20 parole italiane in via di estinzione da salvare 28 Luglio 2026 – Posted in: Parole – Tags: **Titolo SEO:** 20 parole italiane in via di estinzione da salvare **Meta description:** Venti parole italiane rare, #Comunicazione, #curiositalinguistiche, #etimologia, #fenomenologia, #italiano, #lessico, #Linguaitaliana, #parole #estinzione #etimologia #losapeviche #fenomenologiadellalingua, #paroleitaliane, #ParoleRare, #scrittura, #Vocabolario, cultura, curiose e quasi dimenticate: significato, esempi e storie per riportarle nel linguaggio di ogni giorno. **Hashtag:** #ParoleDaSalvare
Parole, parole, parole: 20 tesori italiani in via di estinzione
Le parole non muoiono all’improvviso.
Non cadono a terra facendo rumore. Non scompaiono dai dizionari durante la notte. Si ritirano lentamente, quasi in punta di piedi.
Prima smettiamo di pronunciarle.
Poi ci sembrano antiquate.
Infine le incontriamo in un libro e ci domandiamo che cosa significhino.
Nel frattempo continuiamo a comunicare ogni giorno: parliamo, scriviamo messaggi, rispondiamo alle email, commentiamo sui social. Le parole non ci mancano, almeno in apparenza.
Eppure il nostro linguaggio rischia di diventare sempre più ristretto.
Usiamo cosa per indicare qualunque oggetto, fare per descrivere quasi ogni azione, bello per raccontare tutto ciò che ci piace. Quando non troviamo una parola precisa, ricorriamo a un termine generico, a un inglesismo oppure a una faccina.
Le emoji sono utili, naturalmente.
Ma un cuore rosso non sostituirà mai tutte le sfumature contenute in parole come affetto, tenerezza, devozione, desiderio, nostalgia o struggimento.
Le parole che usiamo e quelle che dimentichiamo
Il lessico di una persona non è composto soltanto dalle parole che pronuncia quotidianamente.
Esistono termini che utilizziamo spesso, altri legati al nostro lavoro o ai nostri interessi e altri ancora che comprendiamo quando leggiamo, ma che raramente inseriamo nelle conversazioni.
È proprio in quest’ultima zona del linguaggio che molte parole iniziano a diventare fragili.
Non sono necessariamente arcaiche. Alcune ci sembrano persino comuni. Eppure vengono sostituite sempre più spesso da sinonimi più semplici, generici e meno espressivi.
Da anni il vocabolario Zingarelli segnala con il simbolo di un piccolo fiore oltre tremila “parole da salvare”: termini usati con minore frequenza, ma ancora capaci di rendere il discorso più preciso, ricco ed efficace. Tra gli esempi indicati figurano parole come solerzia, vaniloquio, lapalissiano, diatriba, leccornia e perorare.
Non si tratta di imbalsamare la lingua.
Una lingua viva cambia, accoglie nuove parole, modifica i significati e abbandona ciò che non serve più. Ma perdere un termine non significa soltanto eliminare una sequenza di lettere.
Significa perdere una sfumatura del pensiero.
Perché quando non possediamo più una parola precisa, spesso iniziamo anche a vedere in modo meno preciso ciò che quella parola descriveva.
Un piccolo giardino linguistico
Il fiore scelto dallo Zingarelli è un simbolo adatto.
Le parole somigliano alle piante.
Alcune crescono spontaneamente ovunque. Altre hanno bisogno di essere curate, pronunciate, scritte e tramandate. Se nessuno le usa, possono continuare a esistere nel dizionario, ma smettono di vivere nelle conversazioni.
Ecco allora venti parole da riportare alla luce.
Alcune sono eleganti, altre buffe. Alcune sembrano uscite da un romanzo antico, altre sarebbero perfette per descrivere persone e situazioni dei nostri giorni.
Perché certi comportamenti moderni, a guardarli bene, hanno nomi molto antichi.
1. Abbacinare
Abbacinare significa abbagliare, accecare con una luce molto intensa oppure, in senso figurato, affascinare e confondere.
Un panorama può abbacinare per la sua luminosità.
Ma possono abbacinare anche il successo, il denaro, il potere e le apparenze.
Non tutto ciò che brilla illumina. Qualcosa, a volte, ci impedisce di vedere.
Esempio:
«Era talmente abbacinato dal successo da non accorgersi di essere rimasto solo.»
2. Alea
L’alea è il rischio, l’incertezza, la possibilità che una situazione abbia un esito imprevedibile.
La parola è legata anche alla celebre espressione latina alea iacta est, “il dado è tratto”.
Ogni scelta importante contiene una parte di alea. Possiamo pianificare, calcolare e prevedere, ma la vita conserva sempre un dado nascosto nella tasca.
Esempio:
«Avviare un’impresa comporta inevitabilmente una certa alea.»
3. Buonamano
La buonamano è la mancia offerta a chi ha svolto un servizio.
È una parola gentile, quasi più elegante del gesto che rappresenta. Non richiama soltanto il denaro, ma l’idea di una mano che riconosce il lavoro di un’altra mano.
Esempio:
«Lasciò una buonamano al facchino che lo aveva aiutato con i bagagli.»
4. Culaccino
Il culaccino può indicare la parte terminale di un salume, ciò che rimane sul fondo di un bicchiere oppure il segno circolare lasciato da un recipiente bagnato sopra un tavolo.
Una sola parola per descrivere tre piccole cose che tutti conosciamo.
Oggi probabilmente diremmo: «Quel segno lasciato dal bicchiere».
La lingua, invece, aveva già risolto il problema.
Esempio:
«Hai lasciato il culaccino del bicchiere sul tavolo di legno.»
5. Eristico
Eristico indica ciò che riguarda la disputa e la controversia, soprattutto quando si discute con lo scopo di prevalere sull’avversario più che di cercare la verità.
Una parola perfetta per molti dibattiti televisivi e per una buona parte delle discussioni sui social.
Si entra parlando di un argomento.
Si esce senza aver capito nulla, ma con la soddisfazione di aver digitato l’ultima risposta.
Esempio:
«Il confronto diventò presto eristico e nessuno ascoltò più le ragioni dell’altro.»
6. Facondia
La facondia è la capacità di parlare con ricchezza, scioltezza ed efficacia.
Non è semplice loquacità. Una persona loquace può parlare moltissimo senza dire quasi nulla. Chi possiede facondia sa invece usare le parole con naturalezza e forza persuasiva.
Naturalmente esiste anche la facondia usata per nascondere il vuoto.
Un bel discorso non è sempre un discorso vero.
Esempio:
«Con la sua facondia riuscì a conquistare l’intera platea.»
7. Frusto
Frusto, come sostantivo antico o letterario, può indicare un piccolo pezzo, un frammento o un boccone.
Come aggettivo significa anche logoro, consumato dall’uso.
È una parola breve che sembra portare addosso proprio i segni del tempo.
Esempio:
«Gli offrì un frusto di pane e quel poco vino rimasto.»
8. Gaglioffo
Il gaglioffo è una persona sciocca, rozza, inetta o priva di dignità.
L’insulto esisteva già molti secoli prima dei commenti online, ma possedeva una musicalità decisamente superiore.
Dire “gaglioffo” permette quasi di rimproverare qualcuno senza perdere del tutto l’eleganza.
Esempio:
«Quel gaglioffo si attribuì anche il merito del lavoro degli altri.»
9. Girandolare
Girandolare significa vagare qua e là senza una meta precisa. Può indicare anche il divagare con la mente, il fantasticare e il passare da un pensiero all’altro.
È il verbo delle passeggiate senza destinazione e delle idee che si rifiutano di camminare in linea retta.
In un mondo ossessionato dagli obiettivi, girandolare potrebbe persino diventare un piccolo atto di libertà.
Esempio:
«Passò il pomeriggio a girandolare tra i vicoli del centro.»
10. Granciporro
Un granciporro è un errore grossolano, uno strafalcione, un abbaglio evidente.
La parola ha qualcosa di comico e rende quasi sopportabile anche lo sbaglio più clamoroso.
In fondo commettere un errore è umano.
Commettere un granciporro è umano con maggiore fantasia.
Esempio:
«Nel documento ufficiale avevano lasciato un granciporro impossibile da ignorare.»
11. Imbolsire
Imbolsire significa perdere vigore, diventare fiacchi, pesanti o impacciati.
Può riguardare il corpo, ma anche la mente, un’organizzazione, un’idea o perfino un’intera società.
Ci si può imbolsire nella comodità, nell’abitudine e nella convinzione di non avere più nulla da imparare.
Esempio:
«Anni di immobilismo avevano imbolsito l’intera azienda.»
12. Lapalissiano
È lapalissiano ciò che appare talmente ovvio ed evidente da rendere quasi inutile affermarlo.
Dire che per arrivare puntuali bisogna non arrivare in ritardo è una verità lapalissiana.
Eppure molte riunioni di due ore potrebbero essere riassunte proprio così: una lunga collezione di evidenze lapalissiane espresse mediante grafici colorati.
Esempio:
«È lapalissiano che senza fiducia una squadra non possa funzionare.»
13. Misoneista
Il misoneista è colui che prova avversione verso ogni novità e cambiamento.
Non valuta se un’innovazione sia utile oppure dannosa. La rifiuta perché è nuova.
Il suo motto potrebbe essere: «Abbiamo sempre fatto così».
Una frase che ha seppellito più idee di qualunque fallimento.
Esempio:
«Era talmente misoneista da considerare pericolosa ogni proposta diversa dalle sue abitudini.»
14. Preconizzare
Preconizzare significa annunciare solennemente, sostenere pubblicamente o predire qualcosa.
Si può preconizzare l’arrivo di una nuova epoca, una trasformazione sociale oppure un futuro migliore.
È un verbo importante, quasi profetico. Per questo andrebbe usato con prudenza: il rischio di sembrare un antico oracolo durante la pausa caffè è piuttosto alto.
Esempio:
«Molti studiosi preconizzano una trasformazione radicale del mondo del lavoro.»
15. Prodromo
Un prodromo è un segnale, un indizio o un avvenimento che precede e annuncia qualcosa.
In medicina può indicare un sintomo iniziale. In senso più ampio può essere il primo segnale di una crisi, di un cambiamento o di un evento futuro.
Le grandi trasformazioni raramente arrivano senza avvertire.
Il problema è che spesso riconosciamo i prodromi soltanto dopo.
Esempio:
«Quelle piccole tensioni erano il prodromo di un conflitto molto più grave.»
16. Sagittabondo
Sagittabondo significa letteralmente “che lancia frecce”, ma viene usato soprattutto per descrivere chi lancia sguardi amorosi.
È una parola meravigliosamente teatrale.
Oggi diciamo che qualcuno “flirta”. Un tempo poteva essere sagittabondo: scagliava occhiate come frecce e sperava di colpire il cuore desiderato.
Esempio:
«Durante la cena continuò a rivolgerle sguardi sagittabondi.»
17. Sciamannato
Una persona sciamannata è trasandata, disordinata negli abiti, nell’aspetto o nei movimenti.
Può esserlo anche un lavoro realizzato senza cura.
Non è necessariamente sinonimo di povertà o semplicità. Lo sciamannato è colui che sembra aver litigato con l’ordine e aver perso nettamente.
Esempio:
«Si presentò alla cerimonia con un abbigliamento decisamente sciamannato.»
18. Segaligno
Segaligno indica una persona molto magra, asciutta, ossuta ma spesso anche resistente e nervosa.
La parola viene dall’immagine dello stelo della segale: sottile, alto e tenace.
Non descrive soltanto un corpo. Disegna quasi una figura.
Esempio:
«Era un uomo segaligno, con il volto scavato e lo sguardo vivace.»
19. Sgarzigliona
La sgarzigliona è, in un uso antico e popolare, una giovane donna prosperosa, florida e piena di vitalità.
È un termine raro, dal sapore regionale e letterario, che oggi potrebbe risultare scherzoso o poco adatto in alcuni contesti.
Anche salvare una parola significa comprenderne il registro, non lanciarla indiscriminatamente contro il primo essere umano che passa.
Esempio:
«Nel racconto compariva una giovane sgarzigliona dal carattere allegro.»
20. Smargiasso
Lo smargiasso è colui che si vanta di capacità, imprese o qualità che in realtà non possiede.
Parla come un eroe, promette come un condottiero e agisce, spesso, come uno che ha improvvisamente perso il segnale.
Di smargiassi la lingua italiana rischia di perdere la parola.
Non certo gli esemplari.
Esempio:
«Si atteggiava a grande esperto, ma era soltanto uno smargiasso.»
Salvare una parola significa usarla
Le parole non si salvano soltanto inserendole in una lista.
Si salvano pronunciandole.
Possiamo definire misoneista chi rifiuta ogni cambiamento, chiamare granciporro un errore clamoroso, descrivere come sciamannato un lavoro realizzato male oppure riconoscere i prodromi di una crisi.
Non serve parlare come un dizionario del Settecento.
Basta concedere a qualche parola dimenticata una seconda occasione.
Il linguaggio non è un semplice contenitore del pensiero. È uno degli strumenti con cui osserviamo, distinguiamo e interpretiamo la realtà.
Più parole possediamo, maggiori sono le sfumature che riusciamo a riconoscere.
Dove altri vedono soltanto una persona contraria al cambiamento, noi possiamo vedere un misoneista.
Dove altri notano un semplice errore, noi possiamo riconoscere un granciporro.
Dove tutti parlano di uno spaccone, noi possiamo finalmente restituire al mondo lo smargiasso.
Le parole non chiedono monumenti.
Chiedono soltanto una voce.
Scegline una.
Pronunciala oggi.
Potrebbe essere il modo più semplice per impedirle di scomparire.
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Dagli incunaboli pre-omerici al tramonto della civiltà ellenica, attraverso i misteri di Eleusi, la religione ‘dionisiaca’ e ‘apollinea’, l’orfismo, Platone e il neoplatonismo, Erwin Rohde scardina la ricorrente tesi della Grecia ‘olimpica’ terra di pacata razionalità e riconduce l’origine della fede greca nell’immortalità dell’anima all’estasi dionisiaca, un’esperienza religiosa antichissima, devota a potenze infere e permeata dal senso tragico dell’esistenza.
