‘O purpo s’adda cocere cu’ l’acqua soja

‘O purpo s’adda cocere cu’ l’acqua soja

è un modo di dire napoletano molto famoso tanto da essere ormai entrato anche nella parlata popolare di tutta Italia.Questo proverbio rivela il rapporto che i napoletani hanno con il mare e viene usato nei confronti di una persona troppo sicura, di qualcuno che sta commettendo un errore e sta a indicare che prima o poi tale atteggiamento negativo si rivelerà deleterio per chi lo incorpora.

Tale detto popolare ha quindi un significato molto fatalista, quasi un monito a non intervenire prima del tempo perché chi sbaglia prima o poi dovrà scontare gli sbagli commessi e quando ciò avverrà sarà del tutto impreparato. Tale atteggiamento si trasmette quindi nella tradizione italiana verso chi sbaglia. La saggezza popolare insegna che presto o tardi i fatti daranno ragione a chi è capace di aspettare.

Questo detto può essere usato anche nei confronti dei testardi, di coloro che non “sentono”, quelli che non ascoltano i consigli poiché pensano di avere già le risposte pronte. Ebbene anche loro impareranno sulla propria pelle che chi sbaglia prima o poi si ritroverà a pagare.

O purp si cuoce con l’acqua propria è l’espressione con cui è divenuto famoso questo detto che a Napoli si dice in maniera più estesa “O purpo s’adda cocere cu’ l’acqua soja” che tradotto vuol proprio dire il “polpo si cuoce con la propria acqua e deriva dalla cucina napoletana che vuole appunto il polpo cotto solo nell’acqua bollente: per farlo bastano infatti tre calate in acqua e basta, senza spezie né altro.

Rimarrà così gommoso e dal sapore marino e verace. Nello stesso modo in cui un polpo deve esser lasciato cuocere in acqua bollente senza ulteriori aiuti così chi sta sbagliando, in un modo o nell’altro, deve esser lasciato a compiere il proprio destino senza interferenze.

Volendo entrare ancora più nell’”intimo”del detto per capirne il significato è possibile tenere a mente che questo modo di dire era spesso usato dal principe della risata Antonio de Curtis, in arte Totò, quando a teatro o in una scena sul set vedeva o sentiva qualche attore o membro della troupe non coinvolto nel progetto che stava per sbagliare qualcosa, in quel caso esclamava sempre O purp si cuoce con l’acqua propriaprima di vedere il risultato finale di unazione che già sapeva avere i tempi comici e recitativi sbagliati.

 

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