ANEDDOTI MATEMATICI – PITAGORA DA SAMO 353 views - 21 Dicembre 2021 – Pubblicato in: Biografie – Tags:

Aneddoti matematici

Pitagora da Samo (in greco antico: ΠυθαγόραςPythagóras; Samo, tra il 580 a.C. e il 570 a.C. – Metaponto, 495 a.C. circa)

Voglio raccontarvi aneddoti matematici più o meno noti e partirò dai matematici dell’antichità.

Anèddoto s. m. [dal gr. ἀνέκδοτος «inedito», comp. di ἀν- priv. e tema di έκδίδωμι […]La nostra professoressa Melissa ci delizierà con queste succulenti informazioni ricche di aneddotica.

Oggi ci occuperemo appunto, di Pitagora da Samo

Un altro grande matematico dell’antichità probabilmente il più noto di tutti i tempi per il celebre teorema che porta il suo nome: Pitagora di Samo. (In realtà questo teorema era noto già ai Babilonesi mille anni prima oltre che in Cina e in India). Egli nacque nel 569 a.C. a Samo, una città non molto lontana da Mileto (città di Talete). Da Samo, Pitagora si trasferì nella Magna Grecia a Crotone, all’incirca nel 530 a.C. Di alcuni viaggi in Egitto e a Babilonia, narrati dalla tradizione, non vi sono fonti certe, essi sono ritenuti, almeno in parte, leggendari. A Crotone fondò la Scuola pitagorica che ebbe subito numerosi studenti.

Le conoscenze che abbiamo relativamente alla vita di questo personaggio sono molto confuse e quando si parla della sua opera ci si riferisce sempre al gruppo dei suoi adepti. Il motto della scuola pitagorica era: “Tutto è numero” e in effetti il suo pensiero ha avuto enorme importanza per la scienza: ha compreso per primo che la matematica è lo strumento per descrivere il mondo che ci circonda. A lui, ad esempio si attribuisce la distinzione tra numeri pari e numeri dispari.

Numerosi sono gli aneddoti legati alla sua straordinaria vita.

Le antiche biografie descrivono Pitagora come un uomo con poteri divini. Il motivo è dato dall’aneddoto narrato dal commediografo ateniese Ermippo (in uno scritto di Diogene Laerzio): giunto in Italia, si costruì un’abitazione sotterranea dando incarico alla mamma di riportare su una tavoletta tutti gli avvenimenti e di mandargliela giù finchè non fosse tornato sulla terra.

Dopo un po’ egli ritornò alla luce smagrito quasi come uno scheletro dicendo di essere ritornato dall’Ade leggendo in assemblea tutto quello che era accaduto. Quelli che lo ascoltarono si spaventarono credendo che fosse una divinità, affidandogli le loro donne perché anch’esse apprendessero la sua dottrina.

Si narra poi che un giorno, passando davanti all’officina di un fabbro, Pitagora sarebbe rimasto colpito dal modo in cui i martelli dell’artigiano, battendo il ferro sull’incudine, riuscivano a produrre echi in accordo tra loro. E soprattutto fu sorpreso della corrispondenza tra rapporti numerici semplici e consonanze sonore. Ma solo quando il fabbro lo colpì sulla sommità del capo, perché disturbato dal suo continuo fissare, Pitagora riuscì a inventare la scala musicale.

Ma veniamo alla leggenda che narra come nacque l’idea del suo celebre teorema. Mentre aspettava di essere ricevuto dal tiranno Policrate, osservando le piastrelle quadrate del pavimento fu colto dall’illuminazione e formulò il teorema: “in ogni triangolo rettangolo la somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti è equivalente all’area del quadrato costruito sull’ipotenusa”.

Per comprendere il suo ragionamento possiamo tracciare le diagonali dei quadrati costruiti sui cateti numerando i triangoli che si formano. Dalla figura si comprende quanto intuito da Pitagora.

 

 

 

 

 

 

Egli aspettò alcune ore prima di essere ricevuto dal tiranno e così comprese che il suo teorema era valido non solo nel caso particolare del triangolo rettangolo isoscele ma per qualunque triangolo rettangolo. Guarda per comprenderlo la figura qui sotto:

 

 

 

 

 

 

E’ proprio vero che l’attesa è il momento più piacevole!!!

Pitagora probabilmente morì a Metaponto nel 495 a.C. come narra Porfirio (232-305 d.C.: “Si dice che Pitagora abbia trovato la morte nella comunità di Metaponto, dopo essersi rifugiato nel piccolo tempio dedicato alle Muse, dove rimase quaranta giorni privo del necessario per vivere. Altri autori affermano che i suoi amici, nell’incendio della casa dove si trovavano riuniti, gettatisi nelle fiamme aprirono una via di uscita al maestro, formando con i loro corpi una sorta di ponte sul fuoco. Scampato dall’incendio Pitagora, raccontano ancora, si diede la morte, per il dolore di essere stato privato dei suoi amici.”

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