ANACOLUTO

Figure retoriche: l’anacoluto, un “errore” letterario. Esempi e differenza con l’iperbato

L’anacoluto è una figura retorica basata su un errore di sintassi, caratteristica che non le ha impedito di risultare molto apprezzata ai grandi nomi della letteratura italiana. Vediamone quindi il significato e alcuni esempi, sia letterari sia nel campo dei proverbi.

E’ una figura retorica che consiste nella rottura del nesso sintattico all’interno di un periodo. Si riconosce perché, quando viene pronunciato, all’ascolto l’impressione è che qualcosa nella frase “non torni”: uno o più elementi infatti non sono espressi nel corretto accordo grammaticale.

Come al solito ci si può fare un’idea più chiara del significato dell’anacoluto esaminandone l’etimologia: “anacoluto” deriva dal greco anakólouthon, che si può tradurre con l’espressione “che non segue”. All’interno della frase infatti c’è un elemento che non segue la sintassi che caratterizza il resto del periodo.

Il tipo di anacoluto più frequente ha uno schema preciso: nella prima parte della frase viene evidenziato il soggetto logico della frase, ma questo non concorda con ciò che gli fa seguito:

“Io, la mia patria or è dove si vive” (G. Pascoli, Romagna)

Con questo tipo di anacoluto i periodi iniziano quindi con un soggetto che poi di fatto cambia nel corso della frase. Per quanto la rottura sintattica risulti evidente, gli anacoluti hanno comunque la caratteristica di risultare chiari nel loro significato; per questa ragione si tratta di una figura retorica che è stata molto utilizzato in passato, sia nell’italiano scritto che nel parlato. Eccone alcuni esempi:

L’anacoluto in letteratura

Nonostante l’anacoluto sia a tutti gli effetti una figura retorica basata su un errore grammaticale, è stato spesso utilizzato nella storia della letteratura italiana per ragioni stilistiche, come in alcuni testi di retorica, ma anche per la sua forza espressiva.

L’intento degli scrittori che la utilizzano è di solito quello di imitare il linguaggio parlato, il flusso di coscienza, oppure dare l’idea che il discorso sia pronunciato da una persona confusa.

Uno degli scrittori che ha spesso utilizzato l’anacoluto è Alessandro Manzoni, e infatti si trovano molti esempi di questa figura retorica proprio nel testo dei Promessi Sposi:

“quel birbone che, se non fosse stato lui, Lucia sarebbe mia, da venti mesi”

“un religioso che, senza farvi torto, val più un pelo della sua barba che tutta la vostra”

“Quelli che moiono, bisogna pregare Iddio per loro, e sperare che anderanno in un buon luogo”

“Chi non ne avesse idea, ecco alcuni squarci autentici”

“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”

“Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto”

“Non sapete che i soldati è il loro mestiere di prender le fortezze?”

Ma Manzoni non è l’unico scrittore che ha apprezzato il particolare effetto che risulta da tale figura retorica; ecco altri esempi celebri:

“Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole”. (G. Verga, I Malavoglia)

“Calandrino, se la prima gli era paruta amara, questa gli parve amarissima”. (G. Boccaccio, Decameron)

“La luna, bisogna crederci per forza”. (C. Pavese, La luna e i falò)

“Mi pasco di quel cibo, che solum è mio, e ch’io nacqui per lui”. (N. Machiavelli, Lettera a Francesco Vettori);

“…
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
…”
(U. Foscolo, A Zacinto)

L’anacoluto nei proverbi

Data la somiglianza della struttura dell’anacoluto alla lingua parlata,  in cui spesso si inizia una frase e poi la si modifica mentre la si pronuncia, è facile rintracciarlo anche all’interno di proverbi, come per esempio:

  • Tanti galli a cantar non fa mai giorno
  • Mangia che ti fa bene
  • Chi le tocca son sue
  • Non è villano perché in villa stia, ma villano è chi usa scortesia
  • Chi s’aiuta, Iddio l’aiuta
  • Chi pecora si fa, il lupo se la mangia

Differenza con l’altra figura retorica dell’ iperbato

L’anacoluto potrebbe essere facilmente scambiato con l’iperbato. L’iperbato infatti è una figura retorica che consiste nell’invertire l’ordine con cui solitamente si dispongono gli elementi della frase, nello specifico separandone due che normalmente sono connessi, come accade per esempio in questo verso dell’Orlando Furioso:

“io parlo de’ begli occhi e del bel volto, che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto.”

Come fare quindi a distinguerlo dall’anacoluto?

Semplice: nell’iperbato non si manifestano errori grammaticali, né sintassi sconnessa. Quindi anche se nell’iperbato l’ordine delle parole diverso dal solito può destare qualche sospetto, la concordanza corretta tra verbo e soggetto e gli altri elementi della frase fuga il dubbio che si possa trattare di un anacoluto.

(Fonte bit.ly/3Dl66VS)