ἰοίην : che io possa andare oltre!

ἰοίην, che io possa andare oltre!

Questa è l’unica parola rimasta di una poesia di Saffo, e costituisce il frammento numero 182.

La parola ἰοίην – 5 lettere 4 vocali+1 consonante finale, 3 i (ι+οι+η) – è una delle due possibili forme (l’altra è ἴοιμι) in ottativo del verbo εἶμι, cioè “andare, andare avanti, andare via” ma anche “venire” verso qualcosa o qualcuno.

Nella sua sfumatura desiderativa (ευχετική ευκτική), date le ricorrenze di altri ottativi della poetessa Saffo, è il termine più ricco di speranza che possa esistere al mondo. E’ una parola brevissima, ἰοίην, che racchiude un significato profondo ed immensamente efficace. La pronuncia greca odierna sarebbe iìin, una I prolungata e speranzosa! In sintesi, possiamo affermare che tale sublime parola esprima un desiderio forte nemmeno tanto velato di evasione come per sfogare un forte disagio interiore rintracciabile e desumibile in altri versi della poetessa.

Un’interpretazione personale, invero, come tentativo di assurgere al vero significato per una parola priva di un minimo contesto risalente a ben venticinque secoli.
E in fin dei conti, qualcosa di Saffo è andato veramente “oltre”: una parte delle parole è andata oltre il tempo della sua vita. Ha attraversato una miriade di codici malridotti, copiati, ricopiati, interpolati, modificati e interpretati in ogni epica.

NELL’ANTICHITÀ

Già nell’antichità Saffo, a causa della bellezza dei suoi componimenti poetici e della conseguente notorietà acquisita presso gli ambienti letterari dell’epoca, fu oggetto di vere e proprie leggende, poi riprese e amplificate nei secoli a venire, specie nel momento in cui, a partire dal XIX secolo, la sua poesia divenne paradigma dell’amore omosessuale femminile, dando origine al termine “saffico”. Fu il poeta Anacreonte, vissuto una generazione dopo Saffo (metà del VI secolo a.C.), ad accreditare la tesi che la poetessa nutrisse per le fanciulle che nel tiaso educava alla musica, alla danza e alla poesia un amore omosessuale: secondo la tradizione, fra l’insegnante e le fanciulle nascevano rapporti di grande familiarità, talora anche sessuale. Probabilmente il fatto va inquadrato secondo il costume dell’epoca, come forma prodromica di un amore eterosessuale, cioè una fase di iniziazione per la futura vita matrimoniale. La poetica di Saffo s’incentra sulla passione e sull’amore per vari personaggi e per tutti i generi. Le voci narranti di molte delle sue poesie parlano di infatuazioni e di amore (a volte ricambiato, a volte no) per vari personaggi femminili, ma le descrizioni di atti fisici tra donne sono poche e oggetto di dibattito. (Fonte Wikipedia)

Ma la vera rivoluzione di Saffo (benchè raro fosse l’essere poetessa a quei tempi) è stata quella di adottare un linguaggio che era da secoli cristallizzato nella descrizione di guerre, eroi e mondi colossali, per poi impiegarlo in una cosa tanto piccola chiamata “interiorità”. E questa è Saffo: una persona che ha parlato di amore e sofferenza agli altri e per se stessa. È il primo vero “io-poetico” della tradizione occidentale.

Sebbene conosciamo davvero poco della poetessa, in realtà è più ciò non tramandato di quel che possediamo: una miriade di vuoti intorno alle parole! Nonostante ciò, lei resta “oltre” il vuoto, in una delle voci più frammentate e importanti della storia.

Riporto qui di seguito un breve frammento lirico della poetessa Saffo che esprime una raffinata e malinconica riflessione notturna che ben sottolinea il suo intimo essere.

Tramontata è la luna 

(GRC)«Δέδυκε μὲν ἀ σελάννα
καὶ Πληΐαδες· μέσαι δὲ
νύκτες, παρὰ δ’ ἔρχετ’ ὤρα·
ἔγω δὲ μόνα κατεύδω.»

(IT)«È tramontata la luna
anche le Pleiadi;
è mezzanotte,
il tempo passa;
ma io dormo sola.»

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