Vino e Vite nell’Antica Roma 23 Febbraio 2024 – Posted in: Lo Sapevi che – Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Vino e Vite nell’Antica Roma: Un’Eredità di Sapore e Sapienza

La cultura enologica romana ha radici profonde, imbevute di sapienza e pratica tramandate da antiche civiltà come gli Etruschi.
Con la conclusione delle battaglie puniche nel 146 a.C., i Romani non solo abbracciarono, ma anche esportarono l’arte della viticoltura nelle nuove regioni conquistate, come la penisola iberica, che divenne un fulcro di domesticazione vitivinicola.
Tra il primo e il secondo secolo d.C., l’enologia romana conobbe una vera e propria rinascita. Il vino divenne tanto comune che era venduto nei thermopolia, equivalenti antichi dei nostri bar, e il suo commercio fu talmente florido da trasformare il porto di Ostia in un vivace mercato vinicolo.
La viticultura si issò al vertice dell’agricoltura, superando le tradizionali coltivazioni familiari per evolvere in estese piantagioni.
Il periodo vide anche una fioritura letteraria incentrata sulla viticoltura, con opere di illustri autori come Marco Porcio Catone e Lucio Moderato Columella, che non solo dettagliavano le pratiche agricole, ma introducevano nozioni di biologia applicata ancora oggi rilevanti.
Scientificamente, i Romani fecero enormi passi avanti nell’ampelografia, classificando le uve con semplicità in categorie tuttora riconoscibili: uve da tavola e uve da vino.
“Nullam, Vare, sacra vite prius severis arborem ” “Non piantare, o Varo, alcun albero prima della vite sacra”. Orazio
Alcune varietà erano celebri per la loro eccellenza e altre per il loro equilibrio tra quantità e qualità, mentre alcune, pur abbondanti, erano di qualità inferiore.
La vinificazione romana era un’arte meticolosa, dalle tecniche di raccolta manuali fino ai metodi di chiarificazione del vino.
Sebbene l’uso delle botti di legno fosse introdotto solo nel primo secolo d.C., i Romani erano innovatori nella conservazione del vino, adottando metodi come la sigillatura con resine e pratiche di pastorizzazione.
I Romani apprezzavano vini di qualità superiore provenienti da regioni come le pendici del Vesuvio e le colline di Sorrento. Mentre le tecniche di potatura erano conosciute in Campania, grazie all’influenza greca, erano meno diffuse in altre parti di Roma, come sottolineato da Plinio il Vecchio.
Anche le tradizioni vinicole erano intrecciate con la cultura e la religione, con il vino che assumeva ruoli simbolici in vari riti e cerimonie, e il suo consumo era regolato da norme sociali e religiose.
Nel corso delle loro conquiste, i Romani diffusero la coltura della vite e i loro metodi enologici, incrociandosi con pratiche indigene come quelle degli Etruschi. Con il declino dell’epoca romana, il Cristianesimo elevò il vino a simbolo sacro, consolidando il legame tra il terreno e il trascendentale.
Bacchus e Liber, spesso identificati, erano Dei del vino, in loro onori si festeggiavano i Baccanali, che per quanto proibiti nel 186 a.c. proseguirono segretamente anche in età imperiale.

Per Libero si festeggiavano i Liberalia, dedicati anche a Cerere, ma sempre col vino in primo piano.

Ci sono le vigne di Taso, ci sono le uve di Marea, bianche,
s’addicono queste a terreni grassi, quelle a terre più fini;
e la psitia migliore per il passito e il lageo leggero,
che alla fine fa barcollare e impaccia la lingua,
le uve purpuree e quelle precoci, e come ti potrò cantare
o Retica? Però non sfidare le cantine di Falerno!
Vi sono anche le viti aminee, vini robustissimi,
a cui cedono il passo quello di Tmolo e persino il Faneo, re dei vini;
e l’Argitide, quella più piccola, con cui nessun altra può rivaleggiare
o per quantità di succo o per durata di anni.
Certo non io ti trascurerò o Rodia, gradita agli dei e alle mense,
né te o Bumasto, dai grappoli rigonfi!

(Virglio – Georgiche – Libro II)

IL PREZZO DEI VINI

Per comprendere i prezzi ci basiamo su una Taberna pompeiana, che nel 79 d.c.aveva inciso sul muro che:

– un kg di pane costava 2 assi,
– un litro di vino 2 assi;
– un piatto di legumi o verdure: 1 asse;
– una prostituta nel “lupanare”1 sesterzio,
– una tunica 12 sesterzi.
Un asse equivaleva dunque a 1,5 euro; per cui un litro di vino costava circa 3 euro..
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