RI VENNERI E DI MATTI, NE S’ACCATTA NE SI PATTI

Ri venneri e di matti, ne s’accatta ne si patti

Lo sentite anche voi questo sapore di mare misto a granita, arancini e cannoli? Perché siamo sicuri che pronunciando la frase “Ri venneri e di matti, ne s’accatta ne si patti il suono che ne è uscito fuori vi abbia catapultati direttamente nel profondo sud: la Sicilia.L’Italia è una terra meravigliosa, colma di arte e tradizione, ma soprattutto portatrice di una ricchezza linguistica impressionante ed invidiabile. Ogni regione ha un dialetto proprio che, a sua volta, si distingue per sfumature diverse di chilometro in chilometro. Soprattutto al sud, dove ha ricoperto e continua a ricoprire un ruolo determinante.

Il dialetto siculo è l’identità del suo popolo. E’ la sua cultura che viene trasmessa di generazione in generazione anche attraverso espressioni linguistiche non sempre di facile comprensione, che celano saggezza e superstizione.

Ri venneri e di matti, ne s’accatta ne si patti ne è un esempio. In italiano l’espressione si traduce letteralmente con “Di venerdì e di martedì né si fanno acquisti, né si intraprendono viaggi.”

Ma perché questa convinzione?

Secondo le credenze popolari, non è opportuno intraprendere nuove strade e nuovi progetti (di alcun genere) in questi giorni della settimana perché il martedì è il giorno di Marte, dio della guerra, mentre il venerdì è il giorno in cui furono creati gli spiriti maligni, come suggeriscono la Cabala, l’esoterismo e l’ebraismo rabbinico.

Di conseguenza, ogni iniziativa potrebbe andare incontro a condizioni sfavorevoli.

Il venerdì è anche il giorno della dea dell’amore Venere, per questo viene visto in un’accezione negativa perché influenzato dalla femminilità, che è lussuriosa e ingannatrice. Da qui, anche la variante del proverbio Ri venneri e di matti, ne s’accatta ne si patti italiana che recita “di venere e di marte né si sposa né si parte”, secondo la quale porterebbe sfortuna sposarsi di venerdì.

 

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