METTERE (AVERE) LE CORNA

L’etimologia del termine “corna”, al pari di corno, deriva dal latino CORNU, “corna”, con radice nel Proto Indo Europeo *ḱerh₂-, sempre indicante la prominenza ossea degli animali.

Nel linguaggio comune “mettere le corna” equivale a “tradire il proprio partner”, mentre “avere le corna” è lo stato in cui si trova colui che viene tradito ed è vittima del fedifrago.

Tali espressioni ormai sono ben conosciute in ogni parte d’Europa.

Da dove deriva il modo di dire avere o mettere le corna?

L’ipotesi più accreditata risale alla civiltà greca antica. In modo verosimile deriverebbe dal mito del Minotauro, figlio di Pasifae, regina di Creta e moglie del tradito Minosse.

La “succulenta” storia, come molte altre dell’epica greca, è divertente e, allo stesso tempo, grottesca, vediamola assieme…

Secondo la versione più comune del mito, Poseidone inviò a Minosse un bianchissimo toro affinché venisse sacrificato in suo onore. Il re di Creta però non obbedì al dio, ritenendo il dono troppo bello e ne sacrificò un altro al suo posto. La vendetta divina non tardò ad arrivare. Nella moglie di Minosse, Pasifae, si sviluppò ben presto una passione così folle per l’animale da spingerla a desiderare ardentemente di unirsi a esso. Decisa a soddisfare il proprio impulso mostruoso, la regina chiese aiuto a Dèdalo, rifugiatosi a Creta per sfuggire a una condanna per omicidio, che le costruì una vacca di legno cava, rivestita della pelle dell’esemplare di femmina da lui più amato, nella quale entrare per consumare il rapporto. Il toro, montando la finta vacca, fecondò Pasìfae che diede alla luce il Minotauro. (fonte Wikipedia)

Da qual giorno gli abitanti di Creta cominciarono a salutare il re Minosse facendo il segno delle corna per schernirlo del tradimento di sua moglie con il toro.

Ne la vacca entra Pasife, perché ‘l torello a sua lussuria corra” (Dante, Purgatorio, XXVI canto v. 41)

Il Minotauro, secondo il mito, cui gli Ateniesi dovevano pagare un tributo annuale di sette giovani e sette fanciulle, fu ucciso da Teseo, eroe figlio del re ateniese Egeo, che si recò a Creta insieme alle vittime e riuscì ad entrare nel Labirinto, dove il mostro era rinchiuso, e ad uscire senza smarrirsi con l’aiuto di Arianna, che, innamoratasi di lui, gli fornì un lungo filo da srotolare lungo il percorso nel labirinto per trovare poi facilmente la via di uscita dove lo aspettava Arianna, che volle fuggire insieme a lui. Teseo la fece salire sulla sua nave e salpò, diretto ad Atene.

Il Minotauro, come Minosse, Caronte, Flegias, Gerione, Cerbero e Pluto, è uno dei personaggi della mitologia classica passati nell’inferno cristiano di Dante e collocati poi come guardiani dei vari cerchi, trasformati in esseri demoniaci sulla traccia dell’interpretazione figurale dei Padri della Chiesa, per i quali gli dei ed i demoni pagani erano figure del demonio, concludendo, così, il processo di assimilazione della cultura classica, iniziato fin dalle origini del cristianesimo.

Anticamente, ad onor del vero, le corna non avevano una valenza così negativa. Le divinità e i personaggi più in vista venivano spesso rappresentati con le corna in testa per evidenziare la virilità e il coraggio. Per esempio a Roma esisteva la nobile famiglia dei Cornelii, mentre i poeti latini Tibullo e Orazio dedicarono versi alle “corna d’oro” del Dio Bacco.

A partire da quando dire “cornuto” a qualcuno è diventato un insulto?

La storia narra di un imperatore bizantino, tale Andronico I Comneno, un tipo poco raccomandabile, violento e con il vizio delle donne ed era mal visto sia dalla sua famiglia sia dai propri sudditi, poichè tramava contro lo stesso impero, e perché, si racconta, avesse la capacità, nemmeno troppo velata, di frequentare e “sedurre” qualsiasi donna sposata volesse.

Nel biennio 1183-1185, l’arguto imperatore, conquistò il potere cominciando, sin da subito, ad accanirsi contro gli stessi sudditi, soprattutto contro gli “oppositori” ed imprigionava chiunque senza motivo: rapiva le donne mantenendole, a guisa di concubine, fin quando, annoiato, le abbandonava. Appendeva sui muri delle case dei “cornuti” mariti delle teste di cervi per deriderli oltremodo.

“Cherata poiein” in greco significò, quindi, “mettere le corna”, per indicare la pubblica derisione subita dai poveri mariti – “portatori di corna”- sudditi dell’imperatore Andronico.

Andronico I fu un valoroso condottiero, intelligente ma anche senza scrupoli. Durante il suo Impero gli ungheresi e i normanni si allearono e sbarcarono a Durazzo, raggiunsero Tessalonica e attaccarono Costantinopoli, dove scoppiò una rivoluzione, per la paura del popolo che non si sentiva più sicuro con Andronico I.

Per questo motivo egli fu spodestato da Isacco II Angelo (1185-1195; 1203-1204) che fu acclamato Imperatore dal popolo. Andronico I, sorpreso mentre tentava di fuggire, venne bestialmente fatto a pezzi dalla folla infuriata: dopo essere stato catturato e seviziato, l’imperatore venne appeso alla facciata del suo palazzo, una punizione esemplare per le sue nefandezze!

Si narra che i soldati del re  Guglielmo II (il Normanno) quando entrarono nella città di Salonicco e videro le corna appese sui muri e le finestre di alcuni palazzi, rimasero sorpresi ed increduli.

L’epiteto “cornuto” raggiunse velocemente in sequenza prima la terra di Sicilia, poi il resto d’Italia e infine altri Paesi europei.

 

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