IUNCITI CU LI MEGGHIU E FACCI A SPISA PÀ VIA

IUNCITI CU LI MEGGHIU E FACCI A SPISA PÀ VIA ( O PERDICI LI SPISI)

Quanta saggezza c’è in un antico detto popolare? E negli anni, molti anni, l’intimo significato può mutare? Mia nonna era siciliana ed era una dispensatrice a gettoni di modi di dire, una vetrina su un’isola dallo splendore antico e abbagliante. Alcuni però erano un po’ ambigui.

Prendiamo ad esempio “iunciti cu li megghiu e facci a spisa pà via” (o iunciti cu li megghiu e perdicci li spisi).

Letteralmente: “frequenta le persone migliori anche se ciò comporta qualche sacrificio“. Se sei migliore di me, non mi chiedi sforzi per raggiungerti. Non devo fare il fenomeno per apparire migliore di quello che sono.

Questo può riguardare dal più banale modo di vestire, alle più consuete abitudini. Salendo di un gradino può riguardare lo stile di vita: se sei migliore di me ti adegui alle mie possibilità magari rispetto ad un aperitivo o ad una cena in un posto senza troppe pretese.

Chi è meglio di me non ha pretese, o sono io che mi creo delle aspettative? Le relazioni implicano così tante sfaccettature e aprono porte a veri e propri filosofeggiamenti, da fare possibilmente nel bar a cui tutti possiamo accedere senza fare i fenomeni, senza dover apparire nemmeno più intelligenti, più tolleranti, più buoni o più cattivi di quello che siamo.

Perché c’è un gradino ancora più alto con cui possiamo esaminare la fenomenologia del proverbio “iunciti cu li megghiu e facci a spisa pà via”: non aver paura di evolvere, non rinunciare mai a scegliere, l’omologazione non va più di moda, esprimere le proprie attitudini senza infingimenti è il top del top. Ma senza esagerare. I migliori sono quelli che non esagerano, che accolgono, includono anche ciò che è diverso: non migliore o peggiore, solo diverso.

E allora sì, per qualcuno così un piccolo sforzo vale la pena.

© copyright 2022 – tutti i diritti sono riservati.