Apologia della Uallera!

Uallera o Guallera che dir si voglia, ha una derivazione dal termine arabo “wadara” (propriamente tradotto ernia) e si riferisce in particolar modo all’ernia scrotale quando raggiunge la sua fase di rigonfiamento massimo provocando notevoli fastidi.

A Napoli non passa un giorno che venga nominata! Tale parola assume, infatti, diversi significati nell’interloquio dialettale e qui analizzeremo quelli più utilizzati:

1) “Si na uallera”

Dipende dal contesto in cui è utilizzata e può indicare:

  • una persona abulica, annoiata, indolente, senza propositività e refrattaria a qualsivoglia stimolo.
  • una persona “moscia”, incredibilmente lenta. Spesso tale accezione la si sente utilizzare nei riguardi di veicoli lenti che ci precedono nel traffico ma anche verso calciatori super-lenti che ritardano sempre i tempi di giocata.

2) “Tenere la uallera”

Anche le donne possono “tenere la uallera”! Qui non c’è disciminazione, non c’è riferimento al possedere o meno la sacca scrotale, quindi essere maschi.

Tale accezione di significato è usata, sovente, per definire una situazione momentanea di apatia, di mancanza di dinamismo. Da non confendere le due accezioni “essere una uallera” e “tenere la uallera”: la prima è una sorta di categoria intima, dello spirito e della propria personalità, mentre la seconda delinea una situazione temporanea di apatia, di poca forza e determinazione nel compiere un’azione: ad es. “stamane tengo la uallera” significa che ci si è svegliati con poca energia e con nessuna volontà di portare avanti alcuna eventuale commissione

3) “M’haje abbuffat’ ‘a uallera”

Tecnicamente significa mi stai gonfinado l’ernia! Ricevere un tale imperativo denota che la pazienza dell’interlocutore è praticamente finita: abbiamo superato ogni limite! E’ rivolta spesso agli indiscreti, ai molesti, ai saputelli, ai petulanti.

4) “Par’ ‘a uallera”

Utilizziamo tale espressione per rimproverare al prossimo un errato e maldestro comportamento. Ad esempio ad un tizio che fa cadere un oggetto involontariamente causando danni di poco conto possiamo apostrofarlo con “par ‘a uallera” proprio a sottolineare  l’azione sciocca appena commessa.

5) “M’haje fatt’ ‘a uallera”

Meno grave della precedente espressione già analizzata (“abboffare la u.”), ha significati, infatti, più “distesi”. Spesso l’espressione è utilizzata per per riferirsi, ad esempio, a programmi televisivi soporiferi e tediosi, ed anche a persone stancanti. Il “m’haje fatt’ ‘a uallera” è una pena temporanea che si infligge al soggetto “auallariante”, non una condanna a morte!

Accezione positiva

Vi è anche un’accezione più positiva legata al termine. Può indicare, infatti, un piacevole oziare (nel senso dell’ozio creativo degli antichi latini).

 

Abbiamo visto, in sintesi, che l’utilizzo del termine assurge quasi una forma poetica che solo nella città di Napoli raggiunge la propria massima sublimazione!

 

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