20 PAROLE ITALIANE IN VIA DI ESTINZIONE

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Molte parole italiane stanno scomparendo dal nostro lessico: scopriamo cosa significano per poter contribuire al loro salvataggio.
Ogni giorno pronunciamo centinaia di parole e ne usiamo altrettante per comporre i nostri messaggi sui social o su WhatsApp. Ma di quante parole è costituito il lessico, cioè il bagaglio di termini di cui comprende il significato, di un parlante italiano?
È stato calcolato che un italiano conosce, in media, 7 mila parole. Queste sono costituite dal lessico fondamentale, cioè da tutte le parole di cui ci serviamo quotidianamente, da quelle che ci capita di usare soltanto in determinati contesti (per esempio la terminologia specifica usata sul luogo di lavoro) e di quelle di cui conosciamo il significato ma che raramente usiamo.
Proprio tra queste si trovano le parole più obsolete e desuete della lingua italiana che il vocabolario Zanichelli ha deciso di salvaguardare sia con l’iniziativa #ParoleDaSalvare, che con la scelta di inserire un piccolo fiorellino accanto al lemma in via di estinzione sul vocabolario cartaceo. Una bella presa di posizione per sensibilizzare quanto più possibile l’opinione pubblica e i lettori forti su un tema sensibile e, sotto certi aspetti, affettivo che riguarda la salvaguardia dell’inestimabile patrimonio della nostra lingua.
Le parole in via di estinzione da salvare
Se hanno meritato il fiorellino parole come afoso, spocchia, pedante, boria, denigrare, insigne, solerte o tiritera che, a una prima occhiata, non sembrano così desuete come in realtà sono, cosa dire delle 20 parole in via di estinzione che vedremo tra poco insieme, indicandone il significato tratto dal dizionario Treccani?
Scopriamole e vediamo cosa significano in modo da avere gli strumenti giusti per poterle usare nei nostri dialoghi:
abbacinare: accecare avvicinando agli occhi un bacino arroventato, come forma di antico supplizio; privare per un tempo più o meno lungo della funzione visiva, o ridurla notevolmente; illudere, attrarre ingannevolmente, stordire.
alea: rischio, sorte incerta.
buonamano: mancia che si dà in aggiunta del prezzo pattuito per un servizio.
culaccino: parte terminale di salami, salsicce e anche la parte inferiore di un cetriolo, accanto al gambo; ciò che resta nel fondo di un bicchiere o di altro piccolo recipiente; segno che lascia un recipiente bagnato sul luogo dov’è stato posato.
eristico: (aggettivo) contenzioso.
facondia: facilità e abbondanza di parola.
frusto: pezzetto, boccone.
gaglioffo: di persona buona a nulla, sciocca e ignorante o goffa.
girandolare: girare qua e là senza un fine determinato, girellare, aggirarsi; fantasticare, farneticare.
granciporro: errore madornale, strafalcione.
imbolsire: diventare fiacco, perdere energia e vigore.
lapalissiano: ovvio, evidente, detto di una verità o di un fatto talmente manifesti e naturali che sarebbe ridicolo enunciarli.
misoneista: chi ha in odio ogni novità.
preconizzare: annunciare in pubblico
solennemente; predire, preannunciare, profetizzare.
prodromo: circostanza, fatto, indizio che precede e annuncia il manifestarsi di un altro fatto o fenomeno; introduzione a un’opera.
sagittabondo: che lancia sguardi amorosi;
sciamannato: disordinato, sciatto negli abiti, nella persona e nel portamento.
segaligno: persona magra,asciutta.
sgarzigliona: fanciulla prosperosa;
smargiasso: chi si vanta di qualità che non ha e di poter fare cose di cui non è capace.