PONTIANAK, IL FANTASMA VAMPIRO

PONTIANAK, IL FANTASMA VAMPIRO

Pontianak è la capitale della provincia indonesiana della Kalimantan Occidentale, una delle quattro province indonesiane del Borneo.

Pontianak ha anche la particolarità di essere posizionata proprio sulla linea dell’equatore.

Pur avendo oltre 550.000 abitanti, sinceramente non credo di averne mai sentito parlare prima di essermi interessato ai miti malesi.

È proprio grazie a quella che molti considerano una perdita di tempo che ho allargato le mie conoscenze, ma io qui non voglio certo parlarvi di geografia: la città di Pontianak è chiamata così perché le è stato dato il nome di una creatura malvagia che si dice abbia perseguitato il primo sultano che vi si stabilì.

Il pontianak è una creatura che noi conosciamo poco, ma è al centro del folclore di Malesia, Indonesia, Bangladesh, India e Pakistan; ha diversi nomi a seconda delle zone, ma normalmente gli altri che assume sono “matianak”, “kuntilanak”, “churel”, o “churayl”.

Secondo le leggende il pontianak è un fantasma-vampiro femminile generato da una donna che partorisce un figlio morto; molti lo confondono con il “lang suir”, che sarebbe un altro spirito, generato da una donna morta di parto. Oggi comunque gli stessi malesi e indonesiani tendono a confondere le due figure.

Il pontianak è solitamente raffigurato come una donna di carnagione scura con lunghi capelli neri, occhi rossi e un lungo abito bianco macchiato di sangue; si crede però che possa assumere l’apparenza di una bellissima ragazza per attirare gli uomini, o di una bestia mostruosa per spaventare cani e altri animali domestici.

Qual è lo scopo del pontianak?

Terrorizzare la gente dei villaggi, aggredire uomini e donne che danno poca importanza alla vita, soprattutto a quella dei bambini, e addirittura uccidere coloro che trattano in maniera superficiale le persone bisognose in strada.

Non a caso questo spettro-vampiro apparirebbe di notte lungo strade di periferia, dove spesso bambine e bambini si prostituiscono per pochi spiccioli o addirittura vengono abbandonati a sé stessi.

Assumendo l’aspetto di una giovane ragazza dalle forme generose e dallo sguardo provocante attirerebbe gli sventurati a lato delle strade, spesso ai margini di piccoli boschi, dove si trasformerebbe in una brutta e terrificante megera con denti affilati e li aggredirebbe con i suoi artigli affilati uccidendoli e mutilandoli.

Nel folclore malese il pontianak solitamente apparirebbe nelle notti di luna piena e si avvertirebbe la sua presenza perché da bordo strada si sentirebbe il pianto sommesso di un bambino.

Se il grido è mesto significa che il pontianak è vicino, e se è forte allora lo spirito lontano; analogamente nei pressi dei centri abitati se si sente un cane che abbaia vivacemente di notte senza apparente motivo significa che il pontianak è molto lontano, ma se un cane guaisce spaventato allora il pontianak è nelle vicinanze.

La sua presenza sarebbe anche svelata a volte da una fragranza floreale subito seguita da un terribile tanfo di morte.

Le vittime del fantasma-vampiro verrebbero uccise in maniera atroce: il pontianak perforerebbe il loro stomaco con le sue unghie affilate e divorerebbe i loro organi strappandoli con le mani.

Si dice che non uccida a caso, ma che segua le sue vittime fino a casa e le riconoscerebbe annusando la biancheria stesa fuori durante la notte.

Per questo motivo alcuni malesi rifiutano di lasciare qualsiasi vestito fuori casa durante la notte.

Si crede anche che nutra una certa invidia per le donne incinte o che hanno appena partorito: per la rabbia non aver potuto crescere il proprio figlio, il pontianak aggredirebbe le donne prossime al parto che si attardano per strada dopo il tramonto e si infiltrerebbe nelle case dalle finestre aperte per succhiare il sangue dei neonati.

Il pontianak, non si sa per quale motivo, è associato agli alberi di banane, tanto che si pensa che l’entità durante il giorno risieda nel loro tronco.

Ancora oggi questa credenza porta molti bambini e giovani madri ad allontanarsi dagli alberi di banane o ad avvicinarsi solamente se armati di un machete con cui incidere i tronchi e scongiurare l’uscita dello spirito.

Da queste terribili creature comunque ci si può anche difendere.

Si crede ad esempio che odino le spine in generale e per questo i malesi spesso mettono delle rose o rami spinosi attorno alle culle dei neonati; un altro metodo per renderle inoffensive è piantare un chiodo nella loro nuca se si incontrano per strada: in questo modo il pontianak si trasformerebbe in una bella donna e una buona moglie finché il chiodo non verrà rimosso.

Alcune leggende affermano anche che se si legasse un filo rosso dall’albero di banana dove risiede il pontianak e un altro filo preso dalla stessa matassa ad un piede del proprio letto, il pontianak sarebbe legato alla volontà di quella persona fino a che uno dei due fili non si sleghi o venga rimosso.

Ancora oggi ci sarebbero numerosi avvistamenti del pontianak in tutto il sud-est asiatico, di cui addirittura un video girato dalla polizia malese nella città di Bentong; io però mi fermo qui perché come al solito prendo le distanze dalle più recenti “prove schiaccianti” messe in rete da persone in cerca di un po’ di fama.

(Fonte FB I misteri del mondo)