LA PUNTEGGIATURA: LE PARENTESI E LA SBARRETTA

La punteggiatura o interpunzione indica le pause del discorso mediante segni grafici

(la virgola, il punto, il punto e virgola, i due punti, il punto interrogativo, il punto esclamativo, i puntini di sospensione, le lineette, le parentesi, le virgolette), la cui collocazione risponde ad una esigenza pratica di chiarezza logica e, al tempo stesso, ha valore espressivo

(ad esempio, quando si desidera porre in evidenza una parte della frase, oppure quando si vuole creare un senso di attesa).

La punteggiatura regola l’articolazione del pensiero; essa sottolinea in modo visibile le relazioni sintattiche (cioè il loro corretto rapporto) tra le componenti del discorso, organizzando quest’ultimo in una gerarchia di unità logiche di maggiore o di minore importanza; traduce nella lingua scritta la dinamica del discorso parlato (come, ad esempio, avviene per gli scrittori che tentano di conferire maggiore verosimiglianza ai dialoghi). La punteggiatura può variare nelle sue forme in base all’autore del testo e rappresentare un elemento stilistico; tuttavia, in base all’uso ed alle convenzioni che ne sono seguite, se ne possono fissare le norme e le costanti. Quindi, l’uniformità nell’impiego dei segni d’interpunzione ha reso possibile l’individuazione di una punteggiatura “logica”, la cui funzione non va sottovalutata, poiché rappresenta il collante che garantisce la coerenza e la fruibilità della comunicazione.

Le discussioni che si sono fatte sulla punteggiatura, dalla fine del secolo XIX ai giorni nostri, vertono sull’opportunità di rendere parsimonioso e regolato l’impiego dei segni. L’uso stilistico di essi è sembrato a numerosi trattatisti una minaccia alla stabilità delle regole di punteggiatura, mentre la concezione di una punteggiatura rigorosamente logica incontrava ostacoli a volte insormontabili. Contro la tendenza ad un contemperamento tra punteggiatura logica e punteggiatura stilistica, D’Ovidio obiettava che ne sarebbero conseguite incertezze e perplessità per scrittori e lettori. Come esempio di perfetta interpunzione, alcuni trattatisti propongono ancora oggi passi di Carducci che propendeva, non senza oscillazioni, per una punteggiatura misurata. L’odierna tendenza alla semplificazione della punteggiatura corrisponde allo svincolarsi dell’espressione dalle strutture logiche e sintattiche e dal ritmo della prosa ottocentesca. Francesco Flora annota che “i moderni tendono con ragione a diradare i troppi segni di interpunzione. Ma sono anche capaci di abolirli affatto, talvolta per eccesso di raffinatezza, talvolta per manifesta ignoranza.”

LE PARENTESI TONDE

Le parentesi tonde ( ) si usano nei seguenti casi.

  • Per racchiudere parole o proposizioni che non hanno una relazione necessaria con il resto del discorso. La parentesi è duplice: una di apertura e una di chiusura.
    Esempio: “Sentendo da Agnese (Lucia stava zitta con la testa e gli occhi bassi), ch’era scappato dal suo paese, ne provò e ne mostrò meraviglia e dispiacere” (A. Manzoni).I segni d’interpunzione del periodo vanno messi sempre dopo la parentesi di chiusura, ad eccezione del punto, del punto interrogativo e di quello esclamativo quando le parole interne alle parentesi formano un periodo a sé:
    Carlo non sapeva (e chi avrebbe potuto dirglielo?) come erano andate le cose.
  • Per indicare il nome dell’autore di un brano o di una frase:
    Più che il dolor potè il digiuno (Dante).
  • Per aggiungere un chiarimento o una precisazione:
    “Quando il dottore mi lasciò, mio padre (mia madre era morta da molti anni) con tanto di sigaro in bocca restò ancora per qualche tempo a farmi compagnia” (I. Svevo).
  • Per indicare una nota o un’elencazione. In questo caso si può usare soltanto la seconda parentesi:
    Vedi note 1) e 3)a) cappello; b)camicia; c) cravatta.

LE PARENTESI QUADRE

Le parentesi quadre [ ] si usano nei seguenti casi.

  • Per racchiudere una parola, una frase o un periodo che non fanno parte del testo, ma sono inseriti per maggiore chiarezza.
    Egli [Catone] affermava che bisognava distruggere CartagineQuel grande [Petrarca] alla cui fama è angusto il mondo, per cui Laura ebbe in terra onor celesti (V. Alfieri).
  • Per indicare, anche graficamente, la corretta pronuncia, la derivazione o l’etimologia di una parola:
    Esempi: mollécca [dal veneto moleca, nome del granchio comune]; nichelino [derivato di nichel, nome con cui era comunemente chiamata la moneta di nichel del Regno d’Italia, del valore di 20 centesimi (detta anche, perciò, ventino), e per estensione moneta spicciola, di poco valore].
  • Per indicare, nelle edizioni di scritti antichi, le parole o le frasi mancanti nel testo ed integrate dalla critica per precisare, chiarire, commentare, ecc.:Esempi: Amici di tutte le ore. [Tiberio così chiamava Pomponio Flacco e Lucio Pisone, suoi compagni nelle orgie]; Qui è Rodi, qui salta. [Si usa per mettere i millantatori alla prova. Questo motto è in una favola di Fedro, in cui uno spaccone dice che a Rodi ha fatto un salto alto come un monte].
  • Per racchiudere nel testo una precisazione o una spiegazione fatta dall’autore o dall’editore:
    Esempio: Il re [Carlo I d’Inghilterra] viene decapitato [30-1-1649] al termine di un breve processo condotto dall’alta corte di giustizia insediata dal Parlamento.
  • Per racchiudere i puntini di sospensione, quando indicano la mancanza di una parte del testo citato:
    Camminai a lungo […], finalmente arrivai a casa.
  • Per racchiudere l’avverbio latino sic, quando si vuole rendere evidente un errore in una citazione testuale. In questi casi, si possono trovare anche le parentesi tonde e si può aggiungere un punto esclamativo dopo sic:
    A pagina tale è scritto: «lo stato della situazione [sic!] era grave».

LA SBARRETTA

La sbarretta o barretta ( / ) è usata nei seguenti casi.

  • Per separare in una poesia un verso dall’altro, quando non si va a capo alla fine di ciascun verso:
    “Ei fu. Siccome immobile / dato il mortal sospiro / stette la spoglia immemore / orba di tanto spiro / …” (Manzoni).
  • Per sostituire la vocale finale di una parola:
    Quel bambino/a è veramente bello/a.
  • Per separare due o più termini di un’alternanza (per esempio: le varianti -uò-/-ò- come in figliuòlo/ figliòlo, picciuòlo/ picciòlo, ecc.; la rima sozzo/mozzo).
  • Per indicare un’abbreviazione (per esempio: alla V / preg., alla Vostra pregiata; alt. s/m, altezza sul mare).
  • Per indicare il valore oppositivo negli aspetti del contrasto (« il criterio di verifica vero / falso») o dell’alternativa tra soluzioni ugualmente ammissibili (indo-europeo / indoeuropeo).
  • Per aggiungere la separazione tra le congiunzioni e/o; esempio: Serve infermiere diplomato e/o con buona esperienza sia negli ospedali che nelle cliniche private.
  • Per la grafia abbreviata c/o della locuzione inglese care of, cioè «(a) cura di», che si pone sulle buste delle lettere, su cartoline, su plichi postali a completamento dell’indirizzo, con lo stesso valore dell’italiano presso:
    Si prega di consegnare la raccomandata c/o l’ufficio di segreteria del Comune.

La sbarretta viene usata spesso anche per separare i numeri di una data: (15/09/2021).

 

(Fonte https://grammatica-italiana.dossier.net/punteggiatura.htm)