PERPETUARE O PERPETRARE?

Dubbi Linguistici

Si dice “perpetuare” o “perpetrare”?

Il trucco per distinguerli.

Se si scambia così spesso il primo verbo per il secondo è senza dubbio per via della loro apparente somiglianza.
E tuttavia, soffermandoci sul loro significato e sulla loro etimologia, capiremo che la differenza tra “perpetrare un delitto” e “perpetuare una tradizione” non è poi così sottile, e impareremo un trucco per non confonderli più…

Vi è mai successo di sentir dire che, in un romanzo giallo, l’omicidio è stato perpetuato ai danni di una vecchia signora? O che uno scrittore, se figlio d’arte, ha perpetrato il mestiere di famiglia? Ebbene, in entrambi i casi si trattava di un uso improprio dei verbi “perpetuare” e “perpetrare“, che a quanto pare vengono confusi spesso.

Se capita che l’uno venga scambiato per l’altro è senza dubbio per via della loro apparente somiglianza, dal momento che solo una “u” al posto di una “r” sembra distinguere il primo dal secondo. E tuttavia, se ci soffermiamo sul loro significato e sulla loro etimologia, capiremo che le differenze tra i due lemmi non sono poi così sottili.

Partiamo da “perpetuare“, che alla lettera vuol dire “rendere perpetuo“, e quindi per estensione “far proseguire, continuare“. La sua origine è da ricondurre al latino “per” (qui inteso nel senso di un proseguimento) e a “petere”, ovvero “andare verso“. Detto diversamente, si può perpetuare una tradizione letteraria, ma non la si può mica perpetrare.

Il perché lo vediamo subito, analizzando anche il verbo “perpetrare“.

Stavolta ci troviamo davanti a un termine che indica l’atto di “compiere, commettere” un gesto negativo, illegale o deplorevole. Viene infatti dal latino “per” (qui da pensare con valore di “completamente“) e da “patrare”, traducibile come “eseguire, concludere“. Ecco spiegato come mai si può perpetrare un crimine senza per questo doverlo perpetuare in eterno.

Per distinguerli, dunque, sarà sufficiente pensarci un attimo su: in “perpetuare” la presenza di “perpetuo” è lampante, e potrà guidarci al suo uso corretto.

Basterebbe procedere per esclusione per intuire come non utilizzare il finto cugino “perpetrare“, ma se ciò non dovesse bastare.

Vi ricordiamo anche l’antica e facile espressione “patrare promissa” (“mantenere le promesse”), in cui la protagonista è la ripetizione della “r” (e non della “u”).

In tal modo, avrete sempre a disposizione un trucco rapido ed efficace su cui basarvi, e state pur certi che non perpetrerete altri errori, perpetuando piuttosto un uso accorto e consapevole della lingua italiana in ogni suo contesto.