CIAO

Nella forma estesa sarebbe qualcosa tipo “sono suo schiavo”, un modo cortese per dire di essere al servizio del proprio interlocutore. Inizialmente era infatti un saluto molto più rispettoso e reverenziale rispetto ad ora.

E la parola schiavo invece dove ha origine?

Beh, qua entra in gioco la Storia, quella con la S maiuscola.

Fino a tempi non troppo antichi, il termine per indicare gli schiavi era servus, dal latino.

La parola schiavo è molto più recente e deriva dal nome di alcuni popoli, i popoli slavi (dovrebbe saltare all’occhio che l’italiano schiavo e l’inglese slave hanno perciò la stessa etimologia).

Slavi è il nome generico per indicare la famiglia di popoli provenienti dall’Est di cui fanno parte, tra gli altri, Sloveni, Croati e Serbi

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Nel corso del Medioevo, combatterono a più riprese contro i regni germanici per ritagliarsi il proprio spazio vitale e furono più volte sconfitti e sottomessi da re stranieri.

Quando Ottone I di Sassonia sconfisse gli slavi, fece prigioniera la popolazione e la distribuì come bottino di guerra al proprio esercito.

Da quel momento, nell’uso comune, la parola slavo divenne sinonimo di servo, schiavo, e smise di indicare solamente il popolo.

Questo uso si consolidò nel corso dei secoli, portando con sé l’idea che questi popoli dell’Est fossero realmente inferiori e che il loro ruolo nella storia fosse necessariamente quello di servire popoli dalle origini più nobili.

Spinti da queste credenze Mussolini e Hitler giustificarono l’occupazione dei Balcani e le violenze senza precedenti che perpetuarono contro i loro abitanti, che in quanto appartenenti a una razza inferiore non meritavano un trattamento umano.

Pochi sanno che nel 1920, prima che le leggi raziali fossero anche solo immaginabili, Mussolini definiva gli slavi come una “razza inferiore e barbara”.

Iniziò nella Venezia Giulia una serie lunghissima di soprusi e persecuzioni nei confronti degli Sloveni e dei Croati che vivevano sul suolo italiano.

Non era raro per uno sloveno di Trieste venire insultato con la parola s’ciavo (il triestino, per chi non lo sapesse, è una lingua veneta).

(Fonte Web Ivan Namor)