO PE’ CANTA’

Manfredi era un grande appassionato e conoscitore della musica. Cantava e lo sappiamo bene, ma sapeva anche suonare la chitarra.

Nel 1970 a Sanremo, Nino propose al pubblico dell’Ariston la celebre “Tanto pe Cantà” che gli valse l’ovazione della serata per un’esibizione ancora oggi ricordata tra i momenti più iconici del Festival.

4) LA SCAPPATELLA CON SVETLANA

Nino Manfredi è stato sposato per quasi 50 anni con Erminia Ferrari dalla quale ha avuto 3 figli, Giovanna, Luca e Roberta.

L’attore però ha avuto un’altra figlia, Tonina, nata da una relazione extraconiugale con la bulgara Svetlana Bogdanova.

5) NINO MANFREDI E IL DOPPIAGGIO

Nel corso della sua strabiliante carriera, Manfredi si è cimentato anche nel doppiaggio, prestando la sua voce a Robert Mitchum in Sette settimane di guai e Bud  Abbott in Africa Strilla.

Ha anche doppiato attori italiani, tra questi Marcello Mastroianni in Parigi è sempre Parigi e Franco Fabrizi ne I Vitelloni.

6) IL RICONOSCIMENTO DEI COLLEGHI

Nino Manfredi (al centro) con Vittorio Gassman e Stefano Satta Flores in un fotogramma di C’eravamo tanto amati (1974)

Sono molti i colleghi che nel corso degli anni hanno mostrato ammirazione incondizionata nei confronti di Nino Manfredi.

Di lui Dino Rissi disse: “Lo chiamavo l’orologiaio: era pignolissimo nel suo lavoro, un cesellatore, per questo riusciva a dare risultati straordinari”. Bellissimo il ricordo di Nino Frassica: “Una volta a Taormina ho visto schierati Manfredi, Gassman, Sordi, Tognazzi e Monica Vitti.

E ho capito dove Manfredi era superiore a tutti: negli occhi. Recitava con gli occhi dove altri si aiutano col viso o le parole.

7) LA REGIA

Manfredi esordisce dietro la macchina da presa nel 1962 con il fillm L’avventura di un soldato, tratto da un racconto di Italo Calvino. Nel 71’ dirige Per grazia ricevuta, vincendo il Nastro d’Argento e la Palma d’Oro.

8) LA DIATRIBA CON ALBERTO SORDI

In un’intervista con il regista e critico cinematografico Michele Spagnoli, Manfredi si espresse così su Alberto Sordi: “E’ un attore che ha un talento dieci volte più grande del mio. “E’ un talento naturale che, però, non ha educato. Sordi non può fare altro che se stesso, non ha mai fatto altro in vita sua ed è per questo che oggi è finito!  Io quando facevo Ponzio Pilato cercavo di “essere” Ponzio Pilato, ma Sordi chi cerca di essere quando recita? Lui rimane sempre se stesso e non è assolutamente vero che la sua è la “storia di un italiano”, al massimo è la storia di un romano e non è che io lo dica solo oggi. E’da mo’ che me so’accorto di questa cosa: quando giravamo nel ’68 in Angola, “Riusciranno i nostri eroi…” glielo ho detto pure a lui. Gli ho detto: “Senti Albè, ma perché non te prepari?”. Non mi capiva, e da allora non ha più voluto lavorare con me, se non i film dove manco ci incontravamo e pensa che prima, noi abbiamo vissuto tanto assieme. Qualche anno fa c’avevano proposto di girare un “Giulietta e Romeo” ambientato al giorno d’oggi nella periferia di Roma dove io e lui facevamo le parti di Capuleti e Montecchi sai che ha risposto? “Se c’è Manfredi, non lo faccio.” La scuola che abbiamo fatto noi, non l’ha fatta nessuno e si sente che Sordi non ha nessuna scuola e che viene dalla strada. Va benissimo! Ma c’hai il soffitto basso e prima o poi ti fermi, come gli è successo a lui. Secondo me lui non ha letto Stanislawski e non sa manco chi è Cechov…Sordi è un personaggio, io sono un attore, perché faccio tanti personaggi.”.

9) LA MORTE DI UN GIGANTE

Targa del viale nel Giardino degli Aranci a Roma

Nino Manfredi viene colpito da un ictus nel 2003 e non si riprende più, lasciandoci nell’anno seguente. Saturnino se ne andò il 4 giugno, in una Roma congestionata per l’arrivo del presidente degli Stati Uniti George Bush nel pieno della guerra in Iraq. Chissà che sguardo gli avrebbe rifilato il grande Nino.

10) IL TRIBUTO DI SKY ARTE IN OCCASIONE DEI 100 ANNI DALLA NASCITA

Manfredi (a destra) con Raffaele Pisu, Pierluigi Pelitti, Paolo Ferrari e Gianni Bonagura nella compagnia del Teatro di rivista della Rai di Roma nel 1954

In occasione del centenario della sua nascita, Sky Arte celebrerà Nino Manfredi stasera, lunedì 22 marzo, con un documentario scritto dal figlio Luca dal titolo Uno, nessuno e cento Nino, ricco di testimonianze inedite sul suo percorso di vita.

All’interno del documentario, troveremo anche un’intervista inedita all’attore a pochi anni dalla sua scomparsa.

(Fonte bit.ly/3s6xP4l)