MOMENTO CURIOSITÀ – LIMULO 

L’animale che ha salvato più vite umane non è il coraggioso piccione viaggiatore, il leale cavallo o il fedele cane, ma la specie più antica ancora vivente sul pianeta:

il “Limulus polyphemus”.
L’industria farmaceutica, infatti, utilizza una sostanza estratta dal suo sangue in un test, detto saggio del lisato di amebociti di limulus o LAL, che verifica l’assenza di microbi nocivi in farmaci, vaccini o dispositivi medici come i reni artificiali (come anche nell’acqua e in materie industriali).
Il limulo è un artropode marino della classe dei Merostomi, il cui corpo è protetto da una corazza rotondeggiante a forma di ferro di cavallo, che si prolunga in un lungo aculeo caudale. Per i predatori è difficile rovesciarlo per esporre il ventre molle: è stato, quindi, il suo guscio liscio e ricurvo ad averlo aiutato a sopravvivere così a lungo.
I limuli, infatti, sgambettano immutati lungo le coste atlantiche dell’America e nei mari del Sudest asiatico dall’era Ordoviciana, 445 milioni di anni fa!
Niente male per un animale che assomiglia ad un elmetto o ad un mouse stravagante.
I limuli vivono nelle acque marine costiere poco profonde, che sono spesso inquinate: un litro di quell’acqua può arrivare a contenere oltre mille miliardi di batteri tossici.
Se riescono a sopravvivere, in assenza di un sistema immunitario, e privi della capacità di sviluppare anticorpi per combattere le infezioni, è grazie alla presenza nel loro sangue di un reagente in grado di neutralizzare virus e batteri coagulandosi attorno ad essi.
Ed è proprio questa particolare proprietà che viene sfruttata per il LAL. Per riconoscere la presenza di eventuali endotossine batteriche nei prodotti farmacologici (e più in generale nell’acqua e in qualsiasi cosa destinata a usi medici o industriali), per assicurarsi che farmaci o impianti siano sterili, non contaminati, basta esporli al LAL: se non coagulano sono a posto, superano il test.
A differenza del sangue umano, quello (prezioso) dei limuli non contiene l’emoglobina, che usa il ferro per trasportare ossigeno, ma l’emocianina, che usa il rame.
Di conseguenza, a contatto con l’aria diventa blu a causa dell’ossidazione dell’emocianina.
Per ottenerne il sangue, che si vende a circa 15.000 dollari al litro, i limuli vengono prelevati e “munti” invece che uccisi. Se ne raccolgono fino a un migliaio a settimana, a mano, da piccole barche con un rastrello per vongole, e li si conduce vivi in laboratorio, dove vengono inseriti alcuni aghi in prossimità del loro cuore per estrarre il 30% del loro sangue. Successivamente, vengono riportati in mare: il limulo impiegherà circa una settimana per riprendersi e recuperare la quantità di fluido ematico estratta, ma, purtroppo, il 10-30% degli esemplari rimessi in acqua non sopravvive, morendo per dissanguamento.
Il “salasso” viene eseguito una volta l’anno e il sangue viene liofilizzato e spedito in tutto il mondo.
Oltre a possedere un sangue straordinario, che ora sappiamo essere in grado di individuare perfino la meningite e il cancro (il medesimo test viene utilizzato per individuare cellule tumorali), i limuli sopportano anche il caldo e il freddo estremi e possono sopravvivere per un anno senza mangiare.
E anche quando lo fanno (mangiare, intendo), sono decisamente originali.
Sotto la corazza si muovono le 8 zampe dotate di spine che convergono verso il centro del corpo, dove si trova la bocca: servono per masticare.
In altre parole, i limuli possono mangiare solo mentre camminano.
Inoltre, hanno dieci occhi.
Il che è un po’ paradossale se si pensa che Polifemo, il gigante della mitologia greca di cui portano il nome, di occhi ne aveva uno solo.

(Fonte FB Prof Vincenzo Giordano)