CALLIPIGIA 141 views - 27 Agosto 2021 – Pubblicato in: Parole – Tags:

Questa parola ha un non so ché di antico, di solenne e classico. E in parte è così, perché la parola Callipigia deriva dal greco kallìpygos, composto da kalli “belle” e pygos “natiche”.
Si tratta infatti dell’attributo spesso conferito a Venere Callipigia o Afrodite per dire Afrodite dalle belle natiche.

Le natiche rappresentano una parte del corpo particolarmente attraente dal punto di vista estetico ed erotico. Il termine Callipigia viene spesso ritrovato anche in quadri e statue che raffigurano la bella dea lungo tutto l’arco della storia dell’arte.

La vera Venera Callipigia venne ritrovata nei pressi degli scavi della Domus Aurea ed è oggi conservata nel museo nazionale archeologico di Napoli, si tratta infatti di una scultura marmorea di epoca romana databile al I-II secolo che però è la copia romana di una originale greca di epoca ellenistica.

La bellezza della statua è soprattutto nelle natiche, accentuate dal movimento che la Venere compie nel alzare la veste sui fianchi e scoprirsi volgendo lo sguardo giocoso alle spalle, come ad osservare la reazione dell’ipotetico osservatore. La storia della Venere Callipigia è narrata da Ateneo, l’epiteto però è finalizzato a far sorridere ironicamente mentre la statua della dea resta lontana dalla sfera sessuale, quanto più rimane una donna misteriosa e dalla irraggiungibile bellezza.

L’attributo di Venere, ossia Callipigia, è testimoniato nel culto della dea in Siracusa, in cui lo scrittore di epoca cristiana, Clemente di Alessandria, la include in una lista di manifestazioni erotiche della religione pagana.

La Venere Callipigia ha da sempre attratto tutti i pigofili del mondo: la pigofilia definisce proprio chiunque sia solito ammirare il sedere di una persona che scatena in loro l’eccitazione sessuale.

La Venere ammiccante e maliziosa è una statua da ammirare per la propria bellezza classica e per i movimenti sinuosi del marmo.

L’aggettivo è usato anche come epiteto scherzoso riferito alla donna, e a volte anche riferito a un uomo. La parola può sembrare aulica ma può essere usata tranquillamente nelle occasioni quotidiane, magari sottolineando il lato ironico: Callipigia indica la bellezza femminile, sensuale, restando una parola poco volgare, un chiaro e semplice apprezzamento della bellezza femminile.

Il mondo della cultura può quindi permettersi di giocare con le parole mantenendo il senso aulico del termine Callipigia e allo stesso tempo far sorridere, divertire.

Anche se l’attributo è quindi diretto a una specifica statua, il suo senso si è ampliato a tutte le opere successive che ritraggono la dea e il suo armonioso e sensuale lato B, il più bello di tutta la storia dell’arte.

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