FREE BLEEDING 1.991 views - 17 Febbraio 2021 – Pubblicato in: Parole

Voglio analizzare la cosa con calma prima di dare la mia opinione, voi potete decidere di analizzarla con me o saltare alla fine,

perché si prospetta una risposta lunga e (forse) dettagliata.

Proseguite a vostro rischio e pericolo.

Ho cercato l’immagine più carina possibile per far capire a quei pochi che ancora non sanno di cosa si tratta in cosa consista il free bleeding.

Letteralmente significa “sanguinamento libero”, ma puoi leggerlo anche come “ughhh”.

A dare il via a questa moda femminista è stata Kiran Gandhi, batterista del gruppo di M.I.A., che ha corso una maratona durante la settimana di ciclo senza indossare nulla per fermare il flusso.

In nome del comfort, dice lei. Sarà, a me non sembra confortevole.

Ma andiamo per gradi, vorrei prendere i vari punti del suo discorso uno alla volta.

Punto 1:

Ho corso con il sangue che scendeva lungo le cosce per tutte le sorelle che non hanno accesso agli assorbenti.

Questo ha senso.

Pensate che in Italia gli assorbenti sono considerati come beni di lusso e tassati al 22%.

Mi rifaccio ai dati che ho trovato su internet, Corriera della sera, 2018:

  • Ogni donna, dal menarca alla menopausa, escludendo le eventuali gravidanze, ha circa 520 cicli mestruali e consuma almeno 12 mila assorbenti;
  • In media una confezione da 14 salviette igieniche costa 4€, e spesso ne servono due;
  • Ogni mese si recano al supermercato per comprare assorbenti 21 milioni di donne;
  • Ogni anno in Italia vengono venduti 2.6 miliardi di salviette igieniche;
  • Per tredici cicli l’anno vengano spesi, fra assorbenti esterni e interni circa 126€,
    • di questi 22,88€ vanno allo Stato come imposta sul valore aggiunto…
    • dal menarca alla menopausa sono una quarantina d’anni, fai tu.

Dunque, dicevamo: beni di lusso?

A noi donne non piace avere il ciclo. Noi donne non abbiamo deciso di sanguinare allegramente un’intera fottuta settimana ogni fottuto mese.

Noi donne non abbiamo il ciclo per hobby. Niente di tutto ciò. Avere il ciclo fa male, non puoi ridere, non puoi starnutire e devi sempre stare allerta perché l’incidente è dietro l’angolo, ma Madre Natura ha un gusto sadico e perverso e ce lo dimostra così.

Questa era l’Italia, qui, se non altro gli assorbenti lì abbiamo. Ma la Gandhi parla di donne che non ne hanno proprio accesso; onestamente non so quali siano nello specifico questi paesi, ma mi sembra abbastanza ragionevole supporre che in quelli del terzo mondo niente di ciò che noi diamo per scontato lo sia, assorbenti inclusi.

Punto 2:

…per quelle che, nonostante crampi e dolori, nascondono il loro disagio come se non esistesse. Ho corso per dire: esiste, e lo superiamo ogni giorno.

Questo ci sta un po’ meno.

Io, personalmente trovo noiose e pedanti le persone che si lamentano. Voglio dire, se sto male, stringo i denti e sorrido; se sono triste, stringo i denti e sorrido; se ho il ciclo -il che implica sia stare male che essere depressa-, stringo i denti e sorrido.

Non lo faccio perché qualcuno mi ha insegnato che è buona educazione, ma perché non voglio pesare sulle spalle degli altri. Se dessi retta a me mi starei sempre lamentando di qualcosa, fosse anche solo una piccola nuvoletta bianca e leggera nel mio orizzonte degli eventi, ma ho deciso di non farlo.

“Nonostante crampi e dolori nascondono il loro disagio”. Okay, ma mi sembra un po’ ipocrita nascondere il proprio disagio, vuoi per educazione vuoi per non essere pedante, e poi far pesare agli altri che tu ti impegni per nascondere le tue sofferenze… cioè, a ‘sto punto lamentati delle tue sofferenze da subito e siamo tutti più felici, no?

“Ho corso per dire: esiste, e lo superiamo ogni giorno”. Secondo me qui stai esagerando.

Non so quale sia la portata del tuo flusso, ma, tesoro, non sei un soldato in trincea, non combatti per la pace nel mondo, stai solo espellendo sangue e endometrio, lo facciamo tutte, eppure io non sento tutta questa grande esigenza di urlarlo al mondo intero.

Ma ancora una volta, va specificato che ci sono casi e casi.

Anche qui in Italia c’è chi crede ancora che durante le mestruazioni tu non possa toccare e innaffiare le piante e questo è un paese tutto sommato educato.

In altri paesi avere un ciclo significa essere impura, poco importa se il ciclo mestruale è ciò che rende possibile la gravidanza e se la fertilità è il principale criterio di valutazione della donna.

Vengono allontanate, emarginate e trattate come estranee fino allo scadere dei 7 fatidici giorni

Dopo una brevissima ricerca su internet, ho trovato questi esempi:

  • Donne che non possono toccare l’acqua se ci sono anche altre persone e devono aspettare talvolta fino all’arrivo della notte;
  • Donne che non possono specchiarsi, né pettinarsi;
  • Donne che non possono entrare in cucina, né cucinare, né toccare qualsiasi utensile della cucina. Che devono mangiare in una stanza separata e vengono ignorate e trattate come se fossero delle estranee;
  • Donne che devono obbligatoriamente lasciare la loro casa, ed andare a dormire a casa di qualcun altro, lavandosi in un luogo isolato.

Ecco, per queste donne credo che sia valido, vittime silenziose della stupidità dell’uomo, che le vuole fertili e “pure”.

Punto 3:

Ho pensato che se c’è un gruppo di persone a cui la società non darà mai fastidio, questi sono i maratoneti. Se c’è un modo di superare le oppressioni è di correre una maratona nella maniera che si preferisce. Nella maratona il sessismo può essere vinto. Lì il fatto che una donna abbia le mestruazioni non è rilevante e le donne possono riscrivere le regole come preferiscono. Lì il comfort di una donna si impone su quello dell’osservatore.

Questo non ci sta per niente.

Finché si parla di quanto siano belle le maratone e bla bla bla ha senso, non fa una piega. Ma comfort? Non direi.

Non so voi, altre donne alla lettura, ma quando ero piccola, 11 anni, non sapevo bene come funzionasse questo macabro gioco della natura, non avevo ancora capito come prevedere il ciclo, come preparare un’adeguata difesa per coglierlo di sorpresa e capitava che invece fosse lui a cogliere di sorpresa me, tendendomi un agguato -i primissimi mesi sono sempre i più imprevedibili.

Ecco, voi forse gia sapete, pensate sia confortevole?

Voi uomini, voi non lo sapete, non lo potrete mai sapere, ma non è bello.

Ho cercato di pensare a una senzsazione anche solo lontanamente simile per analizzare il fenomeno in piccolo.

Non è stato facile e non credo di aver trovato un’esempio efficace, ma vi chiedo comunque di immaginare una situazione davvero banale, che è capitata a tutti: supponiamo che, correndo, magari mentre giocavate con degli amici su della ghiaia sottile e tagliente, siate caduti. Vi siete alzati e avete guardato le vostre ginocchia. Una débâcle. I vostri jeans preferiti strappati e sporchi, la pelle tutta sbucciata, il sangue che piano piano iniziava ad uscire.

Ma avete continuato incuranti, perché nonostante il dolore nascondete il vostro disagio come se nonesistesse, pur di non fare la figura delle femminucce. A fine serata, però, siete tornati a casa, pronti a disinfettare il tutto e ad attaccarci sopra un bel cerotto, avete chinato la testa et voilà!

Il sangue ha continuato a uscire tutta la sera, sporcando tutto il tessuto intorno alla ferita e rapprendendosi, si è rappreso sulla vostra pelle e sui vostri jeans, e ora sentite che sono un po’ appiccicosi, che si sono attaccati alla pelle.

Fa un po’ schifo, eh?

Immaginate che questo casino accada lì, pensate sia confortevole?

Non lo è.

Ti senti sporca (lo sei) e senti la stoffa che sfrega contro la tua pelle, vuoi correre in bagno lavarti, farti un lunghissimo bagno caldo e poi metterti un pratico, comodo e confortevole assorbente che prevenga quel disastro.

Quindi mi dispiace Kiran, ma non ti credo.

Fare la maratona in queste condizioni è stato fastidioso, puoi raccontare cazzate a tutti gli altri, ma noi lo sappiamo.

Ma il freebleeding non si è fermato qua. È diventato una protesta, una liberazione e una moda.

Una protesta:

Come ho già detto, è un modo per portare l’attenzione sul tema della Tampon Tax, la tassa su assorbenti e tamponi, considerati beni di lusso, non solo in Italia.

A scuola mi hanno insegnato che manifestare significa creare disagio. Se la tua protesta è silenziosa e non disturba nessuno, nessuno si accorgerà della tua protesta.

A voi il freebleeding disturba, vero?

Beh, sì perché ho visto un sacco di domande in merito, un sacco di risposte indignate, di facce schifate, quindi funziona.

Il freebleeding funziona perché è un modo diretto di dire: volete considerare gli assorbenti beni di lusso? Come se non fossero articoli di prima necessità?

Come se fossimo noi le viziate che li vogliono? Bene, allora noi non li compriamo. Ora vi piace che le ragazze sanguinino liberamente? Per le strade, sui mezzi pubblici, nelle panchine, nei bar… vi piace? No? Viziati. Come dite?

È normale igiene personale? E allora ammettete che sono essenziali e non un lusso, togliete quella tassa, o il movimento si allargherà e tra qualche anno avrete le strade invase da un’orda di donne sanguinanti.

Voi volete che quelle donne si rimettano l’assorbente e lo voglio anch’io, credetemi, ma dubito che si fermeranno perché le loro ragioni sono giuste e sempre più persone lo sanno e sempre più persone decidono di aderire.

Una liberazione:

Giusta o sbagliata che sia l’idea, l’atto pratico continua a farmi schifo e non capivo perché altre persone aderissero al freebleeding.

Dopo una breve occhiata sul magico mondo di internet ho scoperto un sacco di ragazze che raccontavano la loro esperienza di freebleeding.

Ho letto un articolo su “Vice“, non una grande fonte lo ammetto, ma la prima che ho trovato.

La ragazza, Aurora Tejeida, ha raccontato i suoi tre giorni di freebleeding in modo piuttosto aperto, la sua esperienza corrisponde alle altre che ho visto e suppongo sia veritiera.

Aurora spiega che il trucco per lei è stato quello di bere moltissima acqua per andare in bagno più frequentemente, circa ogni 30 minuti, a controllare la situazione e a ripulirsi.

Il primo giorno l’ha passato comodamente a casa sua, guardando Buffy, per prendere “confidenza” con il suo ciclo e con se stessa e per studiare un po’ il funzionamento senza rischiare figuracce madornali.

Soltanto la sera, dopo aver acquisito sicurezza, è uscita a bersi una birra, jeans neri e sgabelli neri le davano quel comfort in più di cui aveva bisogno nel caso in cui si fosse macchiata.

Il risultato, comunque, è stato una totale assenza di macchie e di dolori, che, come dice, erano di norma veramente forti. Quest’ultima non credo sia una causa diretta del freebleeding, piuttosto è probabile che a farla stare meglio sia stata l’acqua.

Non sono una scienziata ma se le uniche variazioni nella sua routine mestruale sono state acqua e assorbente, ecco, ritengo che quella che va dentro l’organismo possa essere la più credibile; una volta che il sangue è uscito, dopotutto, è uscito, pace.

Il secondo giorno ha deciso di sperimentare diverse attività, da quanto ho capito è rimasta fuori tutto il giorno, yoga, pizza e cinema, facendo una pausa solo per cambiarsi.

Il risultato, com’era prevedibile, è stata una macchia. Ma stando alle sue parole, si sentiva così in pace con se stessa e con il suo ciclo da non preoccuparsene.

Il terzo giorno ha ceduto al salvaslip, doveva andare a lavoro e non aveva più pantaloni neri, quindi glielo lascio passare.

Ha continuato a bere molta acqua e alla fine pare che, anche senza salva slip, non si sarebbe macchiata.

Perché vi racconto questa storia noiosa?

Per dirvi che il free bleeding per molte donne sta diventando una scelta di vita e non una protesta, perché si trovano meglio così, perché sono più a contatto con il loro corpo, con la natura o che so io.

Semplicemente stanno meglio e riescono a regolarsi meglio durante il ciclo.

Ma per me non è una scusa.

Bevete tutta l’acqua che volete e andate in bagno anche cento volte al giorno se vi fa stare bene, ma mettete un assorbente, per sicurezza, per evitare questo:

Una moda:

Non credo che ci sia bisogno di spiegazioni. Più il movimento si allarga più c’è chi aderisce ad esso solo per moda, perché lo ha fatto una sua amica o la sua crush.

Certo, magari poi si ritrova in uno degli altri due motivi, o in tutt’e due, perché no, ma il succo non cambia.

In Italia siamo troppo attenti al buon costume e ci interessiamo troppo all’opinione degli altri, prima che questo movimento prenda piede anche qui, probabilmente, ci vorrà ancora un bel po’.

Qualcuna l’ha provato, ma non credo che sia andata oltre una settimana, adottandolo come stile di vita.

La mia opinione?

Il freebleeding come forma di protesta è efficace e funziona, gli altri motivi non mi sembrano sufficienti a giustificare una cosa che fa chiaramente a pugni con il buon senso e le più comuni norme di igiene.

Ma continua a farmi schifo.

Se vuoi manifestare il tuo disappunto per la Tampon Tax in questo modo a me va bene, sicuramente è il modo più disturbante, però, per favore, resta in piedi. Tutto qui.

Evita di sederti nel luoghi pubblici, dicendoti che tanto la sedia è scura e quindi non si noterà comunque, perché non voglio ritrovarmi con i pantaloni sporchi del sangue di qualcun altro.

Ancora meglio sarebbe se la questione si limitasse a qualche manifestazione anziché farla diventare una routine, così almeno so quando e dove aspettarmelo.

A me piacerebbe un mondo in cui il freebleeding non esiste, in cui non ce n’è bisogno o in cui almeno stia per concludersi, ma non è così e il gesto della Ghandi ha attirato l’attenzione su un problema importante, quindi ben venga.

Se il freebleeding vi fa schifo, offendere chi ne prende parte non è la soluzione (guess what, non è mai lasoluzione a niente), così non fate altro che dare linfa al movimento, dimostrando che hanno ragione e che devono proseguire.

L’unico modo per fermare il freebleeding è eliminare la tassa sugli assorbenti, magari mettendola al tartufo che invece non è tassato come bene di lusso, tanto a me non piace comunque.

Questa è l’unica soluzione, altrimenti preparatevi alla prima piaga, perché le vostre strade si tramuteranno in sangue.

 

(Fonte Web Nora Lai)