LA NOTTE DI SAN LORENZO

Le stelle cadenti: perché si esprimono i desideri

Scopriamo quali sono i motivi di questa amata e romantica usanza (la notte di San Lorenzo), le cui radici risalgono all’antichità.

Nella notte tra il 10 e l’11 agosto, come ogni anni, ritorna l’appuntamento con la notte di San Lorenzo, da trascorrere, come da tradizione, con il naso rivolto all’insù.La speranza è ovviamente quella di riuscire a godere il meraviglioso spettacolo delle stelle che cadono soprattutto per poter finalmente esprimere qualche desiderio (per chi ne ha il cuore pieno).

Ma da dove nasce questa particolare usanza? Andiamo a scoprirlo.

Le stelle cadenti non sono in verità “stelle”

Cerchiamo ora di fugare qualsiasi dubbio e soddisfiamo tale curiosità.

Continuiamo a chiamare stelle cadenti quelle che vediamo precipitare dal cielo ma queste non sono altro che i frammenti della cometa Swift Tutle, che ogni anno, in questo periodo, passa dal punto della sua linea orbitale più vicina al Sole, rilasciando uno sciame di meteoriti nominate Perseidi dagli astronomi.

orbita della cometa swift-tulte

Tali frammenti incandescenti costituiscono quelle che noi definiamo stelle cadenti.

Non lo sapevate vero?

Ma perché esprimiamo i desideri?

Fin dalla notte dei tempi, il destino degli uomini si riteneva fosse scritto nelle stelle. La loro precisa posizione osservata nel cielo al momento della nascita di un bambino era come un lenzuolo scritto con il futuro dello stesso.

Tuttavia, il cadere di una stella, sconvolgeva tali presupposti: infatti si presumeva che per tale fatto (stelle cadenti) il destino non fosse più scritto e quel bambino, nel frattempo diventato uomo, avrebbe visto cambiare il proprio futuro.

Da qui l’usanza di esprimere un bel desiderio alla visione di una stella cadente, proprio per avere la possibilità di cambiare tale nuovo destino e realizzare un sogno.

La religione cristiana diffuse la leggenda secondo cui le stelle cadenti non sarebbero altro che le lacrime del martire San Lorenzo, bruciato vivo sulla graticola.

Le stelle rappresenterebbero, quindi, le lacrime incendiate del santo (od anche i tizzoni della graticola sulla quale sarebbe stato ucciso). Ed in ricordo del suo martirio è nata l’usanza di esprimere un desiderio, ovvero chiedere una “grazia”.

Il martirio

Al principio dell’agosto 258 l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto secondo il quale tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi dovevano essere messi a morte:

«Episcopi et presbyteri et diacones incontinenti animadvertantur» (Tascio Cecilio Cipriano, Epistola lxxx, 1)

L’editto fu eseguito immediatamente a Roma, al tempo in cui Daciano era prefetto dell’Urbe.

Sorpreso mentre celebrava l’Eucaristia nelle catacombe di Pretestato, papa Sisto II fu ucciso il 6 agosto insieme a quattro dei suoi diaconi, tra i quali Innocenzo; quattro giorni dopo, il 10 agosto, fu la volta di Lorenzo.

Non si è certi se egli fu bruciato con graticola messa sul fuoco.

Altra curiosità

Anche i marinai, un tempo, si affidavano al cielo e, in particolare, alle stelle per orientarsi nel buio della notte in mare e, guardandole, speravano di poter fare ritorno a casa sani e salvi.

Un desiderio sempre ribadito ogni volta che vedevano una stella cadente che divenne in tal modo il simbolo di buon auspicio.

Celebre la poesia di Giovanni Pascoli, che interpreta lo sciame meteorico come lacrime celesti, intitolata appunto, dal giorno dedicato al santo, X agosto:

«San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla…»

© copyright 2022 – tutti i diritti sono riservati.