Comunismo e cannibalismo: la verità dietro il mito 15 Ottobre 2025 – Posted in: Lo Sapevi che – Tags:

Come è nato l’aneddoto che i comunisti mangiano i bambini? La verità dietro il mito

Il detto popolare che afferma che “i comunisti mangiano i bambini” è uno dei più incredibili esempi di propaganda politica e di paura alimentata da pregiudizi.

Ma quali sono le origini di questo mito e quanto c’è di vero in esso? Scopriremo insieme la radice storica di questa macabra espressione, esaminando gli episodi di cannibalismo legati ai regimi comunisti del Novecento.

Il Mito del Cannibalismo nei Regimi Comunisti

L’idea che i comunisti mangino i bambini ha radici profonde nell’ideologia anticomunista che si è sviluppata a partire dal periodo delle prime rivoluzioni bolsceviche in Russia.

Il riferimento temporale è il periodo della carestia russa del 1921, che ha colpito milioni di persone nell’Unione Sovietica. Nonostante l’evidente esagerazione della frase, le sue origini sono legate alla paura del bolscevismo e alla narrazione di eventi estremi durante le difficoltà politiche e sociali che seguirono la Rivoluzione Russa.

Il Cannibalismo come Simbolo della Crisi Sovietica

Nel periodo di caos che seguì la rivoluzione del 1917, l’Unione Sovietica attraversò una delle sue fasi più oscure, caratterizzata da carestie devastanti e condizioni di vita estreme per gran parte della popolazione.

La carestia del 1921 fu particolarmente tragica e segnò la vita di milioni di persone. Alcuni scrittori e testimoni oculari, come Michail Osorgin, descrissero episodi di cannibalismo diffuso, segnalando che i corpi dei defunti venivano mangiati dalla popolazione affamata.

Tuttavia, è importante sottolineare che queste situazioni estremamente rare non possono essere generalizzate a tutta la popolazione sovietica o essere prese come rappresentazione del comunismo in sé.

Le Testimonianze di Cannibalismo durante la Carestia Russa

La carestia russa del 1921 colpì circa 33 milioni di persone e causò circa 5 milioni di morti. Testimoni come il filantropo Umberto Zanotti Bianco, che si recò in Russia, riportarono episodi scioccanti. Tra questi, la profanazione delle tombe, la vendita di carne umana nei mercati e, naturalmente, il cannibalismo. Gli archivi sovietici, accessibili solo dopo il 1989, confermano che il fenomeno del cannibalismo fu effettivamente documentato, ma fu un’eccezione legata a condizioni di estrema disperazione.

Un estratto del libro La Ceka – Il terrore bolscevico (1923) recita:

“I cadaveri umani già vengono usati come alimento… i parenti dei morti di fame sono costretti a mettere piantoni presso le tombe… i fanciulli morti vengono fatti a pezzi e messi nella pentola”.

Questo esempio di cannibalismo, sebbene drammatico, non deve essere visto come una pratica generalizzata, ma come il risultato delle condizioni disastrose in cui versava la popolazione.

Il Cannibalismo e la Ceka

La Ceka, la polizia segreta sovietica, fu costretta a intervenire per fermare la diffusione di queste pratiche raccapriccianti. Le autorità sovietiche crearono una commissione per prevenire il cannibalismo, dimostrando che il fenomeno era considerato tanto disumano quanto pericoloso per l’ordine pubblico. Le testimonianze pubblicate negli anni successivi da autori come Orlando Figes hanno confermato che gli episodi di cannibalismo furono numerosi, anche se non rappresentano un comportamento sistematico del regime sovietico.

Il Cannibalismo in Ucraina: L’Holodomor

Un altro episodio tragico che ha alimentato il mito del cannibalismo nei regimi comunisti è la carestia indotta in Ucraina, conosciuta come l’Holodomor (1932-1933).

Durante questo periodo, milioni di ucraini morirono di fame a causa delle politiche sovietiche, e i racconti di cannibalismo emersero nuovamente.

Gli articoli di giornale e le testimonianze di diplomatici italiani dell’epoca, come Andrea Graziosi, riferirono di pratiche estreme dovute alla fame insostenibile.

Inoltre, i resoconti di Gareth Jones e Ewald Ammende, che documentarono la carestia, parlarono di episodi di cannibalismo che si verificarono in alcuni villaggi.

Nazino: L’Isola dei Cannibali Voluta da Stalin

Un altro episodio inquietante che ha alimentato la narrativa del cannibalismo nei regimi comunisti è quello relativo all’isola di Nazino, in Siberia.

Nel 1933, il governo sovietico deportò circa 13.000 prigionieri politici e “elementi socialmente pericolosi” su quest’isola deserta, priva di risorse. I detenuti furono costretti a sopravvivere in condizioni disumane, e il cannibalismo divenne una realtà per alcuni di loro.

Le testimonianze raccolte da Nicolas Werth nel suo libro Nazino – L’isola dei cannibali descrivono scene di violenza estrema, tra cui il consumo di carne umana per sopravvivere.

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Il Cannibalismo in Cina e Corea del Nord

Altri episodi di cannibalismo sono stati documentati in Cina durante la carestia del 1959, causata dalle politiche del Grande Balzo in Avanti. Numerosi testimoni, tra cui l’autore Jasper Becker nel suo libro La rivoluzione della fame, raccontano di episodi di cannibalismo che colpirono milioni di persone. Allo stesso modo, durante la carestia degli anni ’90 in Corea del Nord, ci furono resoconti di casi simili.

La Cambogia dei Khmer Rossi

In Cambogia, durante il regime dei Khmer Rossi, il cannibalismo si manifestò sotto forma di pratiche rituali. Testimoni come Bovannrith Tho Nguon e Rithy Panh hanno raccontato di prigionieri sacrificati vivi e la successiva estrazione di organi come il fegato e la bile, che venivano consumati in rituali per acquisire poteri soprannaturali.

Conclusioni: Il Cannibalismo come Estrema Reazione alla Fame e alla Disperazione

Il fenomeno del cannibalismo in contesti comunisti, sebbene tragico e raccapricciante, deve essere compreso nel contesto della disperazione e della fame estrema che ha colpito milioni di persone.

Questi episodi non sono in alcun modo una prova dell’ideologia comunista, ma piuttosto il risultato di politiche che hanno portato a disastri umanitari.

Le prove storiche dimostrano che, nonostante la drammaticità di tali eventi, il cannibalismo non era una pratica comune o ideologica all’interno dei regimi comunisti, ma un tragico incidente legato alla povertà estrema.

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