SI PI PAURA DI CORVI NUN SI SEMINA LINUSA, NUN PUTISSIMU AVIRI ‘A CAMMISA

È ormai noto alla maggior parte di noi quanto la nostra amata penisola sia, grazie al cielo, stracolma di arte, bellezza, cucina, tradizioni e tanto altro. Sono proprio questi i principali motivi per cui l’Italia è così rinomata e apprezzata, anche all’estero. Piatti prelibati, letteratura ammaliante, opere d’arte da Sindrome di Stendhal.

Ma ci dimentichiamo talvolta che non c’è “soltanto” questo. Possediamo, infatti, un altro particolare patrimonio da salvaguardare e custodire con cura: la varietà linguistica.

Soltanto addentrandoci nei meandri di ogni singola Regione, Provincia e addirittura Comune italiano, possiamo comprendere a pieno le varie sfumature e sfaccettature linguistiche dei nostri dialetti.

Oggi ci soffermeremo in particolare su un detto popolare che riecheggia nella nostra beneamata Sicilia; un motto che vale la pena approfondire, perché porta con sé un significato profondo.

Questo proverbio recita: Si pi paura di corvi nun si semina linusa, nun putissimu aviri ‘a cammisa”.

Cerchiamo di scardinare questa frase e dare una mano a chi non ha compreso esattamente cosa si nasconde dietro questo detto.

Tradotto letteralmente, questa frase recita: “Se per paura dei corvi non piantassimo lino, non avremmo le camicie”.

Ma che significa?

Sbirciando tra le pieghe, troviamo il significato di questo proverbio siciliano. Esso ci ricorda che, nella vita, non dobbiamo arrenderci o fermarci solamente perché ci accorgiamo che ci sono dei “corvi”, ovvero degli ostacoli, di fronte al nostro cammino. Se ci fermiamo, infatti, non potremmo in alcun modo raggiungere i nostri obiettivi (la camicia).

Non dobbiamo quindi scoraggiarci ma, al contrario, superare a testa alta le nostre paure e gli inconvenienti, per avere poi grandi soddisfazioni future.

Senza ombra di dubbio incontreremo delle difficoltà prima o poi; la cosa fondamentale è non arrenderci di fronte ad esse, a maggior ragione ancor prima di iniziare.

Se si vuole scavare ancora più in profondità, possiamo leggere questo proverbio come un chiaro invito a “fare”, mettendo da parte le nostre preoccupazioni e prendendo consapevolezza che c’è una fine (la morte) al termine del nostro viaggio (la vita).

Ma anche se tutto finisce, non significa che la vita non valga la pena di essere vissuta pienamente e intensamente.

È normale, certo, avere ansie e timori, ma proprio per questo la cosa migliore da fare è concentrarsi nell’adesso, sull’hic et nunc, il qui e ora, sul percorso, e soprattutto guardare in faccia le avversità, perché l’azione in fondo, è l’unica cosa che conta.

© copyright 2022 – tutti i diritti sono riservati.