CIOFECA

Ciofèca (o ciufèca) s. f. [di etimo incerto, forse dallo spagn. chufa «mandorla per fare un’orzata»], roman. – Bevanda di sapore cattivo: altro che caffè lungo, questa è una ciofeca.

(Fonte Treccani)

La parola “ciofeca” è di origine napoletana ma è ormai alquanto diffusa in molte regioni italiane, indica una cosa alquanto sgradevole, una schifezza, appunto. Un qualcosa che provoca ribrezzo, schifo e disgusto;

un qualcosa che è venuto male, anche per un soggetto non proprio bello, un film, per dire, e così via.Usata per descrivere “qualcosa” riuscita male si riscontra anche riferita a “persona”. Ad esempio, un personaggio sgradevole alla vista e per niente elegante può anche esser definito come ciofeca anche se la caratterizzazione è un tantino esagerata.

Originariamente serviva per definire un pessimo caffé proprio perché è la bevanda “sacra” per eccellenza nel territorio  napoletano, ovvero del luogo di origine del termine.

La “ritroviamo” in numerose riproduzioni cinematografiche, anche moderne, ma dove tale espressione assurge caratteristiche ben definite è nei film del celebre attore napoletano Totò e nella commedia teatrale del grande Eduardo De Filippo:

Lo so, sono vigliacco, ma sono vivo: meglio un vigliacco vivo che un coraggioso morto. Questo caffè è una ciofeca! Sull’insegna, invece che «Caffè dello Sport», dovete scrivere “Ciofeca dello Sport

Questo caffe’ e’ una ciofeca. … (Eduardo De Filippo rivolto alla domestica in “Fantasmi a Roma

 

Letteralmente la ciofeca è la parte inferiore del carciofo che era utilizzata a suo tempo come decotto ed ha un sapore decisamente sgradevole come sostiene qualcuno a ben vedere!

Ma forse la storia non è così facile: in arabo “safaq” è una bevanda di bassa lega, scadente. Dalla presenza araba pare che il termine si sia diffuso nel Mezzogiorno, fino all’attuale ciofeca.

Una storia davvero interessante, a riprova che le contaminazioni della lingua sono sempre eventi dal sapore succulento (anche se amaro!).

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