IMMAGINARE

Immaginare (letter. imaginare) v. tr. [dal lat. imaginari, lat. tardo imaginare, der. di imago -gĭnis «immagine»] (io immàgino, ecc.). –

In genere, rappresentare alla propria fantasia persone, cose, avvenimenti in forma di immagini. Nell’unicità del suo sign. generico, il verbo ha una ricca varietà di accezioni particolari, secondo che l’oggetto concepito dall’immaginazione sia desunto direttamente dalla realtà, o sia un’interpretazione, talora erronea, di fatti reali, o sia infine creato dalla fantasia stessa. In quasi tutti i suoi sign., è assai comune, accanto a immaginare, la forma immaginarsi (cioè «immaginare a sé, dentro di sé»), che meglio esprime il carattere interiore, soggettivo, dell’attività immaginativa, astratta dai suoi rapporti con la realtà. 1. a. Raffigurare nella fantasia, dar figura concreta a un oggetto del pensiero: cerca di i. due cerchi concentrici; immagina per un momento di trovarti solo in mezzo al deserto. Più genericam., vedere con l’immaginazione: non riesco a i. ciò che succederebbe. b. Dare nella propria fantasia un aspetto determinato a ciò che non si conosce per esperienza: sono apparito a li occhi a molti che forseché per alcuna fama in altra forma m’aveano imaginato (Dante); il teatro è più grande di quanto me l’immaginavo; le grida che esplodevano da qualche istante non erano soltanto le sue e nemmeno quelle che aveva sempre immaginato come accompagnamento per la sua morte (Volponi). c. Presentare alla fantasia l’immagine di cosa realmente esistente, cercando d’indovinarne i probabili aspetti: ripensando alla casa lontana, s’immaginava il giardino già tutto fiorito; te lo immagini vestito da Pulcinella? Anche riguardo a sentimenti altrui: è facile i. la sua gioia; immagino ciò che avrà pensato di noi. O riguardo a cose future: m’immagino già quello che ci attende. d. Molto spesso, soprattutto nel linguaggio fam., il verbo, nel suo sign. generico, è usato con enfasi, per dare vivacità e colorito a una narrazione: immaginarsi come dev’esser rimasto!; immagina se potevo rifiutare un’offerta simile!; immaginatevi che ho avuto la forza di ascoltarlo per ben due ore!; me l’ero immaginato, per dire che una cosa s’era prevista e che perciò non sorprende quanto dovrebbe, o ci trova già rassegnati. In frasi col verbo potere (o con esser possibile), esprime efficacemente l’idea della totalità, del limite massimo, del grado superlativo: ho sofferto tutte le umiliazioni che si possono i., cioè ogni sorta di umiliazioni; è la gioia più grande che si possa immaginare. Spec. in frasi negative: non si può i. nulla di più meraviglioso; non è possibile i. spettacolo più terribile; chi non c’è stato, non può i. la bellezza di quel paesaggio; non puoi i. quanto mi dispiaccia. In alcuni casi, il sign. del verbo è dato dal tono stesso della frase: puoi i. che accetterò, puoi esserne ben sicuro; immàginati se è capace di tanto, per dire, con ironia, che non lo si crede affatto capace. Usato assol., s’immagini! e sim., come risposta, è modo cortese per negare quanto altri dice: «Disturbo?» «S’immagini!» (cioè: ma le pare!, ma si figuri!, tutt’altro!); «Non sei dunque in collera con me?» «Immàginati!». Talora equivale a una calorosa risposta affermativa: «Posso entrare?» «S’immagini!»; «Allora, possiamo contare su di te?» «Immaginatevi!». 2. a. Rappresentare alla mente immagini fittizie, trasferirsi con la fantasia in una situazione irreale: immaginarsi paesi di sogno; si abbandonava alle sue fantasticherie immaginando di vagare negli spazî astrali. b. Creare per opera di fantasia: molti si sono imaginati republiche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero (Machiavelli); gli antichi immaginarono divinità con forme e attributi umani. c. In partic., creare nella fantasia immagini o situazioni assunte come materia di un’opera d’arte: l’Ariosto immagina che Astolfo salga con l’ippogrifo nella luna; i. l’intreccio di una commedia. Usato assol.: E s’io avessi in dir tanta divizia Quanta ad imaginar (Dante). 3. Ideare, inventare, escogitare con la mente idee da tradursi in pratica (in questo sign., non è usata la forma immaginarsi): i. nuovi sistemi di lavoro, un metodo più rapido di calcolo, mezzi più sicuri di guadagno; ha tentato tutti gli espedienti che si potevano i.; chi ha potuto i. un ordigno così infernale? 4. Concepire con l’immaginazione cose di cui non si ha cognizione diretta, interpretando per mezzo di induzioni e di congetture la realtà in modo più o meno veritiero, con l’opinione tuttavia di essere nella verità. In questo campo semantico, ha sign. affini ad altri verbi sinonimi, con cui può essere sostituito; ma, includendo sempre l’idea di una trasformazione del contenuto del pensiero in immagine quasi visiva, ha, rispetto a quei verbi, un valore meno astratto: a. Intuire: vedendo che tardava, immaginai subito che qualche cosa era successo. b. Ritenere, credere, pensare: (m’)immagino che vorrai scherzare; immagino che non l’abbia fatto apposta; non mi sarei mai immaginato che fosse tanto egoista; le cose non stanno proprio così come voi le immaginate. c. Supporre: non ne sono certo ma me lo immagino; non immaginavo neanche lontanamente che la faccenda si risolvesse così presto; immagino che debba costare molto. In partic., supporre falsamente: questo te lo sei immaginato tu! (in questa accezione, e nella seguente, sempre con la particella pron., immaginarsi). d. Illudersi: s’immagina di essere un grand’uomo; forse s’immagina di poter riuscire; chissà che cosa s’immaginavano di trovare! 5. Sostantivato, indica in genere l’attività dell’immaginazione, sia che questa cerchi di dare un’interpretazione, esatta o inesatta, di fatti reali, sia che, astraendo dalla realtà, si volga alla contemplazione di un mondo ideale: tu stesso ti fai grosso Col falso imaginar (Dante); a noi ti vieta Il vero appena è giunto, O caro immaginar (Leopardi).

(Fonte Treccani)