IL COMPLEMENTO DI FINE O SCOPO

COMPLEMENTI

Nell’analisi logica, i complementi sono quegli elementi che completano la frase, aggiungendosi al ➔soggetto e al predicato (che ne costituiscono la parte essenziale) e agli eventuali ➔attributi e ➔apposizioni.

Una distinzione fondamentale è quella tra complementi diretti e complementi indiretti.

• Il complemento diretto dipende direttamente dal verbo. Rientrano in questa categoria:

– il complemento ➔oggetto

Ho comprato un libro

– il complemento ➔predicativo del soggetto

Il libro sembra bello

– il complemento ➔predicativo dell’oggetto

Tutti considerano quel libro un capolavoro

• I complementi indiretti – ovvero tutti gli altri complementi – sono collegati indirettamente (cioè tramite preposizioni) all’elemento da cui dipendono. I più comuni sono:

complemento

Troppe le regole della grammatica italiana! Le eccezioni sono infinite! Quante volte abbiamo sentito il “lamento” dei nostri studenti?  Quante volte rassegnati ad imparare a memoria poichè non ne comprendevano la logica?

Qui argomentiamo, grazie alla nostra professoressa Valeria, di alcuni errori più comuni ma di facile “mnemonica” risoluzione:

In quale delle frasi seguenti la preposizione «in» introduce un complemento di fine o scopo?

A. Mio fratello si è laureato in matematica.
B. Giulia e Carlo da febbraio vivranno in Spagna.
C. Anna e Luisa gareggiano in simpatia.
D. Veniteci in aiuto!

Soluzione

D

Il complemento di fine o scopo indica il fine, lo scopo, la meta verso cui è indirizzata una determinata azione, una condizione, una persona, una cosa. E’ introdotto dalle preposizioni per, in, da ,a di o da locuzioni come a scopo di, a fine di, ecc; risponde alla domanda: per quale fine?

È importante non confondere i complementi di fine e di causa, che possono essere entrambi introdotti dalla preposizione per.

Per esempio:

Giorgio sta studiando per l’interrogazione (qui c’è un complemento di fine: Giorgio studia perché ha lo scopo o il fine di ottenere un buon voto all’interrogazione);
Giorgio sta studiando per volere dei miei genitori (qui c’è un complemento di causa: Giorgio studia perché è obbligato dai genitori).

Un metodo efficace per distinguere i due complementi in maniera corretta è quello di osservare il rapporto temporale tra il complemento e l’azione espressa dal verbo: il complemento di causa indica infatti un fatto precedente all’azione del verbo; il complemento di fine indica invece un fatto successivo all’azione espressa dal verbo. Per capire meglio si considerino gli esempi fatti sopra: nella prima frase, l’interrogazione avrà luogo dopo che ho studiato (almeno, si spera!), quindi è il fine della mia azione; nella seconda frase, invece, prima i miei genitori hanno voluto che studiassi e poi io ho studiato, quindi il volere dei genitori è causa del mio studiare.

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