CHIKAN

Il Molestatore seriale: lo Chikan

“Esiste un modo inconscio di considerare la violenza come un modo di esprimersi, come una normalità, e ha molti effetti sui giovani nel modo in cui assorbono l’istruzione e in ciò che sperano di ottenere dalla vita. “(cit.Salma Hayek)

Il Giappone è uno stato fantastico dove l’estrema efficienza si accompagna con il rispetto delle tradizioni e con gente davvero ospitale, anche se in modo diverso rispetto agli occidentali, ed è  proprio per questo che un fenomeno come quello dello Chikan risulta ancora più incredibile e spaventoso.

Significato della parola

Chikan, in lingua giapponese, vuol dire molestatore ed è un problema che davvero spaventa tutta la nazione; gli Chikan, infatti, sono molestatori seriali che colpiscono all’interno dei treni e delle metropolitane ma non solo anche dei parchi pubblici e di ogni luogo possibile.

I chikan sono i “manomorta” dei treni, quelli che, approfittando del sovraffollamento dei mezzi pubblici, si strusciano, palpano, toccano. Durante le ore di massima affluenza, le carrozze si riempiono ben oltre la loro capacita.

Diventano così il paradiso dei molestatori che ritrovano in un colpo solo sia la folla sia il target: le studentesse. Lo stesso accade la sera e durante i fine settimana, quando i salarymen ubriachi si lanciano in prodezze non richieste.

Sono generalmente uomini e colpiscono mostrando le proprie parti intime soprattutto alle donne ma anche a bambini e altri uomini e poi cercando di toccare le loro di parti intime.

Questo problema attanaglia davvero tanto le donne giapponesi che compaiono numerosi pannelli luminosi, scritte e indicazioni di attenzione per questi molestatori.

Le ferrovie dello Stato, allarmate da tale fenomeno, hanno istituito cabine per sole donne negli orari di punta in modo da aiutarle a viaggiare tranquillamente.

Le più colpite dal fenomeno sono soprattutto donne giovanissime, studentesse dirette a scuola o all’università in vagoni affollatissimi che si vedono colpite, palpeggiate e vengono loro mostrate cose che non avrebbero di certo voluto vedere.

A sorprendere è la tipologia del chikan, quanto mai varia e inquietante. In altri paesi ci troviamo di fronte, in genere, a persone considerate veri maniaci sessuali. In Giappone, gli accusati di tale reato sono persone normali. Molti molestatori sono semplici impiegati che vanno al lavoro, ma tra gli arrestati si annoverano anche funzionari pubblici e perfino poliziotti.

Nelle grandi città ci sono anche speciali unità di polizia anti-chikan, il cui scopo è educare, prevenire e ovviamente arrestare. La polizia compie regolarmente dei controlli, anche con poliziotti donna in borghese.

Quando ciò succede, queste ragazze spaventate dal fenomeno ma anche rassegnate il più delle volte, subiscono senza dire nulla oppure provano ad afferrare il molestatore, di solito uomini di cui non si sospetterebbe mai, e ad urlare “Chikan” con la speranza che accorra qualche passante o poliziotto che commini pene severe.

Molti studiosi e femministe nipponici hanno detto che il fenomeno è davvero difficile da estirpare per via di un imperante maschilismo che ancora serpeggia nella società e che non rende facile ne alle donne di reagire e neppure di prendere le misure adeguate per quella che è davvero una molestia e non solo una bravata.

La polizia di Tokyo ha istituito una vera e propria task force per intervenire dove necessario e per arginare il problema alla radice trovando centinaia di siti dove molestatori in erba si raccontano le bravate, condividono strategie, orari e molto altro.

Yamamoto Samu si dichiara un molestatore pentito. Nel 1994 ha pubblicato la sua autobiografia, Chikan hakusho (“Diario di un molestatore”), che ha venduto più di 50.000 copie prima che alcune associazioni femminili ne ottenessero il ritiro dal mercato.

In seguito, ha pubblicato altri due libri sull’argomento e ora viene considerato una sorta di esperto sull’industria del sesso.
Yamamoto riconosce che i chikan sono colpevoli di molestie sessuali. Il suo comportamento deviante cominciò a 17 anni, quando sbattè contro una donna sulla metropolitana e realizzò che era una sensazione piacevole.

Ma dopo molti anni l’eccitazione è scomparsa e Yamamoto sostiene che i suoi libri possono aiutare a prevenire il fenomeno, mostrando magari un punto di vista diverso. Nel libro è scritto che per gli uomini fare i chikan è un modo per liberarsi dallo stress.

Molte donne, però, gli hanno scritto dicendo che il libro è stato utile, perché apprendere le tecniche di offesa è servito loro a difendersi meglio.

Infatti, il libro contiene, oltre alle migliori tecniche, consigli per evitare gli attacchi. Indossare i pantaloni, ad esempio, intimidisce gli uomini, perché dà la sensazione di una donna sicura di sé.

Anche stare vicino ad altre donne, fare gruppo, può aiutare.

L’autore è favorevole ai vagoni differenziati, ma Yamamoto non è diventato un santo: fa il regista di film pornografici che hanno come protagonisti dei chikan e disegna manga per adulti con lo stesso tema.

“La violenza su una donna è l’atto più codardo che un essere umano possa compiere.” (cit. Toffoletto)

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