UTA DI NAUMBURG

Uta di Naumburg fu una nobildonna vissuta nella prima metà dell’XI secolo che nel 1026 sposò il quarantunenne Eccardo II, margravio di Meissen. Si sa che Uta sfuggì al rogo dopo aver affrontato un processo per stregoneria, situazione assai imbarazzante per l’austero consorte.

Circa due secoli dopo, un anonimo scultore ne realizzò una statua-ritratto per essere inserita insieme ad altre nel coro della cattedrale di Naumburg.

Germania, XIX secolo: con l’avvento del Romanticismo e della sua ideologia patriottica, che esaltava le radici e i valori nazionali, la statua gotica di Uta fu eletta a simbolo della bellezza e delle virtù germaniche.

Il suo aspetto fiero e austero si trasformò così in una sorta di icona delle virtù femminili tedesche, esplicitamente contrapposta alla pagana sensualità mediterranea delle Veneri del mondo classico.

Nel secolo successivo, quando in Germania si affermò il regime nazista, l’immagine della margravia di Meissen, rilanciata da testi, si caricò di significati ancor più aggressivamente nazionalistici, divenendo il prototipo ideale della fiera e incontaminata purezza ariana e dell’arte del popolo germanico.

Los Angeles, 1934: Walt Disney decise di realizzare il primo lungometraggio d’animazione della storia del cinema, che fu anche il primo con esseri umani come protagonisti.

La scelta cadde su Biancaneve, una fiaba popolare europea e l’équipe di disegnatori si mise al lavoro. Per Biancaneve si ispirarono a un personaggio dei fumetti americani, Betty Boop, mentre più difficile fu trovare un’idea per rendere adeguatamente il personaggio della perfida regina, ossessionata dall’essere «la più bella del reame».

Fra i disegnatori vi era Wolfgang Reitherman, figlio di immigrati tedeschi, il quale consigliò a Disney, in partenza alla volta dell’Europa in cerca di idee, di andare a vedere la statua della bella Uta a Naumburg. Fu un buon consiglio e Uta divenne il modello per la crudele ma bella regina, che, non a caso, egli chiamò Grimilde, nome di chiara assonanza germanica.

Uta però era altera e distante, ma non malvagia. Per renderla cattiva, i disegnatori le corressero la linea delle sopracciglia e delle labbra ispirandosi a una bellissima dark lady del cinema americano, l’attrice Joan Crawford.

Nel 1937, dopo tre anni di lavorazione, Walt Disney poté finalmente presentare al pubblico il suo film “Biancaneve e i sette nani”, che l’anno successivo arrivò in tutta Europa, ma non in Germania.

Infatti Joseph Goebbels, potente ministro della Propaganda di Hitler, decise di censurarlo, giudicando una beffa intollerabile per il popolo tedesco l’aver trasformato in una strega malvagia la nobile Uta, icona della bellezza ariana.

Biancaneve e Grimilde dovettero dunque aspettare la fine della Seconda guerra mondiale per fare la loro comparsa sugli schermi dei cinema tedeschi: era il 1950 e il Terzo Reich era ormai solo un (brutto) ricordo.

(Fonte FB Cripto)