Qual è la cosa più spaventosa che sia mai stata scoperta dagli archeologi?

1. L’uomo di Grauballe

Il cosiddetto Uomo di Grauballe è un corpo di palude che è stato scoperto in Danimarca. Il corpo è quello di un uomo risalente alla fine del III secolo a.C., durante la prima età del ferro tedesca.

Fu sacrificato agli dei tedeschi per vivere meglio nella successiva vita (come il Sacrificio del Valhalla), la cosa strana è che il corpo fu salvato per secoli senza decomporsi.

2. Sacrificio in Argentina

Degli alpinisti che si arrampicavano vicino all’Aconcagua in Argentina nel 1985 si imbatterono in un oscuro ricordo del passato. Annidata in una struttura di pietra c’era la mummia rannicchiata di un bambino di sette anni morto circa 500 anni fa.

Si trattava di un sacrificio inca, una attesa con la quale convivevano per circa un anno prima di essere mummificati in un tempio.

Hanno sofferto molto prima di morire.

La “doncella de Llullaillaco” è una delle mummie meglio conservate al mondo.

Essere selezionati come i più puri e sani del villaggio, prelevati dalla propria casa, nutriti del cibo migliore e, dopo mesi di preparazione, condotti in cima a una montagna, a 6000 metri di altitudine, e sacrificati agli dèi, soffocati, uccisi con un colpo alla testa o bruciati vivi.

È questa la storia dei bambini dai sei ai 15 anni vittime della Capacocha, una cerimonia sacrificale che segnava gli avvenimenti più importanti per il popolo Inca, legati per lo più alla vita dell’imperatore.

3. Il primo lebbroso

La lebbra è una patologia grave che infetta l’uomo; la lebbra era comune nel periodo medievale, come nel caso del re Baldovino di Gerusalemme.

Il primo lebbroso risale a 4000 anni prima, e questo è il suo cranio che si è salvato attraverso i secoli.

4. Teste di Vichinghi

Teste di vichinghi sono state trovate nel Dorset, gli archeologi hanno detto che forse alcuni abitanti del villaggio erano sopravvissuti a un raid e si sono vendicati.

Comunque, è ancora un modo brutale per uccidere qualcuno.

5. Monte Owen Moa

Una spedizione stava scavando in profondità nel sistema di grotte del Monte Owen in Nuova Zelanda quando si è imbattuta in un enorme artiglio.

È stato determinato che l’artiglio apparteneva a un Upland Moa, un enorme uccello preistorico che evidentemente era dotato di un terribile set di artigli..

Upland Moa

Lunghezza: 65-95 cm

Peso: 28-80 kg

Un moa relativamente piccolo e snello con una testa piccola, un becco ricurvo appuntito delicato e narici e aperture per le orecchie relativamente grandi.

Aveva piumaggio screziato che si estendeva fino alla base del becco e copriva la parte inferiore delle gambe.

Re Baldovino di Gerusalemme

Continuare a vivere con il volto e il corpo sfigurato dalla lebbra è già un’impresa.

Diventare un sovrano, reggere le sorti di un regno turbolento e travagliato, andare in battaglia e vincere, anche, è un’impresa titanica, impossibile, ai nostri occhi di uomini del ventunesimo secolo, abituati, almeno in Occidente, a curarci per ogni minimo malanno con dosi massicce di farmaci, quasi incapaci di muoverci per un mal di schiena, abituati a liberarci immediatamente del più piccolo dolore. Incedibile che si possa convivere con un corpo deturpato.

Quando si leggono molte biografie di donne e uomini del passato rimaniamo stupiti nell’apprendere con quali sforzi, quali sacrifici, con quali dolorose malattie spesso dovessero convivere.

Leggere la vita e le vicissitudini di Baldovino IV di Gerusalemme rende ancora più stupefatti. Era conosciuto fin dai suoi primi esordi come sovrano come “il re lebbroso”, per via della rabbiosa malattia che fin da piccolo ha cominciato a rosicchiare il suo corpo, tanto da costringerlo a coprirsi il volto devastato con una maschera di ferro.

Circondato sempre da sospetto, disprezzo, pregiudizio, commiserazione. Erano gli anni tra il 1100 e il 1200, non c’erano rimedi efficaci per combattere la malattia. Erano anni di feroci guerre, di contrapposizioni violente, ma anche anni in cui il coraggio, la determinazione, la fede, costruivano corazze impenetrabili al dolore e alle debolezze umane.

La straordinaria vicenda di Baldovino il re lebbroso viene ancora una volta ricostruita e ricordata, per noi esausti abitatori del mondo ipertecnologizzato, nel libro di Ilaria Pagani, edito da Graphe. It

Con un narrazione brillante e fluida, con una solida documentazione alla base, senza enfasi ne’ pregiudizi, ecco che ci appare quel mondo lontanissimo e rutilante della Terra Santa riconquistata ai musulmani, la Gerusalemme del medioevo, le crociate, le battaglie nei deserti e nelle cittadelle fortificate dinanzi al mare, personaggi mitici come il Saladino.

E i templari, soldati leggendari e i loro mille misteri. Tutti gli elementi possibili per essere trascinati in storie che lasciano senza fiato. Storie di follia, di sangue, ma anche di forza, di fede senza limiti.

Ecco Baldovino, fragile, piagato, ma senza paura, destinato a una fine rapida e silenziosa, diventato invece una leggenda…

(Fonte Web traduzione di Boris Baruffa al testo di Rafi Barazi)