UN’OPERA INVISIBILE…MA NON TROPPO!

Venduta per 15 mila euro l’opera invisibile di Salvatore Garau

La scultura, denominata “Io sono”, è immateriale (un’opera invisibile…)

Io sono

 

 

 

 

 

 

 

“Come la musica, il canto o la preghiera ci aiutano a vedere ciò che non vediamo, così anche solo un titolo è sufficiente per farci vedere e percepire un’esistenza”. Una frase, quella dell’artista Salvatore Garau, classe 1953, originario di Santa Giusta, nell’oristanese, che la dice lunga sul modo d’intendere le creazioni artistiche. Le sue sono “immateriali” ed una di queste, denominata “Io sono”, una scultura, è stata messa all’asta e venduta per 15mila euro da Art-Rite una delle case d’aste italiane specializzata in arte contemporanea. L’arte immateriale, per quanto strano possa sembrare, è arte a tutti gli effetti. Il concetto non è nuovo: già nel 1917 Marcel Duchamp presentò un comune orinatoio, chiamato “Fontana”, definendolo “capolavoro artistico”.

READY MADE

Nacque così il “ready made”, concetto per il quale qualunque oggetto di uso comune diventa arte se è un artista ad affermarlo. Ora è la volta del vuoto.

“Io sono” è una scultura immateriale, non ha consistenza, non è visibile. E’ una scultura è di circa 150 x 150 centimetri che va collocata in uno spazio libero da ogni ingombro, preferibilmente all’interno di un’abitazione privata. Un vuoto che, secondo l’artista, rappresenta la nostra società, il nostro tempo, la fugacità dei nostri giorni e che racchiude in sé anche la fede in ciò che non vediamo o tocchiamo. Inutile dire che ha un impatto ambientale pari a zero e non può essere replicata.

IN BUONA SOSTANZA

Chi ha acquistato l’opera all’asta lo scorso 18 maggio, in buona sostanza ha portato a casa, a livello fisico, il solo certificato di garanzia, che testimonia l’archiviazione dell’opera e che rappresenta l’unico elemento visivo presente nel catalogo dove, al posto della tradizionale immagine di un dipinto o di una scultura, è riprodotto uno spazio bianco assoluto.
“Il buon esito dell’asta – commenta Garau – testimonia un fatto inconfutabile. Il vuoto non è altro che uno spazio pieno di energia, e se anche lo svuotiamo e resta il nulla, secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg quel nulla ha un peso. Ha quindi energia che si condensa e si trasforma in particelle, insomma in noi. Nel momento in cui decido di esporre in un dato spazio una scultura immateriale, quello spazio concentrerà una certa quantità e densità di pensieri in un punto preciso, creando una scultura che dal solo mio titolo prenderà le più svariate forme”.

La prima opera immateriale di Salvatore Garau,

“Buddha in contemplazione”, un vuoto che si ritrovava all’interno del perimetro tracciato in Piazza della Scala a Milano, aveva fatto discutere di sé nello scorso febbraio. “Non importa che sia visibile o non visibile – spiega l’artista – questa forma generata col pensiero adesso è qui, sopra il quadrato bianco, ormai esiste e resterà in questo spazio per sempre e il tempo non potrà deteriorarla. Il concetto della mia scultura si discosta completamente dall’ironia e dalla provocazione dell’Aria di Parigi (Marcel Duchamp) o dai palloncini con l’aria d’artista (Piero Manzoni). L’assenza della materia è un atto d’amore verso il non conosciuto e il mistero al quale quasi l’intera umanità si affida. Nessuno ha mai visto il proprio Dio, ma non importa, la fede compone l’immagine”.

(Fonte bit.ly/34DeTQt)