PIER PAOLO PASOLINI – 10 CURIOSITA’ CHE (FORSE) NON SAPETE 430 views - 5 Marzo 2021 – Pubblicato in: Biografie

PIER PAOLO PASOLINI, 10 CURIOSITÀ SUL REGISTA E I SUOI FILM CHE FORSE NON SAPETE

Ecco 10 curiosità su Pasolini e i suoi film che non tutti conoscono:

1 – In un primo momento il protagonista di Accattone doveva essere Franco Interlenghi, il quale però rinunciò. Pasolini si trovò quindi costretto a dover cercare quello che lui stesso definì “un vero accattone”. La scelta cadde su Franco Citti che divenne uno dei suoi attori feticcio.

2 – Inizialmente, stando ad un accordo con i produttori Cervi e Iacovoni, il film d’esordio che nel 1960 avrebbe dovuto lanciare Pasolini doveva essere La commare secca. Poi il progetto sfumò e il film passò di mano, diventando l’esordio di Bernardo Bertolucci, aiuto regista di PPP per quello che sarà il suo primo film, Accattone (1961), passato alla storia anche come il primo film italiano col divieto ai minori di 18 anni.

3 – I rapporti di Pasolini con la Chiesa furono sempre piuttosto complicati. Ma la personalità di Papa Giovanni XXIII colpì così tanto Pasolini che il regista lo inserì nei titoli di testa de Il Vangelo secondo Matteo con la seguente dedica: “Alla cara, lieta, familiare figura di Giovanni XXIII”.

4 – Le riprese de Il Vangelo secondo Matteo erano pronte per il primo “ciak”, ma Pasolini non aveva ancora trovato l’attore che avrebbe interpretato Gesù. Lo trovò casualmente in Enrique Irazoqui, studente catalano di letteratura che aveva scritto un saggio sui Ragazzi di vita di Pasolini ed era giunto in Italia solo per conoscere il regista. Trovato il protagonista, Pasolini chiamò al telefono Ninetto Davoli esclamando: “Ho visto Gesù! Ho visto Gesù!”.

5 – La ricotta (1963), episodio di Pasolini in RoGoPaG, è uno dei film più ostacolati della storia del cinema italiano. Dieci giorni dopo l’uscita in sala, i carabinieri interruppero la proiezione del film al cinema Corso di Roma, sequestrando la pellicola per “vilipendio alla religione di Stato”. Il film fu inoltre definito “cavallo di Troia della rivoluzione proletaria nella città di Dio”. Pasolini si fece 4 mesi di carcere e il suo film tornò nei cinema solo vari mesi dopo con svariati tagli di censura e un nuovo titolo: Laviamoci il cervello.

6 – In Salò o le 120 giornate di Sodoma, per ricreare le feci servite nel capitolo del “girone della merda”, Pasolini chiese che venisse fatto un intruglio disgustoso a base di cioccolata e marmellata eccessivamente dolci mischiate ad altri ingredienti dal sapore fortemente contrastante, così da sollecitare la reazione schifata degli attori che nel film dovettero mangiarne.

7 – Nel 1966 Dino De Laurentiis produce Le streghe, film ad episodi sul tema della donna-strega a cui presero parte Pasolini, Rosi, Bolognini, De Sica e Visconti. Per il suo episodio, La terra vista dalla Luna, nel quale raccontava il viaggio di un padre e un figlio alla ricerca della moglie e madre perfetta, Pasolini dichiarò di ispirarsi alle prime comiche di Chaplin, che erano mute e traevano forza dalle immagini. Ormai in collisione con la concettualizzazione borghese del discorso, e alla ricerca di un nuovo linguaggio filmico, Pasolini non scrisse la sceneggiatura, ma realizzò una sorta di story board a fumetti.

8 – La canzone in dialetto napoletano “Fenesta ca lucive” fu utilizzata più volte da Pasolini nei suoi film. In primis la fece cantare ai “banditi” napoletani in Accattone, poi la inserì nuovamente sia ne Il Decameron (1971) che ne I racconti di Canterbury(1972).

9 – La presenza di Pasolini come attore nei panni di Giotto ne Il Decameron inizialmente non era prevista. Infatti il ruolo doveva essere interpretato da Sandro Penna, il quale però si ritirò all’ultimo.

10 – Dulcis in fundo: è strano da dirsi ma più o meno Pasolini e il ragionier Ugo Fantozzi la pensavano allo stesso modo in merito a La Corazzata Potemkin di Eisenstein. Pasolini, che non amava il regista russo, non la definisce propriamente “una cagata pazzesca”, ma nel 1973 ne parla così: “Io sono probabilmente uno dei pochi intellettuali che non amano Eisenstein. So bene che egli ha un grande talento, e che la sua figura è forse, culturalmente, il vertice giganteggiante del Formalismo russo. Ma considero le sue opere tutte mancate. La Corazzata Potemkin è proprio un brutto film, dove il conformismo con cui sono visti i personaggi rivoluzionari è quello della più faziosa propaganda, ma senza il gusto formale dell’affiche”.

(Fonte bit.ly/30dbvJY)