CARNEVALE

CARNEVALE

Mi piacciono i coriandoli per terra a dimostrare che qualcuno si è divertito. Che la felicità per un attimo si è fermata in quel luogo“. (Fabrizio Caramagna)

Il Carnevale, la festa più allegra dell’anno, è il periodo che precede la Quaresima e termina il Martedì grasso, giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri.

Etimologia

Secondo la più accreditata interpretazione la parola ‘carnevale’ deriverebbe dal latino carnem levare (“eliminare la carne”), poiché indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. In alternativa si è ipotizzato che il termine possa invece aver tratto origine dall’espressione latina carne levamen (avente l’analogo significato di “eliminazione della carne”), oppure dalla parola carnualia (“giochi campagnoli”) o ancora dalla locuzione carrus navalis (“nave su ruote”, quale esempio di carro carnevalesco) se non addirittura da currus navalis (“corteo navale”), usanza di origine pagana e occasionalmente sopravvissuta fino al XVIII secolo tra i festeggiamenti del periodo. Le prime testimonianze dell’uso del vocabolo “carnevale” (detto anche “carnevalo”) vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano alla fine del XIII secolo e del novelliere Giovanni Sercambi verso il 1400.

I festeggiamenti maggiori avvengono il giovedì grasso e il martedì grasso, ossia l’ultimo giovedì e l’ultimo martedì prima dell’inizio della Quaresima. In particolare il martedì grasso è il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, dato che la Quaresima nel rito romano inizia con il Mercoledì delle ceneri.

Nell’antica Roma, dal 17 al 23 dicembre si svolgevano i “Saturnalia”, feste religiose da cui sono derivate le nostre tradizioni carnevalesche. Il mese di Febbraio era il mese delle purificazioni, dedicato alla dea Febris e bisognava celebrare i riti funebri per i Mani, divinità del mondo sotterraneo, in quanto i morti reclamavano cerimonie in loro onore. Sui sepolcri si portavano piccoli doni come corone, offerte, o del grano con del sale e si facevano preghiere.

La terra cominciava a risvegliarsi dal sonno invernale e, durante il Carnevale, si festeggiava la sua ritrovata fecondità, che doveva nutrire gli animali e gli uomini. Grande valore aveva la capacità di ridere. Il riso aveva il potere di sconfiggere la morte e il lutto ed era collegato alla fertilità della natura e degli uomini.

Chi non ride mai non è una persona seria”. (Charlie Chaplin)

Per i Greci e i Romani, le divinità del riso, Gélos e Risus, erano sacre e venerate. Un mito racconta che il dio rise e nacquero i sette dei che governano il mondo. Al primo scoppio di risata apparve la Luce. Scoppiò a ridere la seconda volta e apparvero le acque, con successive risate vennero al mondo Hermes, Destino e Psiche.

Un altro mito greco narra che Demetra, la dea che aveva perduto la figlia Core, non rideva più e tutto il mondo rischiava la morte: non nascevano fiori, piante, animali, uomini. Finalmente, una serva la fece ridere con un gesto volgare e tutto tornò a fiorire.

Nel Medioevo, durante il Carnevale, sovrana era l’allegria: avveniva la sospensione temporanea delle leggi, delle regole e della morale. I ruoli sociali si invertivano: gli uomini si vestivano da donne e viceversa, i poveri da ricchi, i ricchi da barboni.

“A carnevale tutto il mondo è giovane, anche i vecchi / A carnevale tutto il mondo è bello, anche i brutti”. (Nicolaï Evreïnov)

Nei balli, caratterizzati da lunghi salti, si raffigurava la crescita delle spighe di grano. La danza, il riso e l’amore santificavano il ritorno della primavera.

Anche oggi, si vivono giorni spensierati fatti di travestimenti con le maschere più diverse e variopinte, di vita sregolata, di burle e gioia sfrenata. Le feste di Carnevale sono un’occasione per divertirsi andando al di là delle consuetudini e mangiando di buon gusto.

“Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell’allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,
si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate”.

(Gianni Rodari)

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