EDAMUS BIBAMUS GAUDEAMUS

L’antica storia romana ci ha lasciato una grande cultura, tantissimi reperti archeologici che sono l’invidia del mondo intero e anche tantissimi detti e modi di dire che nella loro forma originaria sono sopravvissuti fino a noi. “Edamus, Bibamus, Gaudeamus” è uno di questi, forse può esserti capitato di trovarlo scritto in un libro o di averlo sentito nominare di sfuggita, se ti sei chiesto o chiesta cosa volesse dire non devi far altro che continuare a leggere.

Questo detto affonda la sua popolarità alla dottrina epicurea, i seguaci del grande filosofo infatti erano dediti ai piaceri della vita. “Edamus, Bibamus, Gaudeamus” può essere tradotto in italiano corrente come mangiamo, libiamo, godiamo ed è uno dei motti più conosciuti della romanità verace quella dedita alle feste e alle scorpacciate; eppure, non è solo questo, il suo significato più profondo deve essere capito e imparato da chi ascolta il detto perché altrimenti non arriverebbe a trarne nessun insegnamento.

Sebbene quindi questo detto possa sembrare un’esagerazione indicata solo per coloro che vogliono godere della vita senza pensare a nulla è invece possibile tracciare un grande insegnamento da questo detto latino che vuole spronare chi lo sente a godersi l’attimo, la vita di tutti i giorni e i suoi piccoli e grandi piaceri perché verrà un giorno in cui non sarà più possibile farlo.

Gli antichi romani quindi anche con i loro modi di dire continuano a insegnare ai posteri grandi lezioni non solo con l’arte e la cultura che ci hanno tramandato ma anche con i modi di dire, con una sapienza più popolare e in linea con il sentito di tutti i giorni.

Questo detto è quindi di antichissima origine, ne abbiamo traccia lungo tutta la storia e la prima testimonianza ci arriva grazie alle parole scritte da Cicerone che ci dice che l’antico re Assurbanipal fece incidere proprio questo motto sulla sua tomba: “Edamus, Bibamus, Gadeamus: post mortem nulla volupta“, traducibile in mangiamo, libiamo godiamo: dopo la morte non vi è più diletto alcuno.

Come fece scrivere il re Assurbanipal o Sardanapalo signore degli Assiri a volte è meglio godersi i piaceri della vita come il mangiare, il gustare fino in fondo centellinando un sapore e il godere perché non è detto che le occasioni per farlo siano molte.

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