Il significato dei gesti del Maestro d’Orchestra

Cosa succede se manca il direttore d’orchestra?… Casca il palco! Analizziamo il ruolo di questa professione, troppo spesso sottovalutata.
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Molti di noi vedono la gestualità dei maestri d’orchestra come movimenti alla rinfusa.

Lo stesso Maestro Riccardo Muti, in un’intervista rilasciata nel 2015, racconta come spesso  il direttore d’orchestra sia visto come “un matto che si sbraccia da un podio“, il cui compito non è ben chiaro.
In realtà il direttore d’orchestra è e sarà sempre essenziale nell’esecuzione musicale e in questo articolo vi raccontiamo perché e il significato dei suoi gesti.

Come dirigere un’orchestra: l’unione perfetta tra tecnica e passione

Dirigere può farlo anche un asino. Ma fare musica è un’altra cosa” queste le celebri parole di Arturo Toscanini, grande direttore d’orchestra italiano, scomparso nel 1957. Questa frase è senza dubbio emblematica perché fa trasparire il vero ruolo del direttore: non si tratta solo di gesticolare, di mantenere l’ordine, di regole tecniche, ritmo ed enfasi, si tratta di fare musica nel vero senso della parola.
Il direttore è colui che scandisce tempo e dinamiche del suono (intese come variazioni di volume e intensità) donando personalità all’esecuzione.

L’abilità del direttore sta nella gestione e del coordinamento del complesso sistema di musicisti, decine di persone con emozioni e personalità diverse, un popolo che, come un organismo unico, si muove all’unisono (o meglio coralmente) dando origine ad un’opera d’arte.
Ci vuole studio, impegno, rigore, cuore e tanta passione.

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La gestualità del direttore d’orchestra

L’uso della gestualità è senza dubbio l’aspetto più teatrale della direzione, diventato parte dell’immaginario collettivo legato a questa figura professionale. La gesticolazione ufficiale ha funzione tecnica: serve per battere il tempo, è l’abc del solfeggio.

In genere è la mano destra che tiene la bacchetta e che comanda, mentre la sinistraaccompagna il movimento della destra.
Tra i gesti basilari e più importanti troviamo il “levare” e il “battere” che indicano, con un movimento della mano rispettivamente verso l’alto e verso il basso, il momento di rilassamento (accento debole) e quello di massima tensione (accento forte).

Seguono i movimenti oscillatori delle mani che danno ritmo ed enfasi alla melodia. Il disegno in basso da noi realizzato mostra i movimenti base del solfeggio.

Rappresentazioni gestuali principali. Da sinistra a destra: tempo in 1/4, tempo in 3/4 (Walzer) e tempo in 4/4 (il tempo della maggior parte dei brani moderni). Illustrazione di Geopop (Nicole Pillepich)
Rappresentazioni gestuali principali. Da sinistra a destra: tempo in 1/4, tempo in 3/4 (Walzer) e tempo in 4/4 (il tempo della maggior parte dei brani moderni). Illustrazione di Geopop (Nicole Pillepich)

Molto importante è inoltre il cosiddetto “movimento a vuoto“, il gesto che precede l’attacco: fornisce informazioni sull’andamento e sulla dinamica del brano, oltre a suggerire l’espressività dell’esecuzione (musica dolce e legata, note staccate e ritmiche ecc.).

Essendo la musica una lingua universale, lo stesso deve valere per i gesti, ecco perché la gestualità è universalmente riconosciuta da tutte le orchestre del mondo. Sarà poi lo sguardo, l’espressione del volto e il movimento del corpo a donare istinto e dinamicità al brano con gesti personali, nuance sinuose o più spigolose in base alla propria personalità.

Uno studio condotto dal The Movement Labpresso l’Università di New York ha analizzato il movimento di Alan Gilbert, direttore d’orchestra di fama mondiale, installando nella sala diverse telecamere motion capture ad alta velocità. Il team ha trasformato questi dati di movimento, tracciando la complessità dei gesti di Gilbert. L’effetto è sorprendente.

Il gesto crea un segno, un segno crea un’immagine: ecco che la musica, invisibile e irraggiungibile, diventa arte visiva. Qui i gesti del direttore sono trasformati in tratti dall’artista italiana Sabrina Tambani nel suo elaborato I gesti della musica.

Per quanto riguarda la bacchetta, è un prolungamento della mano, un strumento che rende il movimento più fluido per il direttore e maggiormente visibile per l’orchestra. Questo strumento deve essere leggero, slanciato e perfettamente bilanciato, deve risaltare tra le luci del palco e rispetto all’oscurità della sala.

Il colore della bacchetta è importante, ecco perché spesso è bianca o addirittura fluorescente. Ovviamente non è strettamente necessaria, sono i singoli direttori a scegliere se usarla o fare affidamento sul gesto delle mani.

L’orchestra può suonare senza direttore?

Il dibattito sul ruolo del direttore è piuttosto complesso perché, da un certo punto di vista, l’orchestra sarebbe in grado di suonare anche senza di lui/lei. Questo perché lo spettacolo non è improvvisazione, ma il risultato di ore e ore di prove in cui i musicisti imparano non solo il brano, ma anche come interpretarlo.

In alcuni contesti, in mancanza del direttore, lo spettacolo potrebbe dirigersi da solo, soprattutto nei casi in cui lo stile e il carattere di interpretazione musicale sono predefiniti, quando i tempi sono scanditi da un metronomo (usato in alcuni spettacoli televisivi) o quando ci sono di mezzo alcune tecnologie.

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L’orchestra è formata da professionisti, musicisti che hanno studiato e praticato per anni e anni ed è certo che in assenza del direttore saprebbero suonare ugualmente.

Ma non è questo il punto: è il direttore d’orchestra a dare il via allo spettacolo, a scandire il tempo, ad aiutare l’ingresso degli strumenti, a fare musica e a dirigere, legando i musicisti e le singole melodie in un tutt’uno. Il direttore dà colore e interpretazione alla musica, si fa portavoce di emozione e tecnica ferrea che esprime con il proprio corpo. Dà forma al suono e unisce l’orchestra, il coro, i solisti e il pubblico, creando l’Armonia.

Il direttore non è solo chi dirige, ma anche colui che arrangia e in alcuni casi compone i brani, chi conosce l’opera per intero e sa come gestire l’intera esibizione.

È un po’ come l’allenatore di una squadra di calcio che orienta e supporta i singoli professionisti dando origine ad una squadra.

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Con questo articolo vogliamo porre un invito a tutti coloro che apprezzano la musica tanto quanto noi: ricordatevi che dietro ogni brano c’è un immenso lavoro tecnico e un’enorme competenza.

Fateci caso la prossima volta che ascoltate la vostra canzone preferita!

(Fonte bit.ly/3jxwlgZ)