MUHAMMAD ALI

(17 gennaio 1942, Louisville, Kentucky – 3 giugno 2016, Scottsdale, Arizona)

Vola come una farfalla, pungi come un’ape” (Muhammad Alì)

 Muhammad Ali, nacque con un altro nome ovvero Cassius Marcellus Clay Jr. e divenne ben presto una figura di spicco del panorama mondiale della boxe e dello sport. La sua è una biografia intensa che lo portò a divenire campione del mondo dei pesi Mediomassimi e dei Massimi, obiettore politico e uomo cardine della lotta afroamericana nel mondo.

Quello che è considerato uno dei pugili più grandi di tutti i tempi iniziò ad allenarsi a 11 sotto consiglio di un poliziotto, Joe E. Martin lo incontrò mentre urlava contro chi gli aveva rubato la bicicletta e gli consigliò prima di prendersela con quelli più grandi di lui di iniziare ad allenarsi nella boxe.

Proprio da questo fortuito incontro iniziò tutto e Joe Martin portò Cassius Clay all’interno di quella che oggi è una delle palestre di pugilato più famose al mondo la Columbia di Louisville. Il pugile ottenne la cittadinanza onoraria anche irlandese in quanto per parte della madre afroamericana aveva un nonno bianco e un bisnonno irlandese nato proprio a Ennis Clare in Irlanda che volle dare nel 2009 la cittadinanza onoraria a questo grande campione.

La carriera di questo pugile fu fulminante e velocissima, sconvolse il mondo per la sua spavalderia e per la sua bravura divenendo nel 1960 campione olimpico e medaglia d’oro ai Giochi di Roma nella categoria dei mediomassimi; il suo palmares da dilettante prima di approdare al mondo del professionismo fu di 100 vittorie e 5 sconfitte e vinse 6 kentucky Golden Gloves, 2 Golden Gloves nazionali e tantissimi altri premi prestigiosi.

Nel 1964 a soli 22 anni campione del mondo dei pesi massimi. Proprio questo incontro diventerà un simbolo della carriera di Muhammad Ali in quanto riuscì ad atterrare al primo minuto, del primo round l’allora campione Sonny Liston dato come favorito. Quel momento fu immortalato per i giornali di tutto il mondo divenendo una delle foto più iconiche della boxe e dello sport mondiale.

Cassius Clay era solito ballare sul ring, deridere gli avversari e far parlare di sé con un atteggiamento provocatorio e canzonatorio, per far capire con che spirito affrontasse la vita e il ring è possibile riportare alcune delle sue frasi più famose:

“Ero così veloce che avrei potuto alzarmi dal letto, attraversare la stanza, girare l’interruttore e tornare a letto sotto le coperte prima che la luce si fosse spenta.  oppure Joe Frazier è troppo brutto per essere campione. Joe Frazier è troppo stupido per essere campione. Il campione dei massimi deve essere intelligente e grazioso come me!

Controversa è anche la sua dichiarazione di aver gettato l’oro olimpico nel fiume dopo che dal ritorno dalle olimpiadi di Roma un ristorante della sua città natale gli negò il permesso di entrare e ordinare per via della segregazione raziale, sempre attento a questi eventi, Cassius Clay dopo la fama venne invitato a divenire un membro dell’Islam afroamericano e scelse di farsi chiamare Muhammad Ali.

Ali, infatti, riuscì a ritagliarsi uno spazio di spicco come personaggio non solo nel mondo della boxe, rifiutò ogni controllo, parlò liberamente nelle conferenze stampa e nelle interviste di ogni cosa che voleva e dei problemi legati alle cause razziali e del malcostume americano e si impose come uno dei principali trash-talker del mondo dello sport. Secondo la scrittrice Joyce Carol Oates fu uno dei pochissimi atleti capace di definire con i suoi propri termini la propria reputazione pubblica.

Per questo che nel 1967, tre anni dopo aver conquistato il titolo e nel momento di massimo splendore della sua carriera decise di opporsi alla leva per la guerra del Vietnam, fu arrestato, privato del titolo e per i successivi 3 anni non gli fu permesso di battersi all’interno di un ring.

Questo privò il campione di tantissimi successi durante l’apice della sua carriera ma determinò un momento davvero importante per la cultura afroamericana e per la giurisprudenza degli Stati Uniti tanto che fu la Corte Suprema degli Stati Uniti ad annullare la sua condanna nel 1971.

Si può quindi dire che i maggiori successi Ali li ebbe come simbolo della controcultura e della lotta all’integrazione ma è innegabile che sia stato uno tra i più potenti pugili della storia, detiene infatti il maggior numero di premi come pugile dell’anno essendo stato premiato ben 6 volte ed è l’unico peso massimo a essere stato campione lineare in 3 diverse occasioni nel 1964, nel 1974 e nel 1978. In particolare l’incontro del 1974 in Zaire  contro George Foreman fu uno dei più spettacolari e importanti eventi del mondo della boxe e venne nominato Rumble in the Jungle.

Seguito per spettacolarità solo da Thrilla in Manila, il terzo e ultimo incontro dove affrontò il suo rivale storico George Foreman, questo incontro viene considerato come uno dei più brutali dell’intera storia del pugilato.

Nel 1984 ad Alì fu diagnosticato il Parkinson che venne attribuito alla sua professione ma rimase un personaggio di spicco del mondo sportivo e non solo ed ottenne nel 1996 una medaglia d’oro sostitutiva di quella che si dice abbia buttato nel fiume alle Olimpiadi di Atlanta dove malato di Parkinson fu lui stesso ad accendere la fiaccola Olimpica nel tripode.

“Muhammad Ali era anche un fenomeno estetico. Era come un dio greco. Omero avrebbe compreso alla perfezione Muhammad Ali.” (George Steiner)

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