UN RITUALE INCREDIBILE : SOKUSHINBUTSU

Preparati a questo rituale che ha dell’incredibile.

Si chiama Sokushinbutsu, letteralmente “Buddha nel suo stesso corpo” e consiste in un rituale buddhista praticato in Giappone già nel XI secolo e posto fuorilegge nel 1870.

I monaci che si sottoponevano a questo rituale, seguivano un procedimento lento e doloroso di preparazione fisica e mentale lungo 3000 giorni che predisponeva il monaco all’automummificazione e che culminava con la sua morte.

Il rituale era diviso in 3 fasi, ciascuna di 1000 giorni, al cui termine se il procedimento era compiuto con successo e si raggiungeva la condizione di Buddha, il monaco diventava oggetto di una profonda venerazione. Se invece questo non veniva terminato con successo, ad esempio se il cadavere mostrava segni di putrefazione, poiché il procedimento di automummificazione non aveva avuto successo, il monaco veniva sottoposto ad un esorcismo rituale al termine del quale egli veniva ugualmente ammirato per il duro lavoro svolto anche se non poteva essere considerato un Buddha.

La prima fase iniziava quando il monaco si recava in una apposita valle, nella quale per mille giorni praticava meditazione ed esercizio fisico, nutrendosi esclusivamente di noci e bacche presenti nella zona. In questa fase il monaco perdeva molta massa grassa.

La seconda fase, sempre di mille giorni, vedeva il monaco impegnato in esercizi fisici e meditazione, con una dieta ancor più dura, composta da cortecce, aghi e radici. In questa fase il deperimento fisico era ancora più evidente e verso il termine della stessa il monaco iniziava ad assumere un tè a base di una pianta tossica. Questa tossina causava nausea e sudorazione, comportando una ingente perdita di liquidi. Inoltre essa, assorbita dall’organismo, era repellente per larve e insetti che, una volta compiuta la mummificazione, non infestavano il corpo.

La terza e ultima fase vedeva il monaco chiuso in una cripta in pietra, grande a malapena per permettere al monaco di mantenere la posizione del loto. Il ricambio d’aria era garantito unicamente con una cannula di bambù, mentre il monaco non poteva assumere acqua e cibo. Egli portava con sé una campanella che suonava di tanto in tanto. Quando essa smetteva di suonare gli altri monaci sigillavano ermeticamente la cripta rimuovendo la canna di bambù e attendevano altri mille giorni. Al termine di questa fase la cripta veniva aperta per controllare se la mummificazione era riuscita.

Ho letto che le ragioni scientifiche alla base di questo processo erano innanzitutto la progressiva perdita di liquidi ed altri elementi che se presenti al momento della morte del monaco avrebbero causato la putrefazione del cadavere. Inoltre la chiusura ermetica nella cripta durante l’ultima fase, creava un ambiente scevro da organismi batterici. Uno studio ha inoltre dimostrato che le acque dalla quale il monaco si abbeverava durante la prima fase nella valle erano piene di arsenico, elemento molto utilizzato in occidente nelle procedure di mummificazione.

(Fonte web T.Palamone)