ESSERE UN ABATINO

Essere un abatino

“Il nostro mondo è fatto solo per l’ostentazione: gli uomini non si gonfiano che di vento, e si muovono a balzi, come i palloni.” (Michel De Montaigne)

Essere un abatino, perché si dice così? Cosa vuol dire? In Italia abbiamo tantissimi modi di dire che hanno un’origine davvero curiosa e nascondono cose interessantissime da scoprire.

Per esempio, scoprendo cosa significa questo modo di dire potremo capire perché il grandissimo e storico campione Gianni Rivera era soprannominato “l’abatino” in senso un po’ dispregiativo all’inizio della carriera e capire perché questo soprannome gli rimase incollato per tutta la vita.

Essere un abatino è un modo di dire che viene dal mondo della chiesa, gli abatini infatti erano i giovani ragazzi che stavano studiando per diventare Abate, nel gergo popolare però era usato in modo derisorio poiché questi ragazzi usavano un modo di fare e di comportarsi che non era, ancora, commisurato al loro rango.

Questo perché l’abate nel medioevo aveva un rango speciale con privilegi e funzioni politiche che potevano portare alta considerazione di sé e anche un po’ di ripicca nel popolo.

Ecco perché oggi, essere un abatino indica una persona con modi di fare ostentati e che tenta di mettere in mostra un’eleganza che non gli è del tutto congeniale, un modo di porsi quindi esagerato e troppo vanesio.

Il modo di dire è così noto e utilizzato nella nostra Penisola che tutti l’avranno sentito dire almeno una volta e adesso possono collegarlo alla sua nascita e capire davvero cosa vuol dire.

Essere un abatino, inoltre, possiamo trovarlo come espressione sia in Nievo che in Foscolo ad attestare il suo largo utilizzo popolare. In ambito moderno però tante persone conoscono il modo di dire perché legato al mondo del calcio a identificare un giocatore, spesso un attaccante con un modo di giocare fantasioso e bello da vedere ma che poco concretizza.

“Abatini siamo, e abatini, ahimé, resteremo.” Il dizionario «Battaglia» riporta questa citazione dalle opere del Foscolo: «Una leziosità da vero abatino di Arcadia»

Questo modo di dire si legò al calcio nel periodo a cavallo tra i Sessanta e i Settanta quando un grandissimo giornalista come Gianni Brera usò il termine per identificare Gianni Rivera: elegante e tecnico ma poco finalizzatore per la sua scarsa potenza. Nonostante poi Rivera abbia vinto tantissimo il soprannome gli è rimasto attaccato tutta la vita anche se poi, in tono scherzoso, ed è entrato di diritto nel gergo calcistico di tutti i giorni.

“Io abatino, non mi offesi mai” (Gianni Rivera)

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