ARCHIMEDE DI SIRACUSA

Archimede di Siracusa

Voglio raccontarvi aneddoti matematici più o meno noti e partirò dai matematici dell’antichità.

Anèddoto s. m. [dal gr. ἀνέκδοτος «inedito», comp. di ἀν- priv. e tema di έκδίδωμι […]La nostra professoressa Melissa ci delizierà con queste succulenti informazioni ricche di aneddotica.

Oggi ci occuperemo appunto, di Archimede di Siracusa

Archimede di Siracusa (in greco Ἀρχιμήδης; Siracusa, circa 287 a.C. – Siracusa, 212 a.C.) è stato un matematico, astronomo, fisico e inventore siciliano. Egli è a tutt’oggi considerato uno dei massimi scienziati della storia. La sua data di nascita non è certa, si ritiene sia morto all’età di 75 anni. In un suo scritto, l’Arenario, egli afferma di essere figlio di Fidia, astronomo siracusano, della madre non racconta nulla.

Ha vissuto per un periodo della sua vita ad Alessandria di Egitto, all’epoca centro culturale importantissimo. Rispetto ai sapienti dell’epoca seppe distinguersi perché era capace di applicare alla pratica le sue conoscenze. Inutile secondo lui avere le conoscenze senza esser capaci di metterle in pratica. Grazie alla sua praticità inventò, su richiesta del re Tolomeo, in Egitto, una macchina capace di aspirare l’acqua, detta vite di Archimede, che rese molto più agevole l’irrigazione dei campi durante i periodi di siccità. Al giorno d’oggi questo principio non è stato abbandonato tant’è che esistono sistemi industriali che sfruttano ancora questo principio.

Diversi aneddoti leggendari sono da ricordare relativamente alla sua vita.

ANEDDOTI

Come racconta Vitruvio, Archimede cominciò ad occuparsi di fluidi e di idrostatica perché, al suo rientro a Siracusa fu ammesso alla corte del tiranno Gerone secondo re di Siracusa. Il tiranno gli aveva chiesto di capire se la sua corona fosse tutta di oro puro o contenesse anche dell’argento. Il matematico comprese come risolvere questo problema mentre faceva un bagno, infatti quando si immerse mentre faceva un bagno, il livello dell’acqua saliva. Questa per lui fu un’illuminazione che gli permise di formulare la legge relativa all’equilibrio statico dei corpi galleggianti e l’intuizione lo rese così euforico che sarebbe uscito nudo dall’acqua esclamando “εὕρηκα” (héureka!ho trovato!).

Vitruvio racconta che il problema fu risolto calcolando i volumi della corona e di un eguale peso d’oro immergendoli in un recipiente pieno d’acqua e misurando l’acqua traboccata. In realtà non fu questo il procedimento, sia perché c’è un errore troppo grande sia perché non ha alcuna relazione con l’idrostatica sviluppata da Archimede.

Secondo una ricostruzione più attendibile, Archimede aveva suggerito di pesare la corona e un quantitativo di oro uguale in peso immersi entrambi in acqua. Se la corona fosse stata tutta d’oro la bilancia sarebbe stata in equilibrio. Invece la bilancia si abbassò dalla parte dell’oro, e quindi se né poté dedurre che la corona aveva subito una maggiore spinta idrostatica verso l’alto e quindi aveva un maggiore volume, il che implicava che doveva essere stata fabbricata impiegando anche metalli con densità minore dell’oro (come l’argento).

Un altro evento straordinario fu la costruzione della nave Siracosia, i lavori furono diretti da Archimede. Il suo varo stupì tutti i presenti, infatti date le dimensioni e il peso eccessivi tutti ritenevano che il suo spostamento in acqua sarebbe stato impossibile. In realtà il problema era superato da un complesso sistema di argani e leve architettato dal grande scienziato.

La geometria fu una delle sue maggiori passioni scientifiche. Moltissime sono le tracce dei suoi studi. Si sa che si occupò di tutte le branche delle scienze matematiche a lui contemporanee (aritmetica, geometria piana e solida, meccanica, ottica, idrostatica, astronomia ecc.) e di varie applicazioni tecnologiche.

Un altro aneddoto legato ad Archimede è relativo al suo interesse per la costruzione di marchingegni capaci di spostare grandi masse applicando piccole forze. Plutarco racconta che, contro le legioni e la potente flotta di Roma, Siracusa non disponeva che di poche migliaia di uomini e del genio di un vecchio; le macchine di Archimede avrebbero scagliato massi ciclopici e una tempesta di ferro contro le sessanta imponenti quinquereme di Marco Claudio Marcello.

La storia viene tramandata anche da Pappo di Alessandria e Simplicio, Archimede entusiasta per le possibilità date dalla nuova meccanica avrebbe esclamato

«datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo».

Relativamente all’episodio della sua morte durante la conquista di Siracusa da parte dei Romani, C’è un racconto di Plutarco nella sua “Vita di Marcello”:

“Ad un tratto entrò nella stanza un soldato e gli ordinò di andare con lui da Marcello. Archimede rispose che sarebbe andato dopo aver risolto il problema e messa in ordine la dimostrazione. Il soldato si adirò, sguainò la spada e lo uccise”.

La totale dedizione ad una questione scientifica e forse il suo atteggiamento tutto siciliano gli si rivelò fatale, a confronto con un soldato romano per niente dotato della stessa flemma.

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