FARE L’ACHILLE SOTTO LA TENDA

Fare l’Achille sotto la tenda

“Siano i servi di Agamennone a combattere per lui.” (cit. Brad Pitt Troy)

La lingua italiana è piena di sfumature particolari, di modi di dire curiosi e di interessanti cose da scoprire. Forse a qualcuno sarà capitato di sentire il modo di dire fare l’Achille sotto la tenda e si sarà chiesto cosa volesse dire, ovviamente tutti sapranno che ha a che fare con la figura del mitico eroe omerico ma come è potuto diventare un modo di dire e soprattutto cosa vuol dire “fare l’Achille sotto la tenda“?

Chi era Achille?

Achille (in greco antico: ἈχιλλεύςAchilléus; in latino: Ăchillēs, -is), soprannominato piè veloce o piè rapido,[1] è un eroe leggendario della mitologia greca, protagonista della guerra di Troia descritta dall’Iliade.

Il mito di Achille è tra i più ricchi e antichi della mitologia greca: oltre all’Iliade, altre leggende hanno fatto proprio tale personaggio e si sono sforzate di completare il racconto della sua vita, inventando episodi che supplissero alle lacune dei poemi omerici.

Via via si è venuto a formare un ciclo di Achille ricco di versioni sovente divergenti, come, per esempio il fatto che spesso dormisse nella foresta di giorno; versioni che hanno ispirato i poeti tragici ed epici dell’antichità, fino all’epoca romana. Achille è anche identificato col patronimico Pelìde, essendo egli figlio del mortale Peleo.

Il Modo di Dire

Vediamolo insieme: questo modo di dire è abbastanza ironico e si usa per apostrofare qualcuno che per semplice puntigliosità e presunzione si astiene dalle proprie responsabilità o da un compito da eseguire anche se ciò va a suo discapito.

Vi ricorda qualcosa? Sì, è proprio ciò che successe con Achille nell’Iliade, il poema omerico infatti narra che Achille furioso con il capo della spedizione che gli aveva sottratto Briseide, suo bottino di guerra, decise di non scendere in campo nelle battaglie future, rimase in tenda facendo mancare la sua forza e il suo apporto decisivo alla spedizione.

Questa assenza permise ai troiani di conquistare terreno e vincere diverse battaglie infliggendo allo stesso esercito di Achille pesanti perdite, il guerriero quindi per la propria presunzione arrivò a rischiare di far perdere la guerra ai greci e scese in campo solo quando il suo amato cugino fu sconfitto da Ettore.

“Sì, Ettore, adesso vantati:
a te hanno dato vittoria Zeus Cronide e Apollo,
che m’abbatterono facilmente: essi l’armi dalle spalle mi tolsero.
Se anche venti guerrieri come te m’assalivano,
tutti perivano qui, vinti dalla mia lancia;
mi uccise destino fatale e il figliuolo di Latona,
e tra gli uomini Euforbo: tu m’uccidi per terzo.
Altro ti voglio dire e tientelo in mente:
davvero tu non andrai molto lontano, ma ecco
ti s’appressa la morte e il destino invincibile:
cadrai per mano d’Achille, dell’Eacide perfetto” (libro XVI)

Proprio come Achille che rimase in tenda nonostante i suoi combattessero ecco perché oggi viene detto “fare l’Achille sotto la tenda” nel mondo di tutti i giorni.

Ci sono alle volte persone che per semplice orgoglio finiscono per ferire sé stesse o per fare del male a tutto il proprio team pur di non fare qualcosa, e siccome oggi, nessuno può vantare le nobili origini e le imprese di Achille il modo di dire diventa ironico e a volte leggermente denigratorio a intendere qualcuno che vorrebbe ricalcare le orme di qualcuno fin troppo più grande di lui.

Ancora una volta quindi ci accorgiamo che la letteratura classica e la cultura greca ci vengono incontro per spiegarci i nostri modi di dire e ci accompagnano riservandoci ancora grandi sorprese e curiosità.

“La presunzione può gonfiare un uomo, ma non lo farà mai volare.”(cit. anonimo)

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