SCETATE – UNA STORIA NAPOLETANA

Storie napoletane

“SCETATE” e la suscettibilita’ del Carducci

All’inizio degli anni settanta da poco mi ero diplomato e la mattina mi piaceva indugiare un po’ nel letto ad ascoltare la radio.

Verso le nove trasmettevano un programma che si intitolava ” Voi ed io”. Il conduttore, quasi sempre un noto attore di teatro, disquisiva, tra una canzone e l’altra, raccontando aneddoti e storie a suo piacimento. Allorchè toccò a Luigi De Filippo, il figlio del grande Peppino, questi narrò un fatto che ho ancora fermo nella memoria.
Quando Giosuè Carducci, ormai, cinquantaseienne venne a Napoli nel settembre del 1891 accompagnato dalla sua allieva prediletta Annie Vivanti, una giovane avvenente ed aspirante scrittrice, che lui esibiva a mo’ di fiore all’occhiello, volle conoscere, primo fra tutti i letterati napoletani, Ferdinando Russo.
Lusingato dalla considerazione e dall’apprezzamento del vate, per festeggiare l’avvenimento, Russo invitò il futuro “nobel” e la sua dolce accompagnatrice a pranzo in un ristorante a Posillipo.
Con loro c’era una nutrita schiera di amici e di ammiratori del grande poeta.
Russo, ammaliato dalle grazie della fanciulla in fiore, non perse l’occasione per omaggiarla facendo eseguire dall’orchestrina della posteggia, lì presente, per lei, il suo recente capolavoro “Scetate”, che già aveva deliziato tutta Napoli.
La Vivanti ascoltò in estasi e, come rapita e avvinta dall’emozione, alla fine della melodia, scoppiò in lacrime.
Allora il Carducci, ingelosito, si alzò da tavola e intimò alla giovane di seguirlo. Salutò in fretta e con malcelata scortesia il Russo e non volle più rivederlo, nè tanto meno rimise più piede a Napoli.

(Foto La Posteggia al ristorante “Scoglio di Frisio” a Posillipo)

(Fonte Salvatore Batbato)