Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia 17 Maggio 2023 – Posted in: Parole – Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia

(o IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia, Transphobia) è una ricorrenza promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia è riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite che si celebra dal 2004 il 17

maggio di ogni anno.

L’obiettivo della giornata è quello di promuovere e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omofobia, della bifobia e della transfobia.

“Come ho più volte ribadito la denuncia e il contrasto all’omofobia devono costituire un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società tutta” (Giorgio Napolitano, discorso in occasione della Giornata IDAHOBIT del 2013)

Storia

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve al Quirinale i rappresentanti delle associazioni LGBT italiane in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia del 2010 alla presenza del Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna.

Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003), la prima Giornata internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2004, a 14 anni dalla decisione (17 maggio 1990) di rimuovere

l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Le parole da conoscere

Omofobia

L’omofobia è la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità, della bisessualità e della transessualità e quindi delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali basata sul pregiudizio.

L’Unione europea la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo. Con il termine “omofobia” quindi si indica genericamente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all’omosessualità o alle persone omosessuali.

L’omofobia non è inserita in alcuna classificazione clinica delle varie fobie; infatti, non compare né nel DSM né nella classificazione ICD; il termine, come nel caso della xenofobia, è solitamente utilizzato in un’accezione generica (riferita a comportamenti discriminatori) e non clinica.

Omofobia deriva dal greco ὁμός homòs (stesso, medesimo) e φόβος fòbos (paura). Letteralmente quindi significa “paura dello stesso”, tuttavia il termine “omo” è qui usato come abbreviazione di “omosessuale”, mentre il termine “fobia” perde il suo significato clinico, relativo ad un

concetto di paura, indicando piuttosto una generica avversione. Il termine è un neologismo coniato dallo psicologo clinico George Weinberg nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (La società e l’omosessuale sano), pubblicato nel 1971.

Un termine precursore è stato omoerotofobia, coniato dal dottor Wainwright Churchill nel libro “Homosexual behavior among males” (Il comportamento omosessuale tra maschi), pubblicato nel 1967.

Probabilmente l’omofobia è correlata al timore di essere considerati omosessuali. Questo timore, dice Erich Fromm, è più frequente negli uomini che nelle donne, perché dal punto di vista culturale il maschio omosessuale viene considerato una “femminuccia”, e nel pensiero sessista

dominante

“Se un ragazzo viene definito “femminuccia”, si sente bollato e umiliato dal gruppo. Se una ragazza è invece definita un “maschiaccio”, a ciò non si accompagna uguale disapprovazione, anzi, spesso diventa motivo di orgoglio […] Così la “femminuccia” è un codardo, un mammone, mentre la “maschiaccia” è una ragazza coraggiosa, capace di tener testa a un ragazzo. Probabilmente questi giudizi di valore vengono sussunti nell’atteggiamento che in seguito si sviluppa nei confronti dell’omosessualità nei due sessi.” (Erich Fromm)

Bifobia

La bifobia è un termine usato per descrivere l’avversione verso la bisessualità e i bisessuali come gruppo sociale o come individui. Persone di qualsiasi orientamento sessuale possono provare tali sentimenti di avversione. Come fonte di discriminazione, la bifobia si basa sugli stereotipi negativi sui bisessuali. La bifobia può assumere varie forme, tra cui: la negazione della bisessualità come un vero e proprio orientamento sessuale, stereotipi negativi (come la convinzione che i bisessuali siano promiscui o disonesti), o la cancellazione della bisessualità.

Bifobia è una parola portmanteau modellata sul termine omofobia. Deriva dal prefisso di origine neoclassica bi- (due) dal termine bisessualità e dalla radice -fobia (dal greco antico φόβος, phóbos, paura) trovato nella parola omofobia.

Insieme alla transfobia e all’omofobia, la bifobia fa parte di una famiglia di termini usati per descrivere l’intolleranza e la discriminazione contro le persone LGBT. È da notare che la bifobia può non avere l’accezione clinica o medica di fobia – un disturbo d’ansia: il suo significato e il suo

uso sono tipicamente paralleli a quelli della xenofobia.

La forma aggettivale bifobico descrive cose o qualità legate alla bifobia, e il sostantivo meno comune bifobo etichetta le persone caratterizzate da questo sentimento di avversione.

Il termine “bifobia” fu coniato nel 1992 dalla ricercatrice Kathleen Bennet, a significare “pregiudizio contro la bisessualità” e “denigrazione della bisessualità come scelta di vita”.

È stata successivamente definita come “qualsiasi rappresentazione o discorso che denigra o critichi uomini o donne per il solo motivo di appartenere a questa identità socio-sessuale [bisessuale], o che rifiuti

loro il diritto di rivendicarla.”

Transfobia

Transfobia è il termine utilizzato per descrivere i pregiudizi, le stigmatizzazioni sociali e le discriminazioni nei confronti delle persone transgender e transessuali o della transessualità in generale.

La transfobia può includere paura, avversione e odio irrazionali, provati o espressi nei confronti di persone che non si conformano alle aspettative sociali di genere e può portare a comportamenti discriminanti nella società o nel lavoro, negazione di diritti, come il diritto di asilo, fino a

manifestazioni di aggressività violenta e violenza sessuale.

Il termine transfobia è una formazione neoclassica composta dal prefisso trans-, derivato da transgender, e -fobia dal greco: φόβος, phóbos, “paura”. Insieme alla lesbofobia, alla bifobia, all’omofobia fa parte della famiglia dei termini usati quando l’intolleranza e la discriminazione sono

dirette verso le persone LGBT.

Le parole transphobia e transphobic sono state aggiunte all’Oxford English Dictionary nel 2013, insieme a transperson, transman, transwoman.

E’ anche interessante consocere altre parole che circolano sempre meno, per fortuna, ai giorni nostri ma…

Ricchione

“La maggior parte dei miei amici maschi sono gay e a me sembra del tutto naturale. Dico, a chi non piacerebbe il cazzo?” (cit. Valerie Perrine)

Ricchione è una parola usata come termine dispregiativo e che oggi viene sempre meno usata nel vocabolario moderno.

È davvero importante che tutta la comunità impari a rispettare le proprie diversità a vicenda ma è anche importante scoprire le curiose origini dietro una parola che per tanto tempo è stata usata comunemente.

La parola ricchione deriva dal latino ricinium, che a sua volta deriva dal verbo ricinus, che può essere tradotto come vomito. Il significato originale della parola ricchione era quindi vomitone ovvero una persona che vomitava spesso.

A chi si riferiva? Probabilmente un nobiluomo romano che amava mangiare molto e quindi vomitava prima di riprendere il pasto come era consuetudine a quei tempi. In origine quindi questa parola non aveva nessun aspetto negativo e si limitava semplicemente a descrivere un fatto.

Solo successivamente con il passare degli anni il termine ricchione ha assunto un nuovo significato, ovvero quello di uomo grasso e molto appariscente.

Con la trasformazione della società questo termine dispregiativo si è imposto come parola per indicare una certa tipologia di omosessuali appariscenti fino a divenire un sinonimo della parola gay ma con accezione molto più negativa.

Ancora una volta studiare l’etimologia dietro una parola ci rivela un suo passato fatto di trasformazioni e di cambiamenti continui e questo ci dimostra che la nostra lingua è sempre in evoluzione.

Anche se non lo sappiamo o non lo vediamo direttamente ogni giorno e anno la lingua italiana e quella degli altri popoli muta sensibilmente adattandosi al contesto sociale e alle nuove spinte ideologiche.

“Non sono gay ma vorrei esserlo per il solo desiderio di far incazzare gli omofobici.” (cit. Kurt Cobain)

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