UNNI MAGGIURI C’È, MINURI CESSA

UNNI MAGGIURI C’È, MINURI CESSA

Ci sono storie e parole di saggezza che in ogni epoca riescono ad illuminare il cammino di chi si mostra disposto ad ascoltarle, riflettere e trarne insegnamento. Molte di queste storie hanno origine da antiche tradizioni popolari, classiche e medievali, che nel corso dei secoli si sono trasformate in massime dialettali; altre sono più recenti, nate dalla saggezza popolare, che mai si sbaglia e che regala sempre lezioni di vita.La Sicilia è una terra dove le tradizioni popolari fanno ancora parte della cultura dei giovani e non è inconsueto sentirli parlare per massime e modi di dire. Uno di questi si presenta in realtà come la variante siciliana del latino “Ubi maior, minor cessat” e recita così: “Unni maggiuri c’è, minuri cessa”, letteralmente “dove c’è il maggiore, il minore cessa”.

Il proverbio insegna che quando si è alla presenza di qualcuno o qualcosa di più grande bisogna sapersi tirare indietro e stare al proprio posto. Quasi a evidenziarne la veridicità, nelle vecchie storie il detto è pronunciato da animali innocui o di piccole dimensioni: “dissi lu puddicinu ndi la nassa (disse il pulcino nella cesta): “unni maggiuri c’è, minuri cessa”.

L’applicazione moderna di questo modo di dire può alludere astrattamente all’ atteggiamento di chi di fronte ad una persona o ad una situazione più importante, quella meno importante viene messa da parte.

È questa l’accezione a cui si riferisce Sciascia, quando nel suo “Occhio di capra”, si riferisce ironicamente a chi lascia i soliti amici per accompagnarsi a persona di un certo potere o di una certa fama. Il libro voleva essere un omaggio dell’autore agli antichi detti della sua città, Racalmuto, ma indaga generalmente i modi di dire della realtà siciliana di un tempo.

Un antico proverbio mai tramontato, quindi, che in poche parole si trasforma in una preziosa lezione di vita, tramandata per generazioni e generazioni, pur rimanendo sempre attuale.

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