UN’OPERAZIONE MOLTO SEGRETA

 

Ma andiamo con ordine.

Otto Adolf Eichmann era uno dei principali responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista.

Il suo macabro ruolo nella macchina nazista era fondamentale per la riuscita della “soluzione finale” e proprio per questo, a guerra finita, egli sapeva che non l’avrebbe passata liscia.

Grazie alla sua scarsa notorietà, nonostante l’importanza del ruolo che ricopriva, riuscì a fuggire in Argentina attraverso l’Italia come tanti altri nazisti in fuga. Era il 1950, quando approdò in Sud America sotto il falso nome di Riccardo Klement.

E’ facile immaginare che egli non ebbe problemi a crearsi una nuova vita in Argentina, presumibilmente grazie alle ricchezze accumulate negli anni precedenti in qualità di ufficiale delle SS.

Prima o poi un passo falsò avrebbe potuto rivelare la sua identità. Per sua sfortuna ci pensò suo figlio, il quale nel ’57 iniziò a frequentare una ragazza tedesca alla quale si presentò con il proprio vero cognome e con la quale si lasciò scappare qualche spiacevole affermazione pro-olocausto.

(S)fortuna volle che la ragazza in questione, di origine ebrea (della quale Eichmann junior non era al corrente) raccontasse tutto al padre.

Quest’ultimo, era un anziano uomo sfuggito all’olocausto, che collegando tutti i punti, contattò il procuratore tedesco Bauer (noto cacciatore di nazisti) il quale passò l’informazione al Mossad.

Ora, il Mossad aveva buone ragioni per le quali interessarsi ad un ex criminale nazista in totale libertà, e dunque si attivò per verificare l’identità dell’uomo.

La direzione della missione venne affidata a Zvi Aharoni, a capo dello Shabak (altra componente dei servizi segreti israeliani).

Quest’ultimo vola in Argentina nel febbraio del 1960, individua la casa di Eichmann e inizia a scattare foto da una macchina fotografica nascosta in una valigetta, mentre parla con i vicini del nazista fingendosi un rappresentate di un’azienda americana interessata ad acquistare la casa.

L’appostamento continua per molto tempo, ma alla fine il 21 marzo del 1960, l’agente sotto copertura vede Eichmann di persona per la prima volta.

Viene organizzata una squadra operativa molto variegata, comprensiva di ex sopravvissuti ai campi di concentramento.

L’obiettivo è semplice: rapire Eichmann e portarlo di nascosto in Israele per sottoporlo a processo. Non proprio una passeggiata, ma l’occasione giusta è dietro l’angolo: il 20 maggio dello stesso anno l’Argentina avrebbe festeggiato i 150 anni di indipendenza, dunque varie nazioni (tra le quali Israele) avrebbero inviato una propria delegazione.

Il primo ministro israeliano sarebbe giunto con un apposito volo “El-Al”. Proprio quel volo sarebbe dovuto essere il mezzo con il quale portare a termine l’operazione.

E’ l’11 maggio, la squadra si riunisce in un appuntamento di Buenos Aires, ognuno è camuffato con baffi e parrucche.

Il piano è chiaro: dato che ogni sera Eichamnn tornava a casa con l’autobus 203 intorno alle 19:30, viene deciso che gli agenti segreti avrebbero dovuto appostarsi nel viale di casa sua con due auto: una col cofano aperto, pronta a caricare l’ex nazista, l’altra posta a “guardia”, con a bordo un medico incaricato di narcotizzare l’obiettivo.

L’ora x è fissata per le 19:40 dell’11 maggio, con l’espresso ordine di annullare l’operazione se Eichmann non si fosse fatto vivo entro le 20:00.

Il capo dell’operazione, nonostante siano passate le 20:00 decide di aspettare. Sono le 20:05 e finalmente l’obiettivo scende dal bus e si incammina verso casa. “Un momentito, senor”, gli dice un agente: forse egli capisce di essere in pericolo, fa qualche movimento strano e quindi gli agenti lo immobilizzano repentinamente e lo caricano in macchina.

Eichmann viene portato al campo base clandestino dei servizi segreti israeliani, la sua identità viene accertata tramite le cicatrici sotto l’ascella sinistra e sullo stomaco.

Egli viene interrogato e sorvegliato 24 ore su 24 per paura che si suicidi. Occorre attendere il 20 maggio per fuggire, ma ben presto la polizia argentina si mette all’opera per trovare “Klement”, essendo palese la sua scomparsa.

In caso di irruzione della polizia nel nascondiglio, viene ordinato all’agente di guardia di ammanettarsi a Eichmann e di svelare la propria identità e quella del criminale nazista.

Fortunatamente tutto fila liscio. E’ il 20 maggio e l’aereo della delegazione israeliana arrivata in occasione del 150esimo dell’indipendenza argentina si appresta a partire per tornare in patria.

Eichmann viene travestito da steward e narcotizzato abbastanza da renderlo semi-incosciente, ma non eccessivamente da non riuscire a camminare autonomamente per non destare nell’occhio. Incredibilmente tutti passano i controlli e alla mezzanotte tra il 20 ed il 21 maggio l’aereo decolla in direzione di Israele. Questa incredibile operazione è riuscita.

Eichmann venne poi sottoposto a processo e grazie alla testimonianza di 150 sopravvissuti alla Shoah, il 15 dicembre 1961 venne condannato a morte. Fu impiccato il 31 maggio 1962.

Ci hai provato, Mr. Eichmann.

(Fonte Web T.Palamone)