GIRI DI PAROLE

Parola
pa-rò-la

SIGNIFICATO

Segmento organico indivisibile di suoni, che abbia significato anche da solo, con cui l’uomo comunica

ETIMOLOGIA

dal latino parabola ‘similitudine’, parabolé in greco, che è dal verbo parabàllo ‘confronto, metto a lato’.

La parola, astrazione simbolica, nasce accanto all’oggetto o all’azione che rappresenta. Nella realtà esterna, di per sé, è un suono, al massimo è un carattere tracciato su un supporto:è un significante che porta un significato. Si tratta di un’unità universale, presente in ogni lingua umana formalizzata, vero e proprio atomo comunicativo – e in quanto tale spesso, nella nostra lingua, citata come prototipo di questo atomo, nella sua piccolezza e nella sua profondità: mettere una parola buona, dare la mia parola, dirò solo un paio di parole.

Ma non è solo questo. La parola, come ogni allegoria e metafora, non è mera descrizione, ma è un’entità creativa – scegliendola si sceglie e genera una realtà

(Fonte https://unaparolaalgiorno.it/significato/parola)

 

«Le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi »
(Alessandro Manzoni, da I promessi sposi)

«Colui che potendo dire una cosa in dieci parole ne impiega dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni»
(Giosuè Carducci)

«Per ogni cosa ci sono due parole, una che ingrandisce e una che rimpicciolisce »
(Robert Louis Stevenson)

«Parole, soldatini in riga nel vocabolario, sempre arruolabili per ogni tipo di guerra»
(Beno Fignon)

 

Oggi con la nostra professoressa Valeria , argomenteremo di:

 

“Chi si nasconde dietro questi giri di parole“?

 Chi è o che cos’ê…  

  1. un vitellone?
  2. l’amico del giaguaro?
  3. un’anatra zoppa?
  4. L’araba fenice?
  5. l’asino di Buridano?
  6. il canto del cigno?
  7. un brutto anatroccolo?
  8. le zebre?
  9. un cane sciolto?
  10. un barbagianni?
  11. un pulcino bagnato?
  12. un capro espiatorio?

 

Soluzioni  

  1. Un giovane di provincia sfaccendato, che rimanda sempre il momento di prendersi responsabilità e crescere (dal titolo del film di Federico Fellini, I vitelloni, del 1953).
  2. Chi, invece di appoggiare un amico, sta dalla parte dell’avversario (in origine la frase indicava chi, discutendo di una spedizione di caccia grossa, prendeva le difese della preda, in questo caso un giaguaro, contro il cacciatore).
  3. Una persona inefficiente, incapace (l’espressione viene dal linguaggio giornalistico, ed è la traduzione dell’inglese lame duck).
  4. Una cosa o persona irreale, introvabile o molto rara (la fenice, nel mito classico, era un uccello favoloso, che viveva in Arabia e ogni cinquecento anni si dava fuoco su un rogo per poi rinascere dalle proprie ceneri).
  5. Una persona che si trova di fronte a due alternative e non sa scegliere (l’espressione deriva da un paradosso attribuito al filosofo francese Jean Buridan, vissuto tra il 1295 e il 1361, secondo cui un asino, di fronte a due mucchi identici di fieno, non riesce a scegliere a quale accostarsi e muore di fame).
  6. L’ultima opera importante di una persona prima della morte, specialmente con riferimento a un artista (l’espressione è nata da un’antica leggenda secondo la quale il cigno, prima di morire, emetterebbe un canto melodioso).
  7. Una persona che si sente discriminata, rifiutata dagli altri per la sua bruttezza o per un senso di inferiorità (dal titolo  di una famosa favola di Hans Christian Andersen, in cui si racconta di un brutto anatroccolo respinto da tutti, finché si trasforma in uno splendido cigno bianco).
  8. Il passaggio pedonale delimitato da strisce bianche sul fon do scuro dell’asfalto (per la somiglianza con il manto delle zebre).
  9. Una persona non allineata alle posizioni di un gruppo, che opera svincolata da qualsiasi corrente o organizzazione l’espressione fu coniata nel 1960, durante il governo presieduto da Fernando Tambroni, che per radunare voti li andò a cercare tra i parlamentari non allineati, detti appunto, da allora in poi, cani sciolti).
  10. Un uomo sciocco, balordo, credulone (l’uso del termine è nato forse dallo sguardo fisso di questo uccello, collegato con l’espressione ottusa di chi capisce poco. In ogni caso la parola è composta da barba, che nell’Italia settentrionale significa “zio”, e dal nome Gianni, quindi scherzosamente significa zio Gianni).
  11. Una persona impacciata, timida, a disagio. L’espressione fa riferimento all’aspetto che il pulcino ha alla nascita, e spesso è usata per indicare un giovane inesperto che deve affrontare situazioni nuove.
  12. Una persona che paga per gli errori commessi da altri (l’espressione deriva dalla tradizione religiosa ebraica, che prevedeva l’uccisione di un capro – il maschio della capra – come sacrificio a Dio per ottenere il perdono delle colpe commesse da chi faceva l’offerta).

 

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