BUONANOTTE AL SECCHIO 124 views - 9 Settembre 2021 – Pubblicato in: Articoli della settimana, Modi di dire – Tags: ,

Tale colorita espressione, “Buonanotte al secchio”, tipica del dialetto romanesco, nata in cuor di Roma ma poi diffusa ampiamente in tutto il paese: si utilizza praticamente in ogni ambito sia nel gergo comune sia in televisione o al cinema. Indica l’impossibilità di aver successo in un’impresa, di portarla a termine; quindi l’atto di arrendersi, fallire o dare per vinta una qualsiasi partita (azione).

ETIMOLOGIA

La parola secchio deriva dal latino ‘Siclus’ ovvero recipiente.

ORIGINE

Diverse sono le origini attribuibili a tale originale e colorita espressione, vediamone alcune tra le più conosciute…

1) L’ipotesi del contadino

Sembrerebbe che tale espressione abbia preso origine da un imprevisto accorso in epoca medioevale, in ambito contadino, in cui il pozzo era una fonte di vitale sostentamento per tutti ma difficoltosa e problematica – il secchio era difficile da manovrare e, talvolta, essendo pesante ed appunto “dondolante”, la corda di supporto sovente si spezzava, lasciando il secchio nei bassifondi del pozzo, a quel punto nessuna soluzione era considerabile se non quella di lasciare perdere e desistere.

In particolare alcuni manoscritti del XVII sec. narrano la vicenda di un contadino che si rivolse alla moglie elencando le ultime cose da compiere, concludendo poi con la frase: “finisco di dar da mangiare agli animali e poi buonanotte (anche) al secchio!”; tradotto “ora andiamo a dormire, a recuperare il secchio ci penso domani”. Quindi desistiamo a recuperarlo magari lo faremo domani!

Tale rassegnato sentimento , accostato nella frase a secchio, fa riferimento – come spiega Enzo Caffarelli, esperto di onomastica – “al secchio del pozzo, che tirato su pieno d’acqua, cade quando si rompe la fune cui è legato e non può essere più recuperato“. Il secchio perciò è destinato a rimanere per sempre nel fondo (buio come la notte) del pozzo.

2) L’ipotesi del vaso da notte

Un altro tesi fa riferimento al fatto che, anticamente, non esistevano servizi igienici. Per questo si era soliti tenere in camera un secchio (il più moderno vaso da notte) per l’espletamento dei bisogni notturni, svuotati succesivamente dalla finestra. L’atto era alquanto ‘scomodo’ e ci si augurava di non dover utilizzare il secchio durante la notte: l’oggetto a guisa di scongiuro, diveniva così il ‘destinatario’ di una serena nottata.

Il  detto finora raccontato, assomiglia al ben conosciuto detto “buonanotte ai suonatori”con il medesimo significato : un atto concluso, qualcosa su cui non c’è più niente da fare, “come una manifestazione animata dai musicisti, spiega ancora Caffarelli, ai quali si rivolge un saluto di ringraziamento“.

Rotto lo specchio, buonanotte al secchio“.  Dal Film “Lo chiamavano Bulldozer”

 

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